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Commenti, resoconti e risentimenti

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28/05/2012 via email

Ciao Roberto
qui di seguito le foto fatte durante il Trail del Monte Soglio 2012
Purtroppo la Nebbia non ha favorito la bellezza delle immagini.
Le foto all'arrivo sono fatte dall'ORCO Vittorio Duregon
https://picasaweb.google.com/110095846966783460961/20120527TrailDelMonteSoglio#

E di seguito Il racconto della tua gara dell'OrcoPinoR ...un vero spasso

http://gliorchi.blogspot.it/2012/05/trail-del-monte-soglio-27-maggio-2012.html

Complimenti per la tracciatura del percorso...perfetto
Grazie di tutto 
Ruisi Pino
W GLI ORCHI

28/05/2012 via email

Ragazzi .... complimenti a tutti per il Trail.
Organizzazione impeccabile ... ineccepibile sotto ogni punto di vista.
Macchina organizzativa "devastante", assistenza lungo il percorso veramente incredibile ...
ancora un grazie a chi era lungo il percorso ... specialmente nei tratti "ALTI" dal Soglio all'UIA e poi a scendere al Peretti Griva
Anche sul lato "coriese" impegno notevolissimo e gran partecipazione
BRAVI BRAVI BRAVI TUTTI
Complimenti !!
ciao

Alberto Genisio        

28/05/2012 via email

Sono Enrico Stivanello, ho partecipato al giro corto del vostro Trail. Bella Gara! Bravi! Mi sono stupito,favorevolmente, per la vostra attenzione nel controllare certificati medici ed equipaggiamento gara dei partecipanti al trail(senza road book non si parte...in una gara di 25 km?)

Raccomanderei la stessa attenzione nel controllare la zona dove gli atleti dormono,si cambiano e appoggiano le proprie cose. Visto che dalla palestra e' sparito uno zaino gara raidlight  e un impermeabile camp costoso.

Svegliarsi alle 4:30 di domenica mattina, percorrere in macchina circa 300km, per ritornare a casa con  150€ di "roba"in meno non e' male. E' UNA BELLA DOCCIA FREDDA!

28/05/2012 via email

Ciao  a tutti

 ieri ero alla corsa (gir curt) per la prima volta senza giri di parole (tanto tutto è perfettibile) : sono stato bene e faccio i miei complimenti all'organizzazione e un grosso grazie a tutti i volontari presenti lungo tutto il percorso e alla base  una cosa ho notato : che quasi sempre c'era una parola di incoraggiamento o un sorriso da parte loro 

BRAVI

Ivano

28/05/2012 via email

a malincuore dopo avervi fatto un ottima pubblicità quest anno non ci siamo trovati bene come le scorse volte, poco organizzata la pro loco x la cena, stesso menu a pranzo, docce fredde, personale della protezione civile non sicuramente attento al lavoro molto responsabile che devono eseguire e alcuni addetti della croce rossa svogliati, detto questo per crescere e non sicuramente per criticare queste manifestazioni estremamente difficili da organizzare volevo solamente chiedere dove si scarica la classifica, grazie

franco

28/05/2012 via email

Ciao Fede.

Volevo rinnovare i miei più sentiti ringraziamenti a TUTTO il gruppo (organizzatori, associazioni, gruppi di volontari, alpini, semplici volontari, e tifosi tutti) che ci ha permesso di vivere questo bellissimo Trail.

Davvero un ottimo percorso, ottimi ristori, ottima organizzazione.

Avete fatto veramente un bel lavoro.

COMPLIMENTI

Luca

28/05/2012 via email

Buongiorno,

volevo farvi davvero i complimenti per come avete organizzato il trail. Pensando al breefing pre gara dove avete annunciato possibili carenze organizzative in quanto "principianti" devo dire che l'organizzazione era ottima, i volontari disponibilissimi, il percorso segnato alla perfezione e i ristori forniti in maniera impeccabile.

Il tratto Bivio per Rifugio Alpe Soglia, Alpe dell'Uja, Colle della Croce d'Intor era INDICATO alla perfezione e la presenza di volontari e delle guide alpine sul percorso era decisamente adeguato.

Sullo stesso tratto però devo dire che:

1) nel breefing lo avete descritto come "sentieri non molto battuti ma recentemente ripristinati" mentre in molti punti i sentieri non ci sono proprio, in altri è visibile un lavoro di scavo recente ma non accurato in quanto non è stato previsto drenaggio con contropendenza o pietrisco. Sta di fatto che non si può definire quel tratto come "su sentiero" ma andrebbe definito "fuori sentiero ma perfettamente segnato".

2) Ho fatto questa considerazione ad una delle guide alpine sul tratto Uja-Crove d'intor dicendo che se lo avessi saputo avrei messo una scarpa più rigida e più strutturata sulla caviglia. La guida ha guardato le mie scarpe e ha convenuto che erano del tutto inadatte e pericolose su quel tratto ( Brooks Cascadia).

3) è un tratto poco adatto a sopportare il passaggio di molte persone in quanto misto fango lastroni di pietra che si imbrattano subito diventando scivolosissimi

Tutto questo non è stato indicato sulla documentazione in modo chiaro. La documentazione e il breefing soprattutto hanno fatto riferimento a tratti esposti, ripidi e recentemente ripristinati o a passaggio singolo stretto. Tutte queste definizioni vanno bene ma manca quella sostanziale: NON si tratta di sentieri.

Sarebbe stato sufficiente, anche per un discorso di responsabilità vostra, dire: fuori sentiero o su traccia appena accennata, tratto non adatto alla corsa veloce e che richiede una scarpa adatta a quel fondo.

inoltre:

Peretti-Fontanile

Non potete descriverla come una discesa sui prati. L'erba c'è ma di fatto anche qui il sentiero consiste in tratti scavati dall'acqua e con molte rocce semi coperte che non consentono una corsa veloce in discesa. Basta dirlo.

Ultima cosa che riguarda il NON buon senso dei concorrenti

Uso delle racchette. Posso capire che nel tratto Monsuffietto-Audi possano servire ma alla partenza e fino al Monsuffietto sono del tutto inutili e un sacco di persone le usano senza saperle usare e senza rispetto per chi hanno attorno (si consideri poi che la partenza è quella con più calca). Basterebbe vietarle in questo tratto indicando che vanno tenute attaccate debitamente allo zaino o ripiegate all'interno. Oppure mettere una penalità per chi le punta perpendicolarmente oscillandole e non parallelamente al corpo.

cordialmente

Tommaso de Mottoni

29/05/2012 via email

Grande ROB!

Bravissimo!!! hai fatto un mega lavoro, dimostrando una forza di volontà ed un altruismo fuori dal comune!

Ti ammiro veramente tanto perchè tra le altre grandi qualità,  hai anche  il coraggio di un leone!

GRAZIE per tutto quanto hai fatto e veramente COMPLIMENTI!!!

Giorgio

29/05/2012 via email

Ciao,

sono Stefania Albanese e domenica ho partecipato al Gir Lung del trail del Monte Soglio con il pettorale 368.

Mi è piaciuto molto il percorso, e l'organizzazione è stata veramente ottima. Purtroppo a causa di una mia distrazione a 5 km dal traguardo ho sbagliato strada e mi son trovata dapprima un una sassaia e poi in mezzo ai rovi e alle ortiche. Ho chiamato il nr di emergenza e volevo ringraziare chi mi è stato vicino e si è assicurato che stessi bene e che fossi poi riuscita a ritrovare la strada.

Ammetto che ho avuto un momento di sconforto, dovuto anche alla stanchezza, non riuscendo più a trovare il sentiero. Però mi avete chiamata, vi siete assicurati che stessi bene, insomma mi avete assistito e per questo volevo ringraziarvi.

Ahimè sempre la stanchezza a fine gara mi ha un po' obnubilato il cervello (e forse anche la birra?!!) e quindi non ho cercato subito chi mi ha aiutata per poterlo ringraziare di persona. Inoltre ammetto che ero anche nervosa con me stessa per la distrazione che cmq mi ha fatto perdere tempo e anche impedito di conquiatarmi la 5: posizione (prima di sbagliare mi avevano detto che ero quinta). Ma adesso,ripensando con luciditò alla bella giornata di domenica non posso non fare i dovuti ringraziamenti a tutta l'organizzazione ed in particolare a chi mi ha aiutata quando mi son trovata in difficoltà!!

Grazie ancora e speriamo alla prossima!!!

Ciao, Stefania

 30/05/2012 Franchino sul suo blog

http://lagrandecorsadifranchino.blogspot.it/2012/05/trail-del-monte-soglio-2012.html

30/05/2012 Maurizio sul suo blog

http://stevepre.blogspot.it/2012/05/trail-del-monte-sogliogir-curt.html

03/06/2012 Gianpiero via email

Domenica 12 maggio 2012: la preparazione

Ho caricato la sveglia alle 6 e 15. Quando suona apro gli occhi e guardo in alto. Attraverso il velux scorgo un cielo limpido e azzurro. Ma come? E l’allarme meteo con pioggia, vento e grandine? Mah, qualche volta “si” sbagliano…

Salto giù dal letto e mi agghindo da trail. Colazione. Scendo.

Passando accanto alla porta di mia madre mi sento chiamare. Faccio un caffè? Strano. A quest’ora. Perché no. Il caffè di mattino è sempre ben accetto. Non ho fretta. E poi mi pare di buon auspicio. In pochi minuti mi riempie un bicchiere. Sarebbe l’equivalente di 4 tazzine da bar. Ne bevo metà.

Salgo in auto. Controllo mentalmente l’attrezzatura. C’è tutto.

Passo davanti al Ronco Bar e vedo gli altri trailers (?) che si accingono ad entrare per la colazione. Non mi fermo. Sono sicuro di aver avuto una splendida idea. Io parto da Alpette. Loro dai Milani. Io arrivo prima al Soglio e proseguo. Loro sono più veloci di me ma, partendo dopo, arrivano in cima più tardi. Poi seguono il mio stesso percorso e mi raggiungono strada facendo. L’ultima parte del percorso la corriamo assieme.

Mi compiaccio della mia pensata. Quanto sono “avanti”. Poi, per precauzione, ho chiesto loro di chiamarmi a mezzogiorno. Tanto per fare il punto della situazione.

Le strade della domenica, alle 6,30  non sono molto frequentate. Filo veloce verso Cuorgnè e poi ad Alpette. Risalgo sino al termine della strada (Balmassa) e lascio l’auto. Un cerbiatto sfreccia veloce. L’ho certamente disturbato, ma lo considero un altro bel segno.

Alla partenza guardo l’orologio: 7,06.

Salgo lentamente. Non devo forzare. La giornata sarà lunga ed i miei problemi di tendinite (piede destro) e “malleolite” (piede sinistro) consigliano prudenza.

Salgo cercando d'essere il più leggero possibile. Devo immaginare di essere un animale, tipo cerbiatto per l’appunto, perfettamente inserito nell’ambiente che si muove rapido e senza fatica.

Certo è che i miei pantaloncini rossi non sono proprio l’ideale per sentirsi un animale inserito  nell’ambiente…

Quando arrivo al colle dove incontro il tracciato del Trail controllo l’orologio: 20 minuti. Va benone.

Due sospiri, tanto per riprender fiato e comincio a correre in piano. Mi aiuto con i bastoncini senza forzare.

Devo sempre:

camminare lento in salita

camminare veloce in piano

correre lento in discesa

Il cielo è sempre splendido, terso…

Volgo lo sguardo verso le montagne sulla destra, ancora innevate, poi a sinistra, sulla pianura: grossi nuvolosi neri che prima, giuro, non c’erano. Speriamo bene.

Il sentiero è comodo e corro con molta attenzione a come poso i piedi  per ridurre i rischi. Poi uno scatto:

se becco chi ha posato un cobra finto sul sentiero lo disintegro. Un cobra finto, vale a dire in gomma, ma che quando intravedo mi procura un brivido forte. Lo scanso passando in alto, tanto il ribrezzo, seppur finto.

Adesso è giunta l’ora di aggiungere la sintonia con la musica ed infilo gli auricolari.

Il primo brano è Unchained Melody con le voci del Righthouse Brothers e, chissà perché, immagino che sia la colonna sonora per il mio ingresso in Paradiso. Già perché dal momento che in Paradiso ci vado vorrei che questa fosse la musica d’ingresso. Nell’ordine, proprio come oggi:

Unchained Melody dei Righthouse Brothers

Many River to Cross di Jimmy Cliff

Halleluia di Leonard Cohen, ma questa dal vivo, con un boato d’applausi quando varco il portone.

Alzo le mani in segno di giubilo (tanto qui sono solo).

Supero San Bernardo di Mares da cui comincia la vera salita.

I segnali fucsia che indicano il percorso sono molto visibili anche se questa zona la conosco a memoria.

L’aria sta diventando ancor più fresca con un certo vento che sale. M’infilo un giubbotto, Meglio se fa fresco, sudo di meno…

Però quando guardo in alto verso la cima del Soglio…non c’è più. Ora è completamente coperta da nubi.

Arrivo con una discreta facilità all’Alpe Calus e mi accingo a dare l’ultimo strappo.

Un cippo che ricorda Giovanni Silva, nato nel 1955 e deceduto nel 1971. 1971! Aveva 16 anni. La foto lo ritrae con gli sci, quelli di tipo vecchio, con la testa rivolta all’indietro verso il fotografo. Era venuto sui monti per passione. Durante una discesa era sparito. Le ricerche lo avevano ritrovato sfracellato. Certamente una caduta. 16 anni!

Ci sono: in cima. Tocco la targa, suono la campanella e volgo lo sguardo attorno. Visibilità nettamente ridotta. 1 ora e 35 minuti dal parcheggio. Domenico mi aveva detto che lui sale in un’ora (e forse scende anche). Ma lui è un camoscio vero.

Ora comincia la parte sconosciuta della giornata. Versante opposto.

Ricomincio a correre. Il sentiero è invitante. Compare qualche bollo fucsia sui rari sassi e qualche strisciolina, sempre fucsia, legata a paletti di legno.

E’ un vero peccato non poter spaziare con lo sguardo attorno. E’ vero, sono concentrato, ma per me è un posto nuovo, Sono curioso.

Attraverso brevi praterie, passaggi tra le rocce. Poi il sentiero costeggia il fianco dell’Angiolino: sale, scende, sale, scende. Cammino con passo spedito. Ogni tanto mi volto per controllare se qualcuno sta arrivando alle mie spalle. Il vuoto, il nulla, la nebbia.

Arrivo al punto considerato “pericoloso”. E’ vero, ora si viaggia in cresta, ma non pare così pericoloso. Soprattutto non esposto. Probabilmente la nebbia impedisce di abbracciare i due costoni sotto di me. Un cartello triangolare segnala il passaggio più difficile. E’ sempre bene segnalare le difficoltà.

Mi sento in forma di fronte a questa natura. E’ una sensazione inebriante. Sto bene. I piedi non creano grossi problemi.

Ogni tanto un sorso dal camel bag. Bevo isotè. Il gusto dell’isotè mi ricorda altre corse lunghe del genere. Collego mentalmente tutte quelle fatte con questa bevanda trovata alla Coop.

Arrivo al Colle della Croce d’Intror

Non c’ero mai stato e già immagino di ritornarci con Pat in una splendida giornata. Fermarmi. Aprire lo zaino, quello vero. Pranzare. Addormentarmi.

Folate  di vento mi ricordano invece che sono qui, ora. Fa freddo. Tolgo la fascetta gialla sulla fronte (ricordo del Trail di Santa Cristina) e m’infilo il berretto di lana. Ho l’impressione che stiano arrivando anche gocce d’acqua. Sarà un’impressione.

Finiscono i segnali fucsia…

Ma non era tutto tracciato?

La sorpresa mi coglie impreparato. Guardo il cellulare. Nessun segnale. Bene, anzi male, credo di essere isolato.

Comunque non è un grosso problema. Decido di seguire una vecchia traccia con segnali rosso/gialli. Se c’era un sentiero ci sarà ancora.

Mi tolgo gli auricolari. Devo fare attenzione. Ora la musica potrebbe diventare una distrazione. Scendo più lentamente, senza correre. Non si sa mai, potrei intravedere qualche altro segnale fucsia, anche in lontananza (per quanto la nebbia lo permetta) e non voglio perderli.

Nulla. Continuo a scendere nella nebbia sempre più fitta.

Una grossa ombra: è una casa, anzi due. Sembrano ristrutturate di recente. Mi avvicino. Naturalmente sono disabitate. Mi fermo ed estraggo la cartina del percorso. Non ci capisco nulla. Non so dove sono.

Sulla destra una figura che sale, di corsa.

Borraccia in mano. Mi gioco lo stipendio che questo sta provando il percorso in senso inverso. Infatti.

Ciao, scusa ma dove sono?

Mah, dovrebbe essere il Rifugio Peretti Griva. Ci guardiamo attorno. Non ci sono scritte, ma conveniamo che è il Rifugio Peretti Griva.

Allora non mi sono perso. Bene.

Non so se ho seguito il sentiero corretto, ma questo è certamente un punto di passaggio del trail.

Ora lui prosegue verso il Soglio e poi scenderà per il vecchio tracciato. Lo prego di avvisare i miei amici che stanno seguendo.

Ci salutiamo. Spirito Trail, mi dice. Io ricomincio a scendere.

Arrivo all’Alpe Frigerole. Ora piove forte, forte vento. Nebbia che vola. Attraverso la curiosa, lunga stalla e volto a desta. Dopo 15 minuti mi accorgo che qualcosa non funziona. Il sentiero piuttosto scalcinato, Non vi sono più segnali. Avrei dovuto trovare un altro alpeggio invece nulla. Torno indietro e mi rifugio ancora nella stalla.

Devo risistemarmi: m’infilo i fuseaux sotto i pantaloni rossi e la sensazione di caldo è subito confortevole. Mangio pecorino e barrette di cereali ed è ancor più confortevole. Faccio il punto della situazione con più calma:

Certamente dietro di me gli altri stanno arrivando e allora li aspetto…

Li aspetto. Non troppo perché a star fermi ci si raffredda.

Non arrivano. Riparto in discesa e naturalmente, il sentiero è quello giusto. Bastava fare 100 metri nella nebbia.

Ora lo trovo piuttosto noioso e non corribile e questo mi rattrista.

Si rompe un bastoncino. Cristo, li ho pagati un occhio della testa. Lo ripiego e lo infilo dello zainetto.

Non sono abituato a scendere con soli tre appoggi, tanto abituato ero a viaggiare con quattro e ciò m’infastidisce. Devo fare più attenzione.

Entro in un bosco, segno che sto scendendo velocemente. Pur sotto la pioggia scrosciante apprezzo il passaggio tra cespugli di mirtilli (che non ci sono ancora).

Al fondo di un prato scorgo un nucleo di case. Chissà…

Il sentiero le attraversa. Sembrano abitate. Provo a far rumore. Se c’è un cane certamente mi sentirà. Sarebbe l’unica occasione per cui la visione di un cane che mi viene incontro e abbaia potrebbe darmi sollievo.

Nulla. Saranno tutti scesi in qualche centro commerciale.

Proseguo. Ora il sentiero diventa strada cementata. Un altro nucleo di case. Un signore sulla porta.

Dove sono?

Case Picat!

Ma allora sono ancora andato bene. Chiedo qualche informazione su Pian Audi.

E’ lì di fronte. Scendi a sinistra passa il torrente e segui la strada. Sei quasi arrivato.

S’informa da dove arrivo.

Pavoneggio: da Alpette.

Incuriosito mi chiede il percorso e mi fa i complimenti. Non sa nulla della corsa. Immagino la sorpresa quando, tra due domeniche, si troverà oltre 350 pazzi sulla porta di casa…

Saluto. Sembra semplice e ricomincio, finalmente, a correre.

Pian Audi è un “vero” centro abitato, con bar e ristorante.

Dedico di fermarmi. Sempre nell’attesa di quelli che mi seguono.

Mi avvicino ad un tavolino esterno, mi spoglio lentamente del giubbotto  e poi entro a farmi un caffè (e una pasta dolce).

Torno fuori ed aspetto.

Un cagnolino mi si avvicina. Non può entrare nel bar e dal momento che oggi, ma solo oggi, sono buono, gli passo un pezzo di brioche. Mi fa capire con gli occhi che ha apprezzato.

Non arriva alcuna persona e piove ancor di più. Troppo fermo. Mi riprende il freddo. Riparto chiedendo qualche informazione al barista.

Sono inzuppato ma non ho freddo. Non devo solo star troppo fermo.

Trinità, poi San Bernardo.

Squilla il telefono. Finalmente prende. E’ Domenico.

Siamo ora a Pian Audi. C’eravamo persi. Ho avvisato la moglie che ci venga a recuperare. Dove sei? Passiamo a prendere anche te?

Neanche per sogno. Credo di aver capito dove passa la strada per il Bandito. Da lì arrivare a Forno è un gioco. Ce la posso fare. Non vi preoccupate.

Sono determinato. Non mollo.

Un errore? Forse.

Ricomincio a salire su asfalto, poi sterrato. Salgo, salgo e ancora salgo. Comincio ad avere dei dubbi. Poi si addolcisce e lentamente scende. Bene, mi dico, ho scollinato.

Invece…

Invece presso due casolari diroccati il sentiero pare finire. La nebbia m’impedisce di vedere dei passaggi. Provo ancora a cercare: nulla.

Mi butto nel bosco in ripida discesa…

Questo è l’unico VERO errore. Me ne rendo conto dopo 50 metri.

Oltre alla pioggia, erba alta, terreno impregnato, nessun passaggio, nessuna possibilità di vedere quel che c’è sotto.

Devo tornare indietro. SUBITO!

Faticosamente risalgo i miei passi e decido: indietro, sentiero, poi strada e ridiscendere sino a qualche centro abitato.

Non apprezzo l’idea di essermi sbagliato, ma accetto la soluzione. Quindi, tanto per divertirmi a tutti i costi, comincio a correre in discesa creandomi, naturalmente, problemi ai piedi.

Sono di nuovo a San Bernardo. La strada ora è larga, asfaltata, ma non passa un’auto!

Finalmente il cellulare prende!

Ricevo messaggi da Pat (a Rimini), Luca e Domenico, credo preoccupati della mia situazione. Li chiamo tutti.

Pat soprattutto: non sapeva della mia idea per passar la giornata senza di lei e temo abbia cominciato a preoccuparsi. Inoltre avevo chiesto a Luca di non rivelarle le mie intenzioni e il bravo figliolo aveva eseguito la consegna.

Quando sente la mia voce intuisce certamente qualche mia “scappatella” (non di quelle che qualcuno potrebbe pensare), ma non mi pare innervosita. D’altronde la mia voce è certamente tranquilla.

Immagino un arrivo sulla strada tra Rivara e Corio. Invece… arrivo in piazza a Corio.

Chiamo Luca. Per favore vieni a prendermi. Ancora qualche kilometro, tanto per passare il tempo, ed intravedo la sua nuova auto nera. Salgo. E’ stato un bell’allenamento.

Domenica 19 maggio 2012: ancora preparazione

Nuova uscita di prova. Dal Santuario dei Milani sino a Canischio. Credo meno di 10 chilometri.

Le previsioni del tempo non sono buone. E’ prevista pioggia. In ogni caso ora non piove e Pat mi accompagna sino alla partenza.

La prima parte del percorso la conosco bene. E’ il monte Canautà che voglio vedere. Il tracciato dello scorso anno lo tagliava a metà. Quest’anno si sale sino in cima. Soprattutto voglio capire in quanto tempo posso passare dai Milani all’Alpe Bellono: dal momento che viaggio sempre al limite dei cancelli orari devo prepararmi bene.

Non piove, pur se coperto, ma non c’è anima viva. Il solito cerbiatto mi attraversa la strada. Sono sicuro che è lo stesso della scorsa settimana che passa a salutare.

Ripida salita al Canautà, poi discesa sul versante opposto. Supero due alpeggi, ma non so qual è l’Alpe Bellono…

Su di uno sterrato in discesa incontro un “montanaro” che risale con un vecchio zaino, quelli di “una volta”.

Saluto. Mi fermo. Dov’è l’Alpe Bellono?

Peina pasà (appena passata). Parla in piemontese. Per me va benissimo.

Bene, guardo l’orologio e calcolo circa un’ora e un quarto.

Mi chiede se all’Alpe c’è qualcuno. No. Peccato, una volta c’era sempre tanta gente a far festa in montagna. Ma anch’io correvo da giovane: non sono mai arrivato nei primi dieci…

Rifletto su questa considerazione. Dell’importanza di dichiarare quanto avanti si arriva…

Ci lasciamo e continuo.

Un gregge di pecore e capre e tre cani… Rallento, mi fermo. Abbaiano ma non paiono pericolosi. Spunta la “bergera” e quindi scambio anche con lei qualche considerazione sul tempo e sulla gara.

Riparto. Noto che controlla dove passo e mi chiedo il perché…

Lo scopro più tardi. A fianco della sua baita i sentieri si dividono: il gir lung a sinistra e il gir curt a destra. Io vado a destra e sbaglio.

Continuo a scendere e mi meraviglio del percorso che dovrebbe…

Già, dovrebbe…

Mi ritrovo a Forno dopo 15 chilometri. Ma va bene così. Sempre allenamento è....

Domenica 28 maggio: il gran giorno e l’ennesima sconfitta(edizione 2012)

Sì, lo so, il trail non fa per me. Mi sono di nuovo ritirato. Ma cosa ci posso fare se sono masochista? E se mi piacciono queste gare? Saranno ben affari miei. E al diavolo tutti quelli che mi dicono di lasciar perdere.

Adesso ho fondato un gruppo: “Quelli che si sono ritirati nei trail e capiscono il dramma”. Ho già fatto qualche iscrizione.

Arrivo con fatica a San Bernardo di Mares: tendine d’achille del piede destro con un bruciore pazzesco, malleolo esterno del piede sinistro che non mi permette neanche d’appoggiare il piede. Cosa può fare una persona sensata (ed io lo sono)? Continuare con rischi superiori alla media o fermarsi? Mi fermo e se non fosse per il bicchier di vino che mi è offerto mi verrebbe da piangere.

Non è possibile. Ho fatto del mio meglio e non ce l’ho di nuovo fatta.

A scanso di equivoci confermo, già sul posto, che il prossimo anno ci riprovo. E poi il prossimo anno arrivo a sessanta. Due traguardi... beh, almeno l’essere finisher è un vero traguardo, l’altro non so.

Comunque:

Già al ritiro dei pettorali sono teso. Molto più del solito. Gli amici si divertono a farmi delle foto per ricordare, poi, la mia faccia angosciata.

Notte insonne. Colazione abbondante alle quattro. Pat mi accompagna a Forno.

Già, perché Pat quest’anno non può partecipare: è stata operata da un mese al ginocchio. So cosa prova. Anche per lei sarebbe stato il secondo tentativo e so anche quanto ci teneva. Le hanno fatto indossare una t-shirt arancione e stampa attestati per coloro che arrivano al traguardo.

Ho fatto buon uso di tutta l’esperienza dei trail finiti quest’anno e anche di quelli non terminati. Continuo a rifiutare ogni tipo di sostegno che non arrivi da una pagnotta di pane o dalle barrette dei cereali. E’ una questione di testardaggine e di paura: non so che effetto hanno gli integratori sul mio corpo: temo di vomitare, di star male, di non assorbirli e così via.

Quindi parto con il mio isoté Coop, le mie barrette/cereali, uvetta secca, pagnotta di pane e... parmigiano.

Passo il controllo del materiale obbligatorio.

Ma come, mi fanno aprir la borsa? Ma come, vogliono anche vedere la cartina? Ma se conosco a memoria tutto il percorso, tanto è stato divertente provarlo.

Nel mio sacco c’è tutto: tutto il richiesto e qualcosa in più. E’ la prima volta che in un trail sono così controllato e ne sono anche contento… sto invecchiando.

Ho promesso a Domenico e Marco che per almeno 50 metri avrei corso con loro e così faccio. Poi vanno ed io rallento. Questo però mi ha permesso di lasciar dietro le Scope e farmi sentire meno ultimo.

Cosa ci posso fare? Far finta di nulla e dichiarare decoubertinianamente: “non m’importa di esser ultimo l’importante è partecipare” oppure cercar di lasciar le Scope dietro a lavorare e camminare/correre con quel pizzico (ma veramente pizzico) di combattività che serve da stimolo? Opto per la seconda in attesa di essere raggiunto. Poi passo alla prima dichiarazione.

Sono concentrato, rispetto al solito quasi non parlo. Salgo verso il Bandito con determinazione. Di fronte a me una lunga fila, dietro una corta fila.

Quest’anno oltre 700 iscritti. Segni di grande apprezzamento per una quarta edizione da record. Con il nuovo percorso è ancor più invitante, eccitante.

Provo ad immaginare le emozioni provate da Kilian Jornet quando corre sul filo della cresta e, nel mio piccolo, credo di provarle allo stesso modo (speriamo non si offenda per il paragone).

Poi filo correndo nel bosco verso i Milani dove Pat mi vede arrivare: sono allegro, canto correndo e questo è già un bel segno.

Poi risalgo verso il Canautà che so di dover prendere con calma essendo anche più lungo, quest’anno. Molti mi superano. Con alcuni scambio qualche commento. Incontro anche altri amici.

Discesa verso il Bellono.

Gli auricolari mi sparano nelle orecchie ogni genere musicale. Un valchiusellese testé conosciuto mi chiede cosa ascolto. da Bocelli ai Green Day, passando da Marley. E così viaggio contento, gesticolando, correndo. Immagino la meraviglia di chi, dietro, mi vede imbracciare i bastoncini a mo’ di chitarra…

Tutto fila liscio: i piedi mi ricordano sempre di non esagerare, ma come si fa. Nel bosco, in discesa, è l’unico momento in cui so di andar bene.

Urla nel bosco, suono di tromba... Ecche è? Amici castellamontesi che sono venuti a salutare. E’ per me un vero piacere incontrarli. E poi in queste condizioni ottimali.

Riparto verso i Ronchi. Li mi aspetta Luca con una borsa nel caso avessi bisogno di qualcosa.

Cominciano i primi problemi con la tendinite, ma mi illudo di poter ancor andar bene.

Ai Ronchi inizia la salita di Monsuffietto. La conosco, dura, lunga ed oggi anche calda. Dopo qualche massaggio di Luca alle cosce comincio a salire.  Rallento molto il passo...

Il dolore al malleolo sinistro cresce, il tendine d’achille brucia, sempre di più. Mi accosto a qualche trailer in crisi e lo sono anch’io. Poco prima di Monsuffietto sono costretto a rallentare ancora ed a fermarmi per qualche secondo: è la prima volta e non mi piace.

Arrivo al ristoro: sono in tanti, giocano a bocce, le costine e le salamelle sono invitanti. Mi chiamano. Fermati a mangiar qualcosa. No, grazie, mi accontento dell’acqua e dei biscotti. Ce la posso fare.

Anche il mio tempo di passaggio sta entro i limiti. Continuo a credere di potercela fare.

Certo che la salita alle rocce nere è massacrante. Con me arriva Aldo, Scopa in servizio come lo scorso anno. Mi incita (grazie): dai che quest’anno ce la fai.

Quando arrivo al colmo (bivio che scende alla Balmassa) incontro altri amici che salutano. Ma adesso dovrei correre: non ce la faccio. Ahi! Con un piede che non si posa e l’altro che brucia… Troverò mai la soluzione a questi problemi. Tecar, iniezioni di non so cosa, ghiaccio, stretching, riposo, massaggi, creme di vario tipo non sono servite allora…

Sono a San Bernardo di Mares. E’ la fine vera. Calcolo i tempi. Sì, posso salire al Soglio. Ma a quale prezzo? E poi?

Mi ritiro. Stacco il numero (assicuro coloro che non l’hanno mai fatto: QUESTO è il momento peggiore).

Chiamo Pat e sento dalla voce la preoccupazione per le mie condizioni di salute. Provo a spiegare che è solo una questione di piedi. Non finisco. Chiudo la telefonata.

Dopo poco mi richiama Luca per saperne di più. La mamma è preoccupata.

Scendo con un volontario in fuoristrada: con me le due Scope: Stefano e moglie.

Cerco di mantenere una certa dignità, ma è evidente che il cuore è diventato nero.

Mi impongo di non tornare subito a casa. La voglia di abbandonare tutto è tanta. Di rinchiudermi sul mio divano e di addormentarmi.

Arrivo a Forno. Saluto qualche amico. Doccia. Vado a mangiare: DA SOLO. Pasta, carne, patatine fritte, dolce. Divoro tutto.

Il cibo come compensazione della sconfitta.

Attorno a me racconti della giornata, di corse, di arrivi, di mali di ogni genere.

Guardo i ragazzi che aiutano ai tavoli. Gentilissimi.

Certo è che essere finisher in una situazione come questa deve essere bellissimo…

E’ tutto qui. Null’altro da aggiungere ( sono già tante pagine).

gianpiero madonna

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