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ASSOCIAZIONE AMICI DI PIAN AUDI
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Cosa dicono di noi le persone?

In questa pagina si riporta una selezione dei commenti e racconti scritti da chi ha vissuto il TMS. Sono giudizi e sentimenti genuini con un grande valore.

Se vuoi inviarci il tuo commento o racconto: clicca qui (compila e invia il modulo).


EDIZIONE 2017

  • Grazie Sempre per l'ottimo lavoro, ringrazia tutti i volontari bravissimi, ho provveduto a ringraziarli personalmente durante la gara.
    P.E.
  • Ragazzi!!!! Grazie di tutto!!!! Fantastici voi un'organizzazione impeccabile, così presenti e disponibili x supportarci nella difficoltà anke con una semplice parola, fantastico il posto i boschi il percorso.... Davvero tutto perfetto!!!! Grazie di cuore grazie di tutto! Al prossimo anno!!!! E.V.
  • Complimenti per la bella organizzazione! È stato il mio primo trail in assoluto e ne è valso la pena. R.F.
  • Grazie...gara stupenda bravi tutti! D.T.

EDIZIONE 2016

  • Ti scrivo semplicemente per ringraziare te e tutta l'organizzazione a nome mio e della famiglia per la calorosa accoglienza al TMS. Felice per il risultato. Speriamo di riuscire a difendere la leadership nel circuito. Ci sentiamo
    L.C.
  • A nome di tutto il Gruppo Sportivo GLI ORCHI TRAILERS ASD ringrazio per l’ottima organizzazione ed un percorso molto bello!
    Sul nostro sito GLI ORCHI TRAILERS Blog, potete trovare tre articoli scritti dai nostri soci sulla gara.
    Ancora complimenti!
  • Buongiorno.
    Devo dire che il trail che avete organizzato è stato veramente eccezionale dal punto di vista organizzativo e logistico.
    Ho molto apprezzato:
    - le mail prima della gara, mirate e precise, complete
    - la segnalazione sul percorso (vernice, segnali) molto chiari e visibili (nessuna possibilità di sbagliare percorso)
    - il numero dei volontari sul percorso (nei punti strategici, disponibili e numerosi)
    - post gara (birra a volontà e pranzo abbondante)
    - richiesta di feedback post gara (è bello che dopo la gara l'organizzazione si informi su come i partecipanti hanno vissuto la competizione)
    Nello specifico, la gara era un po' troppo piatta per me, troppo corribile per le mie caratteristiche.
    Bravi e complimentoni a tutti!!
    C.M.
  • Ciao,
    Ho partecipato sabato al Gir Curt dopo 3 anni dal mio primo trail (Gir Curt 2013) e devo dire che, come allora, l'emozione è stata immensa.
    Un plauso va sicuramente all'organizzazione, perfetta dall'accoglienza al dopo gara, e un ringraziamento va a tutti i volontari che sul percorso e ai ristori si sono prodigati per rendere la mia gara, e quella degli altri concorrenti, il più "leggera" possibile.
    La soddisfazione è stata immensa e c'è già una gran voglia di partecipare all'edizione del prossimo anno!
    Particolarmente apprezzata è stata la birra ai ristori dell'alpe del Cunt e di Pianaudi...
  • Complimenti e grazie per il preciso e prezioso lavoro svolto!
    Unica nota stonata, certamente non imputabile all'Organizzazione, le scorribande lungo i prati tra la Canautà e l'Alp del Cunt di alcune moto fuori strada ,per il sostegno a dei runners in gara (peraltro nelle retrovie) che evidentemente non hanno colto il senso di rispetto della natura che la manifestazione si proponeva di promuovere insieme al senso sportivo.
    Ciao a tutti e all'anno prossimo.
    FB
  • Ottima organizzazione tutti gentili.
    Unica pecca in cima al Monte Soglio uno dei volontari dppo 3 mezzi bicchieri di coca cola mi ha detto che se ne volevo un altro mi squalificava.
    Non mi sembra che nel regolamento sia previsto.
    Comunque discutibile.
    G.M.
  • E’ la terza edizione fra lunghe e corta.
    A mio avviso c’e’ ben poco di migliorabile, sia per la serietà (poiché siete gli unici che fate i controlli del materiale obbligatorio tralasciando le grandi manifestazioni internazionali), sia per l’organizzazione (non era facile gestire la concomitante partenza del Vulei con il passaggio degli atleti che arrivavano (io ero uno di quelli e non ho avuto problemi) sia per il pre e post gara (cibo e birra a volonta: spezzatino notevole, complimenti!).
    Il consiglio che posso dare e’ quello di balisare piu’ vicino il tratto in cresta, dopo aver superato il Soglio. C’e’ circa un km o due, dove non vi sono ancora presenti gli operatori della protezione civile, e con la nebbia che ho trovato quest’anno e lo scorso anno, e’ difficile in quelle piane erbose trovare la balisa successiva. Non si vede fino a che non ti avvicini molto, ma se sbagli strada (con la nebbia) e’ difficile pure tornare indietro alla balisa precedente. Poi voi lo sapete, a quel km si e’ gia verso il 40° quindi stanchezza , meno lucidità possono intervenire pesantemente; per cui 2/3 balise o cartelli viola (ben visibili anche per la famigliare forma) in piu’ li metterei.
    Per il resto, come dicevo in apertura, organizzazione sopra le righe (lo scorso anno avevo anche dormito in palestra ed ho beneficiato di cena-colazione mattutina. Non posso che confermarne la positivita’)
    Un saluto e magari ci si rivede l’anno prossimo.
  • Ciao . E stata un esperienza molto positiva la mia partecipazione al Vs. Bellissimo trail. Percorso ristori e ospitalità da vera Gara. Tantissimo tifo lungo tutto il percorso e la segnaletica sempre a vista e ben visibile. Ritornerò sicuramente al TRAIL DEL MONTE SOGLIO.
    Grazie a tutti.
  • ".......Quando però capisci che a comandare non è né il fisico, né tantomeno la mente, bensì il tuo IO Superiore, allora il tuo corpo materiale si riempie di nuova inesauribile energia che ti porterà, in modo apparentemente inspiegabile, fino all'arrivo......"
    Ho deciso di riportare una parte del pensiero da voi espresso, perchè queste parole sono la sintesi perfetta di quello che ho provato sabato.
    Non posso che essere totalmente soddisfatto perchè,dal mio punto di vista, la manifestazione è stata organizzata in modo impeccabile dall'accoglienza, la tracciatura del percorso, i rifornimenti e l'intrattenimento.
    Bello il percorso tra boschi di faggio prati tempestati di narcisi e vette contornate dalle nuvole che hanno reso il "viaggio" ancora più avventuroso.
    Quindi non mi rimane che fare i complimenti e ringraziare l'organizzazione e tutti i volontari che hanno reso tutto così speciale.
    CONTINUATE COSI' BRAVI
    L.R.
  • Buongiorno,
    ho partecipato al Gir Vulei e ho preferito non classificarmi in quanto - purtroppo - ho sbagliato strada al bivio dove iniziava la discesa verso il traguardo.
    Fino al 12-13esimo km ero 5° assoluto..purtroppo non mi è mai capitato di sbagliare strada in una gara di trail e sicuramente è stata in gran parte colpa mia - distrazione e stanchezza - ma parlando con altri concorrenti a fine gara ho potuto appurare che non sono stato l'unico ad avere avuto problemi a seguire il percorso.
    Un suggerimento: nei BIVI, oltre ai cartelli già disposti in maniera chiara, sarebbe opportuno applicare un nastro obliquo che sbarri il percorso da NON prendere (come ho visto fare in molti altri trail); in un altro caso ho visto che il cartello indicava sì la direzione giusta, ma era applicato ad un albero PRIMA di un bivio..sarebbe opportuno metterlo SUBITO DOPO il bivio onde evitare di creare lo stesso confusione; in un punto dell'ultimo tratto di discesa il sentiero si immetteva in un altro sentiero perpendicolare al primo: non c'era nessuna indicazione se andare a destra o sinistra: sono andato a destra perché era leggermente in discesa ma anche in quel punto ho avuto problemi a trovare la direzione giusta.
    Una segnalazione: poiché ho combattuto per il quarto-quinto posto per più di 2/3 di gara, mi sono accorto fin dal primo km che dei 4 concorrenti davanti a me, solo uno aveva la riserva di liquidi prevista dal regolamento e quindi vorrei sapere se gli altri 4 sono stati penalizzati con l'aggiunta di 30 minuti al tempo di gara (come previsto dal regolamento).
    Per il resto non posso che esprimere un sincero apprezzamento per il percorso: i 3 trail del Soglio sono un'ottima "cartolina" per far conoscere questo splendido angolo di Piemonte ai runner e ai turisti NON canavesi (io vivo a Torino città ma sono originario di Biella).
    Rimango a disposizione per ogni chiarimento.
    Cordiali saluti,
    E.F.
  • Bella atmosfera si respira. Complimenti
    Continuate così.
  • Buongiorno,
    malgrado quest'anno non abbia partecipato mi sarebbe piaciuto ci fosse stato il collegamento in diretta con telecamere attraverso internet
    È un qualcosa in più che le altre gare di trail non hanno
    Saluti e al prossimo anno
    M.V.
  • E il secondo anno.Che corro la vostra gara ed è non posso che esser più che soddisfatto di tutto dalla vostra organizzazione ai ristori del vostro personale. Quindi che dire al prossimo anno.
  • Ciao, come da invito vi lascio la mia opinione. Ho trovato il trail lungo molto ben organizzato da ogni punto di vista (servizi, tracciato, ristori, cortesia) e frequentato da bella gente. C'è da dire che da questo punto di vista non faccio testo: ho letto su un blog famoso un'opinione, poi ripresa dai soliti fenomeni, di palese lamentela nei confronti dei trailer lamentosi (per non dire altro) che turberebbero i trail. Beh, io non li ho mai trovati; anzi in genere incontro bella gente ed atleti di tutto rispetto. Così al monte soglio ho trovato belle persone e grande rispetto. Se devo trovare una cosa che non mi è piaciuta dico il tracciato in cresta, molto lungo, lento e scivoloso. Magari con un tempo meno umido e con visibilità migliore cambia tutto, quindi va bene e ci vediamo il prossimo anno. Grazie ancora dell'ospitalità
    F.S.

EDIZIONE 2015

  • Ne approfitto per ringraziarvi e farvi i complimenti... è stato il mio primissimo Trail ed è stato bellissimo!!!
    Spero di ripetere l'anno prossimo.. magari qualche km in più! :)
    Anna
  • Ciao,
    Per il percorso niente da dire, molto bello la parte nuova e la gente ci ha supportato tanto ed erano felici di vederci passare.
    Buona organizzazione per la custodia delle borse, piccolo rimpianto a proposito dell’arrivo, solamente un berretto !?! questo poteva fare parte del pacco gara ma in tutte le gare quando si passa la finish line solamente “una medaglietta” piccola che sia , è il simbolo del traguardo passato.
    Già pronto per il 2016
    Ciao
    Y.
  • Ciao
    Pur essendo alla terza partecipazione continuo a rimaner stupito di quanto riuscite ad essere bravi!
    Organizzazione impeccabile, anzi, sempre meglio.
    Insostituibili ed impareggiabili i volontari, quanto lavoro !!
    Siete un esempio che dovrebbe essere preso in esame e divulgato;
    dimostrazione che quando “si vogliono” fare le cose per bene, con impegno, volontà e buon senso … si può!
    Grazie davvero.
    Con assoluto spirito collaborativo e solo ed esclusivamente per migliorare ancora, in merito al percorso ( io ho fatto il Curt) posso dire che è stato molto bello, quasi tutto corribile e ben preparato,unico tratto non divertente la discesa verso il mulino, già percorsa in salita all’andata.
    Grazie di cuore!
    Alla prossima.
    Un saluto
    F.G.
  • Complimenti!!come sempre, la corsa in montagna offre quella bellezza e quelle sensazioni che non si ritrovano sull'asfalto. Organizzazione perfetta e impeccabile, tutto eccellente; ristoro al traguardo abbondante e succulento, bagni pulitissimi. Una sola curiosità: qual è l'esatta lunghezza del Gir Vulei? Il sito, il mio gps e wedosport danno numeri alquanto discordanti...chi fa testo? Grazie! e al prossimo anno (spero di abbordare la 35...se ci fosse qualcosa di intermedio tra 20 e 30....meglio ancora....!
    C.B.
  • ciao. complimenti per l'organizzazione; bella gara...mi sono molto divertita ! E.M.
  • Ciao sono B., volevo ringraziare tutti per l'ottima organizzazione, trovo che quest'anno il gir Curt sia perfetto, ottimo equilibrio tra dislivello e distanza...
    B.L.
  • Ciao a tutti!!
    dopo il riposo di ieri dalle fatiche del trail di sabato, finalmente trovo il tempo di scrivervi! Felicissima di aver finalmente trovato una giornata di tempo clemente e aver potuto completare tutto il Trail del Monte Soglio nel suo tracciato effettivo di 66Km e 3600m di dislivello!! Lo desideravo davvero tanto! anche per tutti voi, che ogni anno per mesi vi impegnate e organizzare, ripristinare sentieri, tracciare i percorsi, coordinare volontari... un lavoro enorme che finalmente è stato ben ricompensato!! oltre alla mia soddisfazione per essere riuscita a essere una finisher (malgrado qualche momento di crisi nei primi chilometri per via del caldo umido) c'è quindi anche molta gioia per voi! =)
    Il trail del Soglio è stato uno dei miei primi trail e forse anche per questo sono particolarmente affezionata. Amo i sentieri e paesaggi che attraversa.Un appuntamento a cui non voglio e non posso mancare. E poi, come sempre, vi devo davvero fare i complimenti per l'ottima organizzazione, per la buona tracciatura del percorso e per i volontari...!!
    Davvero numerosi (e nella parte alta, a mezzacosta o in cresta ancora di più), tutti sempre sorridenti e incoraggianti, nonostante in freddo e la nebbia e le lunghe ore di attesa che devono sopportare (anche gli abbi scorsi, sotto la pioggia...). Io non sono certo transitata tra i primi, anzi... Arrivata dopo 13 ore... Eppure loro erano ancora lì a sorridere, fare i complimenti, ad avere parole gentili e di incoraggiamento!! Nella fatica e nella stanchezza sono davvero un sostegno importante e prezioso. Purtroppo non in tutti i trail è così! E anche il bello di attraversare il paese nella sera, trovare ancora gente a salutare o ad applaudire... Arrivare al traguardo e sentirsi in qualche modo "aspettata" e non solo dagli amici è davvero qualcosa di prezioso. Piccole attenzioni che in gare come questa fanno la differenza e cambiano il livello!
    Sono molto orgogliosa della mia medaglia da finisher (la 3^! anche se il primo anno avevo fatto il giro curt) e ho un buon ricordo della giornata vissuta sabato, di tutte le emozioni vissute lungo la giornata!
    La stagione dei trail è iniziata da poco e nelle prossime settimane ci saranno altre gare... ma come dicevo prima il Trail del Soglio occupa un posto speciale nel mio cuore e so già che in autunno comincerò a tenere d'occhio il sito per avere informazioni sulla prossima edizione!! Ancora grazie, GRAZIE a tutti voi, ai volontari, agli alpini, alla protezione civile, a tutti quelli che hanno partecipato!!
    Complimenti!!! ...e arrivederci al prossimo anno!!!
    Alessia

EDIZIONE 2014

  • ..Il tempo passa perché quando Pat mi taglia i capelli, quei pochi rimasti, le ciocche che cadono sono bianche. Allora osservo le rare tracce di nero sopravvissute e le compatisco: al prossimo taglio anche voi sarete canute.
    Pat è andata a dormire sul divano. Mi agitavo troppo. Non riuscivo a star fermo. Dice. Forse. Effettivamente non ho dormito come un ghiro. Ero troppo impegnato a rimeditare la mia pseudo tattica di corsa: partire piano, vai piano, arriva piano. Mi sono anche alzato più volte, per mangiar biscotti e marmellata, bere latte, leggere il giornale. Diciamo una notte “laboriosa”. La sveglia fissata alle quattro. Non ha avuto il tempo di accendersi. Ero già in piedi. Colazione con latte caldo. Da far inorridire prima di una gara, vero? Vuoi passare la mattinata in bagno? Bevi latte caldo alle quattro del mattino e vedrai. Non solo, anche ovomaltina e zucchero, con i biscotti fatti in casa. Il consiglio comune è quello di farsi un piatto di pasta... Vabbé, poi è arrivata l'ora della vestizione. Ho adottato la t-shirt dell'Eiger dello scorso anno: bianca. Scelgo di corsa in corsa la maglietta che più mi aggrada, dal punto di vista del tessuto sono tutte uguali, conquistate... beh, anche meno, regalate in precedenti gare. Sono sceso in piazza ad aspettare Valentina. Non si è fatta aspettare. Euforica. Parlava, parlava. Una succhiata da un tubetto. Emozionata. Tesa. La sua gara più lunga e con maggior dislivello (per ora). Rivarolo, poi Salassa, Rivara ed infine Forno Canavese, alle scuole. Caffè, incontriamo amici, c'è un bel fermento. Mi è ormai impossibile citare tutti i “conoscenti”. Intoppo. La chiave dell'auto non funziona più. Lo dico sempre che era meglio quando le chiavi si utilizzavano infilandole nella serratura e girando. Ora si schiaccia un bottone. Il portellone posteriore non si apre. Poco male, si può entrare da quelle anteriori e poi infilarsi dietro. Certo, facile... rimane il problema che le cinghie dello zaino si sono incastrate sotto il portellone: niente da fare neanche tirando. Beh, considerando che questo non è un grave problema chiudo questa divagazione confermando che con una telefonata risolve il problema: qualcuno verrà ad aprirla e lo zaino servirà soltanto all'arrivo. Mi sembra di star bene. Concentrato. Ma temo le prossime ore, l'arrivo della tendinite (termine che userò spesso in questo scritto). A proposito, l'ultima mia scoperta sul tema tendinite si chiama metile salicilico: puzzolente e anche questo, come tutti gli altri sistemi empirici sperimentati, non è risolutivo. Presentazione dei top runners e poi VIA! Cambio tattica sul momento. L'istinto mi dice che devo correre e così faccio. Naturalmente con tanta attenzione al tendine. Ho aggiunto alle mie iper ammortizzate Hoka (che pulisco poco, ma guardo sempre con affetto) un altro plantare: quasi come correre su delle borse d'acqua (secondo me è stato questo pensiero a portar sfortuna: l'acqua arriverà, ma dall'alto). E pian piano rallento. Ho l'impressione che anche una certa agitazione mi stia prendendo... Le prime gocce. La prima goccia bagna il viso, cantavano i New Trolls, ma in questo caso bagnano la mia pelata. Al mulino Val aumenta d'intensità e decido di aggiungere un kway. Non durerà, immagino. Previsione errata. Un diluvio. Il kway dimostra la sua inutilità e poco oltre la Madonna della Neve decido di sostituirlo con il nuovo Montura (goretex ed un costo ben diverso dal kway). Operazione svolta sotto ad un albero. Si può pensare che sotto ad un frondoso albero piova di meno. Non è così. Ricordatevelo. Questo vale solo quando pioviggina. Quando diluvia le foglie raccolgono l'acqua a mestolate e le scaricano sul malcapitato con velocità e violenza inimmaginabili. Sono inzuppato ma, pochi metri prima della Cappella del Bandito c'è il fotografo: mi scopro il capo e mi fermo, lì come un cretino con gli occhi semichiusi e la bocca stretta per impedire il passaggio dell'acqua.
    Respiro anche con una certa fatica. I primi tentennamenti. Ho fatto meno di 5 km e già ho qualche problema. Invento il capro espiatorio: ho la pressione bassa. Pericoloso, meglio ritirarsi. Penso: basta arrivare ai Milani e telefonare a Pat. Mi ritiro, vienimi a prendere. E già mi immagino in discesa, le vado incontro, che penso all'errore commesso. Arriva l'auto, salgo, sconfitto. Rimugino per giorni. Dopo il Bandito il sentiero diventa stretto in lieve discesa, con una serie di saliscendi. Ora è un ruscello. Comincio a correre e trovo divertente sguazzare nell'acqua. Passo dalla tristezza per le mie condizioni al divertimento infantile dei piedi nell'acqua. Altri cercano di evitarla passando in alto, ma alla fine ci ritroviamo tutti in fila a … nuotare. Ho tirato fuori i bastoncini. Mi ero ripromesso di usarli soltanto nella discesa dopo il Canauta invece è meglio averli subito in mano: in queste condizioni quattro appoggi sono meglio di due. E vai nell'acqua: mi sembra di essere a Bovine un paio d'anni fa. Finalmente arrivo ai Milani. Mi ritiro? Prima bevo un bicchiere di tè e qualche biscotto. Se mi ritiro devo farlo a stomaco pieno. Guardo l'orologio. Le 8,40. Più o meno come previsto (ma l'anno scorso ero arrivato con dieci minuti in meno). Mando un sms a Pat “Milani” e riparto. Mah, vedremo più avanti che fare. Ritirarsi c'è sempre tempo: posso sempre scendere verso Canischio o giù di li. Lungo la strada, sotto una pioggia ancora forte, incontro due ritirati: il primo per crampi, il secondo perché non ha senso correre con questo tempo (a lungo ho riflettuto su questa affermazione...). Arrivo alla salita del Canauta. Gian, prendila con calma, sembra lunga, ma non lo è. Ora sei arrivato sin qui, almeno scavalca e scendi al Bellono. E ricordati che hai ancora oltre quaranta km da fare (saranno meno). Il derelitto tendine comincia a stufarsi e me lo ricorda ad ogni passo. Salgo. Salgo. La mente va alle giornate in cui ero qui senza pioggia. E' un posto splendido, soprattutto verso l'alto. Una volta ho anche incrociato un capriolo. Non sono una persona competitiva, un po' giocoforza, un po' per indole, ma vedere davanti a me un altro trailer che arranca e accorgermi che lo sto lentamente raggiungendo mi da un po' di fiducia. Sì, sì, lo so, non è bello, ma in questo momento uso ogni sotterfugio per illudere la mia testa che posso continuare. Arriviamo allo scollinamento del Canauta assieme. Non mi pare piova più di tanto, ma la nebbia è fitta, l'aria piuttosto fredda, direi quasi gelida. Mi fermo a mangiare qualcosa, arrivano altri atleti. Beh, la sorpresa è grande quando mi accorgo che gli ultimi due arrivati sono le scope. Ed io, illuso, che credevo di aver almeno mezz'ora di vantaggio sugli ultimi. Un po' la situazione mi deprime, poi mi carica. Devo staccarli! Discesa difficile, ma devo andar veloce. Una, due, tre persone mi lasciano passare. Devono aver intuito la mia potenza! Quando arrivo all'Alpe Eredi allungo ancora il passo. La conoscenza del territorio aiuta. Ora interpoderale a curve, noiosa e con terreno duro. Un tratto che non mi piace. Era meglio la discesa su prato come due anni fa, ma il proprietario dei prati si è opposto: già, noi mandria di bufali... Sento dei passi dietro di me, mi volto veloce e saluto. Vuoi passare. No, no, scendo dietro. Mi dice. Svolta a destra per tagliare la strada ed andare diritto verso il Bellono. Fango, terribile fango reso ancor più pesante dal passaggio di oltre 200 corridori. Non riesco a stare in piedi. Mi appoggio agli alberi, scivolo verso il basso. Do la colpa alle Hoka, ma sono io a non farcela. Finalmente il tratto “saponetta” finisce e ci accingiamo a passare il primo cancello (con i dati finali sono passato alle 10,20 dopo tre ore, 19 minuti e 36 secondi di gara di gara). Ristoro veloce. Viaggio sempre ai limiti dei cancelli e questo mi porta una punta di angoscia. E poi devo recuperare sulle Scope! Ricominciamo a correre in discesa. Il piede ora zoppica. Ma mi è passata l'idea di ritirarmi. Il mio partner è un valdostano, di Pont Sant Martin. Alla svolta a destra, nel bosco capisco che sarà complicato. Cerco di zigzagare, non seguire la ripida discesa fangosa e, contemporaneamente, di andare il più veloce possibile. Le due opzioni sono incompatibili: cado sul fianco. Mi rialzo immediatamente, anche per non sporcare il mio nuovo giubbotto. Riparto, ricado. Almeno tre volte. Una maglietta azzurra di fronte a noi. La stiamo raggiungendo. Ma è Daniele! Daniele di Forno che ho conosciuto prima al Morenic del 2013 e poi in Romagna dove ero andato per recuperare un punto per la C.C.C. Con Valentina ( e non sono stato sorteggiato, lei sì!) Daniele! Daniele! Lo chiamo, si volta. Ora viaggiamo in tre. Dal momento che mi pare vada tutto bene ogni tanto passo in testa e tiro il gruppo. E anche questa è una bella sensazione. Oggi non è giornata di paesaggi. Quando provo il percorso mi fermo sovente, a volte per scattare delle foto. Anche durante le gare riesco sempre ad apprezzare i luoghi, a fotografarli, se non con un apparecchio, almeno con la mente per fare in modo che mi restino impressi a lungo. E' una operazione che trovo connaturata nel mio modo di muovermi. Mi fermo e non penso più ai cancelli. Beh, ci ripenso quando riparto. Ma oggi no. Oggi devo guardare solo i piedi. Dove li poso. Un errore, con questo terreno, sarebbe disastroso. Nonostante la compagnia infilo gli auricolari, anche la musica aiuta. Si parte con John Fogerty e si prosegue random: Celentano... si è spento il sole e chi l'ha spento sei tu … azzeccata per la giornata, così canto a voce alta. Arriva l'Inno dei lavoratori. Immagino la sorpresa dei miei colleghi nel sentirla stropicciata dalla mia voce. Desaparecido live di Manu Chao e mi sento un po' anch'io “desaparecido” sui monti. U2: All I want e... mi commuovo. Poi Coldplay (non canto), Muse e così via... Arriviamo al bivio del Gir Curt, cioè laddove il percorso si divide. Quelli che fanno in Giro da 27 km cominciano il ritorno a Forno (sono partiti alle 10). Noi continuiamo diritto. Incontriamo i primi che già stanno tornando indietro! A questo punto capisco che il percorso è stato modificato. I miei due colleghi già lo sapevano e forse me l'hanno anche detto, ma con gli auricolari alle orecchie cosa vuoi che senta!
    Non era più possibile salire al Soglio, fare il Giro alla Croce d'Intror, scendere a Ritornato e Pian Audi. Troppo pericoloso. Come l'anno scorso. Non credo sia una questione di neve perchè non ha nevicato. Però penso alle difficoltà dovute alla nebbia fitta, al freddo, al fango che rendono pericoloso il percorso: con la stanchezza è facile cadere e, in caso di danni non leggeri, è difficile il recupero. Mi pare immediatamente una scelta corretta. In contemporanea il tendine mi dice: se volevi andare al Soglio potevi scordartelo quindi è meglio così. All'altro capo del corpo la testa risponde: purtroppo hai ragione, ma ora, anche strisciando, sino in fondo ci arrivo! Arriviamo finalmente ai Ronchi, credo pochi minuti dopo mezzogiorno. Non ho guardato l'orologio. Comincia la salita di Monsuffietto. La trovo sempre dura, ma ultimamente l'ho provata più volte e comincia ad addolcirsi. A forza di vedermi salire credo si sia un po' spianata. Suvvia, siamo diventati amici. Daniele si è fermato a far due parole con i volontari dei Ronchi e mi volto verso il valdostano: ora vado piano, se vuoi passare... E così fa. Si vede immediatamente che è un camminatore di montagna. Con passo deciso si allontana. Sabato 7 giugno, ore 12,17: una settimana fa ero sulla salita di Monsuffietto a faticare. Non c'è limite al masochismo, al piacere perverso di ansimare e lottare contro i propri limiti. Arriva anche Daniele con il suo curioso modo di muoversi: corsette di pochi metri, poi rallentamenti, fermate, ancora corsette. Mi sta davanti e lo uso come punto di riferimento. Finalmente scolliniamo e cominciamo a scendere verso il Nero. Assieme. Ora il tendine è completamente andato. Brucia. Brucia davvero. La corsa è ridicola. Mi accorgo che il piede sinistro appoggia in modo diverso dall'altro. Con la punta rivolta verso l'esterno. Penso che la parte anteriore del piede si stia difendendo dall'attacco di quella posteriore. Siamo quasi al Nero quando vedo un giubbotto rosso venirmi incontro. E' Pat. Mi volto verso Daniele e gli dico: vedi, quella ragazza che sta arrivando è mia moglie, invece l'altra che correva con me in Romagna è la mia morosa. Ha un attimo di imbarazzo e/o incomprensione. Poi si mette a ridere. Qui lui è conosciuto. Viene accompagnato sino al punto di ristoro dal suono dei campanacci. Mi cambio, Pat mi passa una nuova maglietta (quella del Casto). Mangio qualcosa. Mi ha portato un pezzo di pizza, ma fatico a trangugiarla. Lascio perdere e riparto, costretto dal cancello, per me sempre troppo ristretto (ripartito alle 13,10 dopo 6 ore, 10 minuti e 13 secondi di corsa) La salita è ripida, sotto i piloni dello skilift. Ma si sale. Se guardo indietro vedo quanto dislivello ho superato in pochi minuti e questo aiuta. Poi un traverso a sinistra e ci avviciniamo a Monsuffietto dove si passava lo scorso anno. Si sale ancora un po' e poi comincia la lunga discesa. E' il dramma! Non riesco più a correre! Troppo male. Cammino soltanto con il piede destro. Quello sinistro si trascina. Anatra zoppa. Non so se ridere di me stesso o piangere. Ridicolo o penoso. Daniele mi aspetta. Tante volte. Vai, gli dico. Ma no, ho anch'io male alle ginocchia. Ma secondo me è gentile ed ha voglia di compagnia. Tralascio altre note sulla discesa. Cioè non c'è nulla da dire sino alla salita della Carella, bella ripida, ma che mi porta la piacevole sorpresa di vedere, tra i volontari, una maestra che ha lavorato con me negli anni passati e, in cima, un termos: il più buon caffè dell'anno. Grazie!
    Ripartiamo. Finalmente convinco Daniele a non aspettarmi. Arrivo al cimitero di Forno. Devo giocarmi il tutto per tutto! Non si arriva al traguardo camminando e zoppicando. Stringo i denti. Corro … beh, è un eufemismo, ma sempre di corsa si tratta. Ultima svolta. Il traguardo. Per gli ultimi 50 metri riesco a dimenticare tutte le sofferenze della giornata.
    Pochi secondi e ricevo un sms: “Gian, tutto bene????” I quattro punti interrogativi esprimono tensione e timore. E' Pat da casa. Vero. Dovevo arrivare prima. La chiamo subito e rassicuro. Saluti, cioccolata, medaglia, incontro con Valentina arrivata da tempo, allegra e in vena di esternazioni (scoprirò poi: giunta da almeno un'ora e mezza!). Doccia. Calda. Pranzo/Cena, non so come definirlo. Sono le 16,30! Poi ho bisogno di rimettere a posto il corpo, ma soprattutto la testa. Devo coricarmi e star da solo. Rinuncio all'offerta di Valentina di accompagnarmi a casa. Insiste. Forse rispondo in modo brusco (ma ho già chiesto scusa). Mi allungo sugli spalti, chiudo gli occhi e penso. La musica di Alby non mi permette certo di dormire ma di pensare sì. Valuto, senza conoscere esattamente i tempi, la prestazione rispetto allo scorso anno e non è affatto soddisfacente. Certo la causa è dovuta al tendine per almeno il 99%, ma non riesco a considerare questa motivazione una scusante. Sono scarso! Vorrei andare solo leggermente più veloce: 1) per non aver problemi ai cancelli 2) per pigliarmela con più calma. Dopo quasi un'ora di meditazione mi rimetto il moto. Incontro altri atleti. Parlo già più volentieri. Incrocio Rob, organizzatore in capo di questa avventura. Un ciao e poi volto lo sguardo dall'altra parte senza attendere risposte. Vorrei dirgli tante cose e non so quali, che equivalgono ad un grazie. Non lo faccio perchè immagino che in testa abbia già sin troppo materiale da esaminare.
    ….. nella notte seguente e anche in quella successiva ripercorro i sentieri, i passaggi, la pioggia, i ristori, le salite e le discese. Non fatico fisicamente, ma mi ritrovo a trattenere il fiato.
    Alle 19,30 arriva Pat. Seconda cena. Vorrei fermarmi a ballare, poi il senso del dovere (e la stanchezza) bruciano ogni velleità. Domattina svegli alle 7 per una fiera ad Aosta. Torniamo a casa.
    ci vorranno due giorni per rimettere a posto la testa. Il corpo non ne risente granchè: dopo 24 ore mi ritrovo bello fresco, senza particolari problemi muscolari. Solo il tendine, quel bastardone, continua a spingere...
    Prologo
    il prologo si fa all'inizio, ma è solo una convenzione...
    Ben cinque uscite d'allenamento sul percorso di gara nel mese precedente: anche queste sono belle avventure e con diritto d'esser ricordate e raccontate con sincerità e un pizzico d'ironia. La prima, in solo, Gir Curt. Lascio l'auto in cima a Forno. Dal momento che tengo un calcolo approssimativo dei tempi aggiungo dieci minuti a tutti i “miei” intermedi. Poi, naturalmente, perderò tutti i dati. Salita ripida verso il mulino. Foto. Giornata non calda, velata.
    Dopo il mulino Val il tratto scosceso. Roccette e pietre smosse. Alla fine si entra nel bosco. Uno scatto. Cristo! Un serpente. No, una vipera mi pare. Allungo il passo, poi ci ripenso, torno indietro. Si sta muovendo lentamente, si allontana da me. Tra i due non so chi ha più paura. La fotografo da debita distanza.
    Penso. In gara non ci sarà questo problema. Non incontrerò un animale. Saranno già scappati alla vista della ciurma che mi precede. Continuo col solito Bandito e il bellissimo sentiero che si corre prima in lieve discesa e poi con saliscendi. Allargo le braccia, volo, com'è d'uopo in questi casi
    Poco prima dell'attraversamento del torrente Viana la strada sterrata è bloccata da una sbarra. Per le auto è chiusa, ma per quelli che camminano no! Ma c'è un fuoristrada fermo ed è sceso il proprietario con le chiavi della sbarra. Mi avvicino. Ma è il padre di Barbara! Già, sta andando alla casa di campagna col suo cane. Fermati. Andiamo giù e ci facciamo un caffè. Sono tentatissimo! Più di quel che si possa pensare. So già come va a finire: un caffè. Un pusacaffè. Parole. L'assaggio di qualche alcolico fatto in casa. Ed io, astemio, stravaccato sulla porta. No. No. Ho deciso di andare e continuo. Il torrente Viana con l'acqua sufficientemente alta. Ma lo sapevo e sono attrezzato. Mi tolgo scarpe e calze e passo nell'acqua. Anzi mi soffermo e scatto le foto ai piedi. Selfie! Poi estraggo un asciugamano. Evvai!
    Bella salita al Canauta. C'è ancora neve, ma il sentiero è sgombro. Certamente qualcuno è già passato. Una volta passato sull'altro lato la sorpresa: la neve è ancora alta. Devo scendere con tanta attenzione. Forse anche il cellulare non prende. Un incidente anche stupido mi creerebbe seri problemi. D'altronde se amo chiamarla “avventura” vuol dire che qualche imprevisto deve esserci!
    Man mano si scende la neve dirada e arrivo agli Alpeggi Eredi. Nuovo sentiero sterrato. Da provare. Non mi piace. Poi il ristoro del Bellono è stato spostato più avanti (non sarà così). Riprendo il sentiero del Gallo.
    Ora non sono solo. Ben tre mountain bike ad accompagnarmi. Passano anche due runners ad una velocità che mi sogno. Bivio tra le due gare. Giù deciso. Salita Carella. Ripida (che altro dire?). Ritorno a Forno. Prima prova superata e divertito.
    Seconda prova la settimana successiva. Stavolta allungo. Da Forno al Nero. E nessun serpente sul sentiero. Non mi dilungo sul percorso. Lo stesso. Guado compreso. Ma incontro la mamma di Barbara! Con il nipote. Ma questa famiglia è sempre nei boschi?
    Arrivo ai Ronchi e commetto un errore. Non riempio la borraccia d'acqua. Infilo il sentiero in salita di buona lena. Poi arrivano: i crampi. Sopra al ginocchio. E sono molto dolorosi. Non ho più nulla da bere. Borraccia vuota. Devo fermarmi più volte. A fatica scollino e infilo lo sterrato che scende. Provo a correre ed è un disastro: devo stendermi a terra! Naturalmente in contemporanea inizia a piovere. Già avevo sentito dei tuoni salendo e le nubi era nerissime. Mi ero illuso di scamparla tanto ero vicino al termine della giornata. Non so se è meglio inzupparsi o rovinarsi i muscoli provando a correre. Mancheranno si o no 500 metri all'auto di Pat che sta arrivando. Opto per la prima soluzione. Mi infilo, a fatica, un kway e scendo molto lentamente, passo per passo. Al Nero Pat mi ritrova marcio, ma... vivo e felice. Ad andar in giro per monti e boschi mi piace. Su qualche libro di psicanalisi ci sarà ben scritto il perchè! Pat mi direbbe: perchè sei un orso! La dichiarazione vale quanto una seduta psicanalitica e costa meno. La terza uscita prevede compagnia! Con me Valentina. Già insieme al Morenic e poi ai Cinghiali in Romagna. Le avevo proposto la partenza dal Nero ed arrivo al Soglio. Rilancia: partiamo dai Ronchi. Perchè no? Partendo in freschezza la salita di Monsuffietto non è poi così drammatica. Valentina davanti mi da un passo deciso e corretto ed arriviamo al Nero in poco tempo. Salita sotto i piloni dello skilift. Svolta a destra nel bosco. I segnali fucsia già ci sono, ma le foglie sul terreno rallentano il passo (forse è meglio). Rocche di San Martino finalmente, ora il sentiero diventa per un breve tratto pianeggiante, direi a saliscendi. Si corre. Valentina mi costringe a fare i conti con la mia pochezza ma piuttosto di mollare... Incontriamo degli escursionisti e la corsa diventa più veloce. Apparire. Beh, non è un peccato. Cerco anche di assumere l'aspetto di un vispo camoscio che saltella sul sentiero con scarsi risultati. Dopo la Cappella di Mares comincia la salita. E c'è neve. Ancora piuttosto spessa e con poca tenuta. Si sprofonda. Saliamo a fatica in modo casuale. Sulla dorsale non si sbaglia mai. Arriviamo in cima: tira una bella “bisa”. Ci accovacciamo dietro al monumento per mangiare qualcosa. Credo l'idea comune sia di fermarsi un attimo per godere dello spettacolo dei monti ma... il vento la pensa diversamente. Stiamo gelando. Bisogna muoversi. Giù in discesa nella neve che ogni tanto cede e ci costringe a prestare più attenzione.
    Passiamo da Monsuffietto (splendido bosco rado) e torniamo ai Ronchi senza correre: Valentina ha problemi alla schiena e il mio tendine bofonchia la sua contrarietà.
    Quarta uscita. Stavolta si torna al Giro Corto. Con Giorgio. Giorgio è iscritto al Giro Corto e non ne ha voluto sapere di fare il Lungo. Con Giorgio il percorso si trasforma: come una serata tra amici. Si parla, si parla. Si racconta. Stavolta l'unica variante è l'incontro con una serie di motociclisti. Trial. Non trail: trial. Beh, un po' di confusione si può fare. Apriamo un dibattito all'interno del gruppo (siamo in due). Fino a che punto rovinano i sentieri? Mah, essendo persone di buon senso riteniamo la questione (come tante) solo di “quantità”. Pochi va bene. Tanti no. E finisce lì, pur senza moderatore. Forse proprio per le tante parole ci mettiamo molto tempo a scendere. In tutto quasi cinque ore. Giorgio è sorpreso, ma immagino che in gara andrà molto meglio. (Arriverà in 4 ore e 22 minuti).
    Ultima uscita ancora con Valentina: dal Soglio a Forno passando per la Croce d'Intror, e Pian Audi. La seconda parte del percorso, quella più selvaggia. Propongo a Valentina due opzioni. Partenza dal Nero oppure dalla Balmassa. Mi sorprende. Mi aspettavo un “dai Ronchi” e invece sceglie la Balmassa. Quella più breve (beh, si fa per dire). Pat ci accompagna alla partenza. Non è la solita Valentina. Credo il mal di schiena le crei qualche problema. Prima della Balmassa mi ritrovo in testa al gruppo (ancora in due comunque) e non succede mai con lei. Saliamo verso il Soglio. Spunta un cane. Ho sempre avuto paura dei cani anche se ultimamente questo timore sta svanendo (ne incontro troppi e non posso sempre preoccuparmi). Questo sembra tranquillo e ci gira intorno. Poi una voce. Mi giro e sulla sinistra poco più in alto c'è un signore seduto. Pare salutarmi. Scende, si avvicina. E' Zeo! Sta facendo una passeggiata con il suo cane “Diego” in ricordo/onore dell'ex calciatore della Juventus. Ricominciamo a salire e arriviamo in cima. Ci sono già altre tre persone e arriva anche Zeo (con Diego) che ci ha seguiti.
    Non torniamo indietro. Ora verso l'Angiolino. Il sentiero, pur difficile, è perfettamente riconoscibile e anche ripulito. L'aria è fresca. Poco sotto un bel branco di capre. Con forte sbattito di ali si alza sulla destra un grosso uccello (e non sappiamo cos'è). Sulla sinistra partono due pernici. Sembra di essere in uno zoo (se il termine di paragone si è invertito è un brutto segno). Andiamo lentamente per non crearci guai e arriviamo alla Croce d'Intror. Un capriolo (o qualcosa del genere). Ci sfreccia perpendicolare al nostro sentiero: passa dalla valle di Pian Audi a quella che scende a Locana. Ci affrettiamo per vederlo scendere, ma è più veloce di noi: scomparso in discesa. Ci raggiungono tre ragazzi di corsa. Vanno. Vanno. Alpe Frigerole e poi Rifugio Peretti Griva dove ci fermiamo a pranzare... Lunga discesa verso Case Brancot. Valentina comincia a correre seriamente. Non so se sta meglio o si è stufata del lungo percorso. A Case Brancot deviazione verso Ritornato, nuovo passaggio del Trail. Risalita a Pian Audi. Nessuno dei due ha una lira in tasca e siamo costretti a rinunciare ad un caffè al ristorante! Si prosegue. Colle Matteo, anche questo nel nuovo percorso. Ora sto faticando: il ritmo di Valentina è forte. Riesco a non mollare, ma a fatica. Solo a pochi metri dal colle un lieve crampo mi costringe ad una fermata. IL dislivello positivo è terminato. Si attraversa il Bandito e si scende a Forno. Squilla il cellulare. E' Pat che è venuta a recuperarci e sta risalendo il sentiero. “Gian!, un serpente, si è alzato dritto ed ha aperto la bocca, mi sono spaventata ed ho fatto un salto. Ora il ginocchio è di nuovo molto dolorante”. In un primo momento non riesco a cogliere il piccolo dramma: “Pensa un po', un serpente ti vede e si ...rizza...” rido. Poi capisco lo spavento e il ginocchio già menomato, di nuovo nei guai.
    Affrettiamo il passo e la raggiungiamo. Speriamo il ginocchio non peggiori.
    Si corre, si corre... per fuggire da cosa? Per raggiungere cosa?
  • Ciao ragazzi,
    anche quest’anno è andata male…. Ma nessuno si è fatto male, e questo è importante.
    Questa gara doveva servire come “lungo” per la LUT ma contro Giove Pluvio c’è poco da fare.
    Veniamo all’organizzazione: ottima come sempre, ristori eccellenti, personale simpatico e piemontese (nel senso di dialetto) sempre presente (in un mondo ipertecnologico e privo delle vere identità è una boccata di ossigeno)!
    Percorso: sempre bello, verde, vario. Peccato, nel percorso “alternativo”, per quella discesa dal Monsufietto al sentiero del Gallo: lunga, noiosa, lunga, noiosa, lunga, noiosa, etc…
    Pacco gara: tristezza! Un chilo di polenta precotta e una maglietta di cotone non mi sembra all’altezza della fama delle gara. Fino a due anni fa almeno era presente il capo tecnico della North Face, cambiato lo sponsor gabbati i concorrenti?
    Premio finisher: inesistente! Non vorrete mica dirci che la medaglietta (SIC!) supplisce a questo!
    Logistica: solito problema con i furti alle auto parcheggiate dei concorrenti. Visto che “repetita juvant sed continuata secant”, direi che avete perso un’altra occasione.
    Giudizio finale: da dividere in due.
    A – la parte natura (percorso): ottimo!!!
    B – la parte umana (organizzativa): decisamente da rivedere.
    Ci rivedremo il prossimo anno: se non abitassi a 20 km direi “mai più”, ma Mister Bond insegna “Never Say Never”.
    Auguri
    GIANNI
  • Che feedback posso darvi se non rbadire che, secondo me, come organizzatori siete veramente molto bravi, efficienti ed attenti a tutto e a tutti, anche nel mangiare: come vegetariano temevo di dovermi "accontentare" (come talvolta mi capita) rinunciando a parte del menu ed invece, con mia grande sorpresa, gli addetti al pranzo m'hanno prontamente proposto valide alternative.
    Purtroppo c'è stato l'inconveniente del meteo (siamo/siete un po' sfortunati): anche se mi spiace moltissimo di non essere riuscito a salire sul Soglio nemmeno quest'anno, capisco perfettamente la decisione di accorciare il percorso a tutela della sicurezza di tutti (volontari e concorrenti): magari a qualcuno sarà sembrata una scelta sbagliata, antipatica e impopolare ma, dal mio punto di vista, avete fatto una scelta, forse non facile, ma sicuramente saggia e responsabile.
    I volontari sul percorso e ai ristori sono stati semplicemente fantastici: veramente sempre gentili e con la voglia di scambiare due simpatiche battute nonostante il tempaccio; tra l'altro il percorso era presidiato molto bene (con la giornata che c'era, secondo me questi ragazzi si sono fatti il mazzo molto più di noi che correvamo). Veramente grandissimi.
    Sul discorso dei furti alle auto (fenomeno che purtroppo sembra stia dilagando in tutte le gare della zona), è bello sapere che abbiate deciso di predisporre per la prossima edizione un servizio di controllo parcheggi più "robusto"; penso che sarebbe bene che altri organizzatori di gare vi copiassero questa iniziativa.
    Infine, come atleta "I run for Find The Cure", sono contento (e vi ringrazio) per lo spazio, la visibilità e l'ospitalità che ci date, oltre che per il fattivo e sostanziale contributo economico che date ai progetti FTC; vorrei fare un particolare complimento a Roberto per la simpatia e l'originalità con cui ha condotto la consegna dei premi "I run", interpretando a pieno lo spirito dell'associazione.
    Mi sono dilungato fin troppo; probabilmente bastava un telegrafico BRAVI! GRAZIE!
    Ma i complimenti ve li siete meritati.
    A presto... e magari... all'anno prossimo (possibilmente col bel tempo... )
    Ciao, Alex.
  • Grazie a voi che avete incentivato la nostra passione con dedizione e ospitalità.
    Un grazie particolare a tutti i volontari e non che erano, si loro, nonostante il tempo gramo, da ore, fermi a incitarci e dirigersi lungo il percorso.
    Un grazie particolare agli alpini ed alla signora che da sempre ci indica la via all'ultima salita; le penne nere trasudavano invidia, la signora avrebbe voluto .....
    I miei 66 anni e il molto fango non mi hanno turbato per nulla e sapere che alla fine ne ho lasciati dietro 100 e senza fatica mi fanno sperare di durare a lungo sui sentieri del Soglio. Un unico suggerimento: se vi è possibile, per noi matusa, facilitate la procedura di iscrizione. Forse per voi papale é una cosa comune ma per me vecio é "ostrogoto".
  • bellissima gara..montesoglio non delude mai..grazie
  • Complimenti per tutto …
    Davvero un'ottima organizzazione …
    Il tempo ??? Le condizioni "avverse" rendono ancor più affascinante queste "performance".
    Grandi …
    Arrivederci al 2015
    gp
  • Ciao,
    Voglio simplemente ti dire grazie mille per la molto buona organizzazione del Trail. Era una gara molto bella!
    Saluti,
    j.d.l.
  • Ciao a tutti.
    Vi ringrazio per la possibilità che mi avete dato nel partecipare ad un così bel trail!
    Al prossimo anno.
    Ciao.

EDIZIONE 2013

  • bellissimo anche sotto la neve. bene l''organizzazione prima e dopo la gara. vanni
  • La decisione di accorciare il percorso e stata dimostrazione di grande serietà. BRAVI. Vex
  • rob grazie a te e a tutto lo staff x averci fatto passare una bella giornata cn il goga goga party e grz x avermi fatto diventare manabrea dipendente ormai nei supermercati a rm cerco sl lei. faber 68
  • mi volevo complimentare con Rob, Fede e tutti gli organizzatori che operano dietro questo bellissimo trail, tengono puliti i sentieri e riscoprono quelli vecchi, usati dai nostri nonni, ma ormai abbandonati da anni!! Ho sempre girato in MTB per queste "rivase", ma mai come negli ultimi anni ho trovato piste cosí ben tenute e...frequentate!! Quindi....BRAVI e BRAVI!! Ancora un''osservazione....le foto pubblicate da Rob, con la neve il sabato (ma che spettacolo....) e il sole limpido la domenica....sono davvero vere!! E come dice lui..."non è uno scherzo!!",...ma mi fa venire in mente, quanto sia FONDAMENTALE l''attrezzatura obbligatoria quando si frequenta la montagna...( in qualsiasi forma la si decida di affrontare) e quanto siano FONDAMENTALI I CONTROLLI!! Chi non li capisce...non capisce la montagna!!
    Quindi un secondo ringraziamento all''organizzazione, che con materiale obbligatorio e controllo a Monsuffietto, ha pensato più a noi che al Trail!!
    Ultimi complimenti, per finire questo "pippone", perchè organizzare un Trail per un anno, capovolgerlo l''ultima settimana, e letteralmente "tagliarsi le palle" a mezz''ora dalla partenza, ma con mutismo e rassegnazione, e SOLO ED ESCLUSIVAMENTE PER LA NOSTRA SICUREZZA....beh...."non ha prezzo"!!!
    Quindi grazie e ancora grazie....e soprattutto....speriamo in una 63 completa quest''anno....perchè al Soglio....la Madona a ne speta!!!!
    Claudio
  •  

 

 

 

 


EDIZIONE 2012

 

  • 28/05/2012 via email

Ciao Roberto
qui di seguito le foto fatte durante il Trail del Monte Soglio 2012
Purtroppo la Nebbia non ha favorito la bellezza delle immagini.

Le foto all''arrivo sono fatte dall''ORCO Vittorio Duregon

 

E di seguito Il racconto della tua gara dell''OrcoPinoR ...un vero spasso

Complimenti per la tracciatura del percorso...perfetto
Grazie di tutto  
Ruisi Pino
W GLI ORCHI


  • 28/05/2012 via email

Ragazzi .... complimenti a tutti per il Trail.
Organizzazione impeccabile ... ineccepibile sotto ogni punto di vista.
Macchina organizzativa "devastante", assistenza lungo il percorso veramente incredibile ...
ancora un grazie a chi era lungo il percorso ... specialmente nei tratti "ALTI" dal Soglio all''UIA e poi a scendere al Peretti Griva
Anche sul lato "coriese" impegno notevolissimo e gran partecipazione
BRAVI BRAVI BRAVI TUTTI
Complimenti !!
ciao
Alberto Genisio        

  • 28/05/2012 via email

Sono Enrico Stivanello, ho partecipato al giro corto del vostro Trail. Bella Gara! Bravi! Mi sono stupito,favorevolmente, per la vostra attenzione nel controllare
certificati medici ed equipaggiamento gara dei partecipanti al trail(senza road
book non si parte...in una gara di 25 km?)
Raccomanderei la stessa attenzione nel controllare la zona dove gli atleti
dormono,si cambiano e appoggiano le proprie cose. Visto che dalla palestra e'' sparito uno zaino gara raidlight  e un impermeabile camp costoso.
Svegliarsi alle 4:30 di domenica mattina, percorrere in macchina circa 300km,
per ritornare a casa con  150€ di "roba"in meno non e'' male. E'' UNA BELLA
DOCCIA FREDDA!

  • 28/05/2012 via email

Ciao  a tutti
 ieri ero alla corsa (gir curt) per la prima volta
senza giri di parole (tanto tutto è perfettibile) : sono stato bene e faccio i miei complimenti all''organizzazione e un grosso grazie a tutti i volontari presenti lungo tutto il percorso e alla base  una cosa ho notato : che quasi sempre c''era una parola di incoraggiamento o un sorriso da parte loro
BRAVI
Ivano

  • 28/05/2012 via email

a malincuore dopo avervi fatto un ottima pubblicità quest anno non ci siamo trovati bene come le scorse volte ,poco organizzata la pro loco x la cena,stesso menu a pranzo,docce fredde ,personale della protezione civile non sicuramente attento al lavoro molto responsabile che devono eseguire  e  alcuni addetti della croce rossa svogliati,detto questo per crescere e non sicuramente per criticare queste manifestazioni estremamente difficili da organizzare volevo solamente chiedere dove si scarica la classifica,grazie
franco

  • 28/05/2012 via email

Ciao Fede.
Volevo rinnovare i miei più sentiti ringraziamenti a TUTTO il gruppo (organizzatori, associazioni, gruppi di volontari, alpini, semplici volontari, e tifosi tutti) che ci ha permesso di vivere questo bellissimo Trail.
Davvero un ottimo percorso, ottimi ristori, ottima organizzazione.
Avete fatto veramente un bel lavoro.
COMPLIMENTI
Luca

  • 28/05/2012 via email

Buongiorno,
volevo farvi davvero i complimenti per come avete organizzato il trail. Pensando al breefing pre gara dove avete annunciato possibili carenze organizzative in quanto "principianti" devo dire che l''organizzazione era ottima, i volontari disponibilissimi, il percorso segnato alla perfezione e i ristori forniti in maniera impeccabile.
Il tratto Bivio per Rifugio Alpe Soglia, Alpe dell''Uja, Colle della Croce d''Intor era INDICATO alla perfezione e la presenza di volontari e delle guide alpine sul percorso era decisamente adeguato.
Sullo stesso tratto però devo dire che:
1) nel breefing lo avete descritto come "sentieri non molto battuti ma recentemente ripristinati" mentre in molti punti i sentieri non ci sono proprio, in altri è visibile un lavoro di scavo recente ma non accurato in quanto non è stato previsto drenaggio con contropendenza o pietrisco. Sta di fatto che non si può definire quel tratto come "su sentiero" ma andrebbe definito "fuori sentiero ma perfettamente segnato".
2) Ho fatto questa considerazione ad una delle guide alpine sul tratto Uja-Crove d''intor dicendo che se lo avessi saputo avrei messo una scarpa più rigida e più strutturata sulla caviglia. La guida ha guardato le mie scarpe e ha convenuto che erano del tutto inadatte e pericolose su quel tratto ( Brooks Cascadia).
3) è un tratto poco adatto a sopportare il passaggio di molte persone in quanto misto fango lastroni di pietra che si imbrattano subito diventando scivolosissimi
Tutto questo non è stato indicato sulla documentazione in modo chiaro. La documentazione e il breefing soprattutto hanno fatto riferimento a tratti esposti, ripidi e recentemente ripristinati o a passaggio singolo stretto. Tutte queste definizioni vanno bene ma manca quella sostanziale: NON si tratta di sentieri.
Sarebbe stato sufficiente, anche per un discorso di responsabilità vostra, dire: fuori sentiero o su traccia appena accennata, tratto non adatto alla corsa veloce e che richiede una scarpa adatta a quel fondo.
inoltre:
Peretti-Fontanile
Non potete descriverla come una discesa sui prati. L''erba c''è ma di fatto anche qui il sentiero consiste in tratti scavati dall''acqua e con molte rocce semi coperte che non consentono una corsa veloce in discesa. Basta dirlo.
Ultima cosa che riguarda il NON buon senso dei concorrenti
Uso delle racchette. Posso capire che nel tratto Monsuffietto-Audi possano servire ma alla partenza e fino al Monsuffietto sono del tutto inutili e un sacco di persone le usano senza saperle usare e senza rispetto per chi hanno attorno (si consideri poi che la partenza è quella con più calca). Basterebbe vietarle in questo tratto indicando che vanno tenute attaccate debitamente allo zaino o ripiegate all''interno. Oppure mettere una penalità per chi le punta perpendicolarmente oscillandole e non parallelamente al corpo.
cordialmente
Tommaso de Mottoni

  • 29/05/2012 via email

Grande ROB!
Bravissimo!!! hai fatto un mega lavoro, dimostrando una forza di volontà ed un altruismo fuori dal comune!
Ti ammiro veramente tanto perchè tra le altre grandi qualità,  hai anche  il coraggio di un leone!
GRAZIE per tutto quanto hai fatto e veramente COMPLIMENTI!!!
Giorgio

  • 29/05/2012 via email

Ciao,
sono Stefania Albanese e domenica ho partecipato al Gir Lung del trail del Monte Soglio con il pettorale 368.
Mi è piaciuto molto il percorso, e l''organizzazione è stata veramente ottima. Purtroppo a causa di una mia distrazione a 5 km dal traguardo ho sbagliato strada e mi son trovata dapprima un una sassaia e poi in mezzo ai rovi e alle ortiche. Ho chiamato il nr di emergenza e volevo ringraziare chi mi è stato vicino e si è assicurato che stessi bene e che fossi poi riuscita a ritrovare la strada.
Ammetto che ho avuto un momento di sconforto, dovuto anche alla stanchezza, non riuscendo più a trovare il sentiero. Però mi avete chiamata, vi siete assicurati che stessi bene, insomma mi avete assistito e per questo volevo ringraziarvi.
Ahimè sempre la stanchezza a fine gara mi ha un po'' obnubilato il cervello (e forse anche la birra?!!) e quindi non ho cercato subito chi mi ha aiutata per poterlo ringraziare di persona. Inoltre ammetto che ero anche nervosa con me stessa per la distrazione che cmq mi ha fatto perdere tempo e anche impedito di conquiatarmi la 5: posizione (prima di sbagliare mi avevano detto che ero quinta). Ma adesso,ripensando con luciditò alla bella giornata di domenica non posso non fare i dovuti ringraziamenti a tutta l''organizzazione ed in particolare a chi mi ha aiutata quando mi son trovata in difficoltà!!
Grazie ancora e speriamo alla prossima!!!
Ciao,
Stefania

  • 30/05/2012 Franchino sul suo blog

http://lagrandecorsadifranchino.blogspot.it/2012/05/trail-del-monte-soglio-2012.html

  • 30/05/2012 Maurizio sul suo blog

http://stevepre.blogspot.it/2012/05/trail-del-monte-sogliogir-curt.html


  • 03/06/2012 Gianpiero via email

Domenica 12 maggio 2012: la preparazione
Ho caricato la sveglia alle 6 e 15. Quando suona apro gli occhi e guardo in alto. Attraverso il velux scorgo un cielo limpido e azzurro. Ma come? E l’allarme meteo con pioggia, vento e grandine? Mah, qualche volta “si” sbagliano…
Salto giù dal letto e mi agghindo da trail. Colazione. Scendo.
Passando accanto alla porta di mia madre mi sento chiamare. Faccio un caffè? Strano. A quest’ora. Perché no. Il caffè di mattino è sempre ben accetto. Non ho fretta. E poi mi pare di buon auspicio. In pochi minuti mi riempie un bicchiere. Sarebbe l’equivalente di 4 tazzine da bar. Ne bevo metà.
Salgo in auto. Controllo mentalmente l’attrezzatura. C’è tutto.
Passo davanti al Ronco Bar e vedo gli altri trailers (?) che si accingono ad entrare per la colazione. Non mi fermo. Sono sicuro di aver avuto una splendida idea. Io parto da Alpette. Loro dai Milani. Io arrivo prima al Soglio e proseguo. Loro sono più veloci di me ma, partendo dopo, arrivano in cima più tardi. Poi seguono il mio stesso percorso e mi raggiungono strada facendo. L’ultima parte del percorso la corriamo assieme.
Mi compiaccio della mia pensata. Quanto sono “avanti”. Poi, per precauzione, ho chiesto loro di chiamarmi a mezzogiorno. Tanto per fare il punto della situazione.

Le strade della domenica, alle 6,30  non sono molto frequentate. Filo veloce verso Cuorgnè e poi ad Alpette. Risalgo sino al termine della strada (Balmassa) e lascio l’auto. Un cerbiatto sfreccia veloce. L’ho certamente disturbato, ma lo considero un altro bel segno.
Alla partenza guardo l’orologio: 7,06.
Salgo lentamente. Non devo forzare. La giornata sarà lunga ed i miei problemi di tendinite (piede destro) e “malleolite” (piede sinistro) consigliano prudenza.
Salgo cercando d''essere il più leggero possibile. Devo immaginare di essere un animale, tipo cerbiatto per l’appunto, perfettamente inserito nell’ambiente che si muove rapido e senza fatica.
Certo è che i miei pantaloncini rossi non sono proprio l’ideale per sentirsi un animale inserito  nell’ambiente…
Quando arrivo al colle dove incontro il tracciato del Trail controllo l’orologio: 20 minuti. Va benone.
Due sospiri, tanto per riprender fiato e comincio a correre in piano. Mi aiuto con i bastoncini senza forzare.
Devo sempre:
camminare lento in salita
camminare veloce in piano
correre lento in discesa
Il cielo è sempre splendido, terso…
Volgo lo sguardo verso le montagne sulla destra, ancora innevate, poi a sinistra, sulla pianura: grossi nuvolosi neri che prima, giuro, non c’erano. Speriamo bene.
Il sentiero è comodo e corro con molta attenzione a come poso i piedi  per ridurre i rischi. Poi uno scatto:
se becco chi ha posato un cobra finto sul sentiero lo disintegro. Un cobra finto, vale a dire in gomma, ma che quando intravedo mi procura un brivido forte. Lo scanso passando in alto, tanto il ribrezzo, seppur finto.
Adesso è giunta l’ora di aggiungere la sintonia con la musica ed infilo gli auricolari.
Il primo brano è Unchained Melody con le voci del Righthouse Brothers e, chissà perché, immagino che sia la colonna sonora per il mio ingresso in Paradiso. Già perché dal momento che in Paradiso ci vado vorrei che questa fosse la musica d’ingresso. Nell’ordine, proprio come oggi:

Unchained Melody dei Righthouse Brothers
Many River to Cross di Jimmy Cliff
Halleluia di Leonard Cohen, ma questa dal vivo, con un boato d’applausi quando varco il portone.
Alzo le mani in segno di giubilo (tanto qui sono solo).
Supero San Bernardo di Mares da cui comincia la vera salita.
I segnali fucsia che indicano il percorso sono molto visibili anche se questa zona la conosco a memoria.
L’aria sta diventando ancor più fresca con un certo vento che sale. M’infilo un giubbotto, Meglio se fa fresco, sudo di meno…
Però quando guardo in alto verso la cima del Soglio…non c’è più. Ora è completamente coperta da nubi.
Arrivo con una discreta facilità all’Alpe Calus e mi accingo a dare l’ultimo strappo.
Un cippo che ricorda Giovanni Silva, nato nel 1955 e deceduto nel 1971. 1971! Aveva 16 anni. La foto lo ritrae con gli sci, quelli di tipo vecchio, con la testa rivolta all’indietro verso il fotografo. Era venuto sui monti per passione. Durante una discesa era sparito. Le ricerche lo avevano ritrovato sfracellato. Certamente una caduta. 16 anni!
Ci sono: in cima. Tocco la targa, suono la campanella e volgo lo sguardo attorno. Visibilità nettamente ridotta. 1 ora e 35 minuti dal parcheggio. Domenico mi aveva detto che lui sale in un’ora (e forse scende anche). Ma lui è un camoscio vero.
Ora comincia la parte sconosciuta della giornata. Versante opposto.
Ricomincio a correre. Il sentiero è invitante. Compare qualche bollo fucsia sui rari sassi e qualche strisciolina, sempre fucsia, legata a paletti di legno.
E’ un vero peccato non poter spaziare con lo sguardo attorno. E’ vero, sono concentrato, ma per me è un posto nuovo, Sono curioso.
Attraverso brevi praterie, passaggi tra le rocce. Poi il sentiero costeggia il fianco dell’Angiolino: sale, scende, sale, scende. Cammino con passo spedito. Ogni tanto mi volto per controllare se qualcuno sta arrivando alle mie spalle. Il vuoto, il nulla, la nebbia.
Arrivo al punto considerato “pericoloso”. E’ vero, ora si viaggia in cresta, ma non pare così pericoloso. Soprattutto non esposto. Probabilmente la nebbia impedisce di abbracciare i due costoni sotto di me. Un cartello triangolare segnala il passaggio più difficile. E’ sempre bene segnalare le difficoltà.
Mi sento in forma di fronte a questa natura. E’ una sensazione inebriante. Sto bene. I piedi non creano grossi problemi.
Ogni tanto un sorso dal camel bag. Bevo isotè. Il gusto dell’isotè mi ricorda altre corse lunghe del genere. Collego mentalmente tutte quelle fatte con questa bevanda trovata alla Coop.
Arrivo al Colle della Croce d’Intror
Non c’ero mai stato e già immagino di ritornarci con Pat in una splendida giornata. Fermarmi. Aprire lo zaino, quello vero. Pranzare. Addormentarmi.
Folate  di vento mi ricordano invece che sono qui, ora. Fa freddo. Tolgo la fascetta gialla sulla fronte (ricordo del Trail di Santa Cristina) e m’infilo il berretto di lana. Ho l’impressione che stiano arrivando anche gocce d’acqua. Sarà un’impressione.

Finiscono i segnali fucsia…
Ma non era tutto tracciato?
La sorpresa mi coglie impreparato. Guardo il cellulare. Nessun segnale. Bene, anzi male, credo di essere isolato.
Comunque non è un grosso problema. Decido di seguire una vecchia traccia con segnali rosso/gialli. Se c’era un sentiero ci sarà ancora.
Mi tolgo gli auricolari. Devo fare attenzione. Ora la musica potrebbe diventare una distrazione. Scendo più lentamente, senza correre. Non si sa mai, potrei intravedere qualche altro segnale fucsia, anche in lontananza (per quanto la nebbia lo permetta) e non voglio perderli.
Nulla. Continuo a scendere nella nebbia sempre più fitta.
Una grossa ombra: è una casa, anzi due. Sembrano ristrutturate di recente. Mi avvicino. Naturalmente sono disabitate. Mi fermo ed estraggo la cartina del percorso. Non ci capisco nulla. Non so dove sono.
Sulla destra una figura che sale, di corsa.
Borraccia in mano. Mi gioco lo stipendio che questo sta provando il percorso in senso inverso. Infatti.
Ciao, scusa ma dove sono?
Mah, dovrebbe essere il Rifugio Peretti Griva. Ci guardiamo attorno. Non ci sono scritte, ma conveniamo che è il Rifugio Peretti Griva.
Allora non mi sono perso. Bene.
Non so se ho seguito il sentiero corretto, ma questo è certamente un punto di passaggio del trail.
Ora lui prosegue verso il Soglio e poi scenderà per il vecchio tracciato. Lo prego di avvisare i miei amici che stanno seguendo.
Ci salutiamo. Spirito Trail, mi dice. Io ricomincio a scendere.

Arrivo all’Alpe Frigerole. Ora piove forte, forte vento. Nebbia che vola. Attraverso la curiosa, lunga stalla e volto a desta. Dopo 15 minuti mi accorgo che qualcosa non funziona. Il sentiero piuttosto scalcinato, Non vi sono più segnali. Avrei dovuto trovare un altro alpeggio invece nulla. Torno indietro e mi rifugio ancora nella stalla.
Devo risistemarmi: m’infilo i fuseaux sotto i pantaloni rossi e la sensazione di caldo è subito confortevole. Mangio pecorino e barrette di cereali ed è ancor più confortevole. Faccio il punto della situazione con più calma:
Certamente dietro di me gli altri stanno arrivando e allora li aspetto…
Li aspetto. Non troppo perché a star fermi ci si raffredda.
Non arrivano. Riparto in discesa e naturalmente, il sentiero è quello giusto. Bastava fare 100 metri nella nebbia.
Ora lo trovo piuttosto noioso e non corribile e questo mi rattrista.
Si rompe un bastoncino. Cristo, li ho pagati un occhio della testa. Lo ripiego e lo infilo dello zainetto.
Non sono abituato a scendere con soli tre appoggi, tanto abituato ero a viaggiare con quattro e ciò m’infastidisce. Devo fare più attenzione.
Entro in un bosco, segno che sto scendendo velocemente. Pur sotto la pioggia scrosciante apprezzo il passaggio tra cespugli di mirtilli (che non ci sono ancora).
Al fondo di un prato scorgo un nucleo di case. Chissà…
Il sentiero le attraversa. Sembrano abitate. Provo a far rumore. Se c’è un cane certamente mi sentirà. Sarebbe l’unica occasione per cui la visione di un cane che mi viene incontro e abbaia potrebbe darmi sollievo.
Nulla. Saranno tutti scesi in qualche centro commerciale.
Proseguo. Ora il sentiero diventa strada cementata. Un altro nucleo di case. Un signore sulla porta.
Dove sono?
Case Picat!
Ma allora sono ancora andato bene. Chiedo qualche informazione su Pian Audi.
E’ lì di fronte. Scendi a sinistra passa il torrente e segui la strada. Sei quasi arrivato.
S’informa da dove arrivo.
Pavoneggio: da Alpette.
Incuriosito mi chiede il percorso e mi fa i complimenti. Non sa nulla della corsa. Immagino la sorpresa quando, tra due domeniche, si troverà oltre 350 pazzi sulla porta di casa…
Saluto. Sembra semplice e ricomincio, finalmente, a correre.
Pian Audi è un “vero” centro abitato, con bar e ristorante.
Dedico di fermarmi. Sempre nell’attesa di quelli che mi seguono.
Mi avvicino ad un tavolino esterno, mi spoglio lentamente del giubbotto  e poi entro a farmi un caffè (e una pasta dolce).
Torno fuori ed aspetto.
Un cagnolino mi si avvicina. Non può entrare nel bar e dal momento che oggi, ma solo oggi, sono buono, gli passo un pezzo di brioche. Mi fa capire con gli occhi che ha apprezzato.
Non arriva alcuna persona e piove ancor di più. Troppo fermo. Mi riprende il freddo. Riparto chiedendo qualche informazione al barista.
Sono inzuppato ma non ho freddo. Non devo solo star troppo fermo.
Trinità, poi San Bernardo.
Squilla il telefono. Finalmente prende. E’ Domenico.
Siamo ora a Pian Audi. C’eravamo persi. Ho avvisato la moglie che ci venga a recuperare. Dove sei? Passiamo a prendere anche te?
Neanche per sogno. Credo di aver capito dove passa la strada per il Bandito. Da lì arrivare a Forno è un gioco. Ce la posso fare. Non vi preoccupate.
Sono determinato. Non mollo.
Un errore? Forse.
Ricomincio a salire su asfalto, poi sterrato. Salgo, salgo e ancora salgo. Comincio ad avere dei dubbi. Poi si addolcisce e lentamente scende. Bene, mi dico, ho scollinato.
Invece…
Invece presso due casolari diroccati il sentiero pare finire. La nebbia m’impedisce di vedere dei passaggi. Provo ancora a cercare: nulla.
Mi butto nel bosco in ripida discesa…
Questo è l’unico VERO errore. Me ne rendo conto dopo 50 metri.
Oltre alla pioggia, erba alta, terreno impregnato, nessun passaggio, nessuna possibilità di vedere quel che c’è sotto.
Devo tornare indietro. SUBITO!
Faticosamente risalgo i miei passi e decido: indietro, sentiero, poi strada e ridiscendere sino a qualche centro abitato.
Non apprezzo l’idea di essermi sbagliato, ma accetto la soluzione. Quindi, tanto per divertirmi a tutti i costi, comincio a correre in discesa creandomi, naturalmente, problemi ai piedi.
Sono di nuovo a San Bernardo. La strada ora è larga, asfaltata, ma non passa un’auto!
Finalmente il cellulare prende!
Ricevo messaggi da Pat (a Rimini), Luca e Domenico, credo preoccupati della mia situazione. Li chiamo tutti.
Pat soprattutto: non sapeva della mia idea per passar la giornata senza di lei e temo abbia cominciato a preoccuparsi. Inoltre avevo chiesto a Luca di non rivelarle le mie intenzioni e il bravo figliolo aveva eseguito la consegna.
Quando sente la mia voce intuisce certamente qualche mia “scappatella” (non di quelle che qualcuno potrebbe pensare), ma non mi pare innervosita. D’altronde la mia voce è certamente tranquilla.
Immagino un arrivo sulla strada tra Rivara e Corio. Invece… arrivo in piazza a Corio.
Chiamo Luca. Per favore vieni a prendermi. Ancora qualche kilometro, tanto per passare il tempo, ed intravedo la sua nuova auto nera. Salgo. E’ stato un bell’allenamento.


Domenica 19 maggio 2012: ancora preparazione
Nuova uscita di prova. Dal Santuario dei Milani sino a Canischio. Credo meno di 10 chilometri.
Le previsioni del tempo non sono buone. E’ prevista pioggia. In ogni caso ora non piove e Pat mi accompagna sino alla partenza.
La prima parte del percorso la conosco bene. E’ il monte Canautà che voglio vedere. Il tracciato dello scorso anno lo tagliava a metà. Quest’anno si sale sino in cima. Soprattutto voglio capire in quanto tempo posso passare dai Milani all’Alpe Bellono: dal momento che viaggio sempre al limite dei cancelli orari devo prepararmi bene.
Non piove, pur se coperto, ma non c’è anima viva. Il solito cerbiatto mi attraversa la strada. Sono sicuro che è lo stesso della scorsa settimana che passa a salutare.
Ripida salita al Canautà, poi discesa sul versante opposto. Supero due alpeggi, ma non so qual è l’Alpe Bellono…
Su di uno sterrato in discesa incontro un “montanaro” che risale con un vecchio zaino, quelli di “una volta”.
Saluto. Mi fermo. Dov’è l’Alpe Bellono?
Peina pasà (appena passata). Parla in piemontese. Per me va benissimo.
Bene, guardo l’orologio e calcolo circa un’ora e un quarto.
Mi chiede se all’Alpe c’è qualcuno. No. Peccato, una volta c’era sempre tanta gente a far festa in montagna. Ma anch’io correvo da giovane: non sono mai arrivato nei primi dieci…
Rifletto su questa considerazione. Dell’importanza di dichiarare quanto avanti si arriva…
Ci lasciamo e continuo.
Un gregge di pecore e capre e tre cani… Rallento, mi fermo. Abbaiano ma non paiono pericolosi. Spunta la “bergera” e quindi scambio anche con lei qualche considerazione sul tempo e sulla gara.
Riparto. Noto che controlla dove passo e mi chiedo il perché…
Lo scopro più tardi. A fianco della sua baita i sentieri si dividono: il gir lung a sinistra e il gir curt a destra. Io vado a destra e sbaglio.
Continuo a scendere e mi meraviglio del percorso che dovrebbe…
Già, dovrebbe…
Mi ritrovo a Forno dopo 15 chilometri. Ma va bene così. Sempre allenamento è....



Parte terza: Domenica 28 maggio: il gran giorno e l’ennesima sconfitta(edizione 2012)


Sì, lo so, il trail non fa per me. Mi sono di nuovo ritirato. Ma cosa ci posso fare se sono masochista? E se mi piacciono queste gare? Saranno ben affari miei. E al diavolo tutti quelli che mi dicono di lasciar perdere.
Adesso ho fondato un gruppo: “Quelli che si sono ritirati nei trail e capiscono il dramma”. Ho già fatto qualche iscrizione.
Arrivo con fatica a San Bernardo di Mares: tendine d’achille del piede destro con un bruciore pazzesco, malleolo esterno del piede sinistro che non mi permette neanche d’appoggiare il piede. Cosa può fare una persona sensata (ed io lo sono)? Continuare con rischi superiori alla media o fermarsi? Mi fermo e se non fosse per il bicchier di vino che mi è offerto mi verrebbe da piangere.
Non è possibile. Ho fatto del mio meglio e non ce l’ho di nuovo fatta.
A scanso di equivoci confermo, già sul posto, che il prossimo anno ci riprovo. E poi il prossimo anno arrivo a sessanta. Due traguardi... beh, almeno l’essere finisher è un vero traguardo, l’altro non so.
Comunque:
Già al ritiro dei pettorali sono teso. Molto più del solito. Gli amici si divertono a farmi delle foto per ricordare, poi, la mia faccia angosciata.
Notte insonne. Colazione abbondante alle quattro. Pat mi accompagna a Forno.
Già, perché Pat quest’anno non può partecipare: è stata operata da un mese al ginocchio. So cosa prova. Anche per lei sarebbe stato il secondo tentativo e so anche quanto ci teneva. Le hanno fatto indossare una t-shirt arancione e stampa attestati per coloro che arrivano al traguardo.
Ho fatto buon uso di tutta l’esperienza dei trail finiti quest’anno e anche di quelli non terminati. Continuo a rifiutare ogni tipo di sostegno che non arrivi da una pagnotta di pane o dalle barrette dei cereali. E’ una questione di testardaggine e di paura: non so che effetto hanno gli integratori sul mio corpo: temo di vomitare, di star male, di non assorbirli e così via.
Quindi parto con il mio isoté Coop, le mie barrette/cereali, uvetta secca, pagnotta di pane e... parmigiano.
Passo il controllo del materiale obbligatorio.
Ma come, mi fanno aprir la borsa? Ma come, vogliono anche vedere la cartina? Ma se conosco a memoria tutto il percorso, tanto è stato divertente provarlo.
Nel mio sacco c’è tutto: tutto il richiesto e qualcosa in più. E’ la prima volta che in un trail sono così controllato e ne sono anche contento… sto invecchiando.
Ho promesso a Domenico e Marco che per almeno 50 metri avrei corso con loro e così faccio. Poi vanno ed io rallento. Questo però mi ha permesso di lasciar dietro le Scope e farmi sentire meno ultimo.
Cosa ci posso fare? Far finta di nulla e dichiarare decoubertinianamente: “non m’importa di esser ultimo l’importante è partecipare” oppure cercar di lasciar le Scope dietro a lavorare e camminare/correre con quel pizzico (ma veramente pizzico) di combattività che serve da stimolo? Opto per la seconda in attesa di essere raggiunto. Poi passo alla prima dichiarazione.
Sono concentrato, rispetto al solito quasi non parlo. Salgo verso il Bandito con determinazione. Di fronte a me una lunga fila, dietro una corta fila.
Quest’anno oltre 700 iscritti. Segni di grande apprezzamento per una quarta edizione da record. Con il nuovo percorso è ancor più invitante, eccitante.
Provo ad immaginare le emozioni provate da Kilian Jornet quando corre sul filo della cresta e, nel mio piccolo, credo di provarle allo stesso modo (speriamo non si offenda per il paragone).
Poi filo correndo nel bosco verso i Milani dove Pat mi vede arrivare: sono allegro, canto correndo e questo è già un bel segno.
Poi risalgo verso il Canautà che so di dover prendere con calma essendo anche più lungo, quest’anno. Molti mi superano. Con alcuni scambio qualche commento. Incontro anche altri amici.
Discesa verso il Bellono.
Gli auricolari mi sparano nelle orecchie ogni genere musicale. Un valchiusellese testé conosciuto mi chiede cosa ascolto. da Bocelli ai Green Day, passando da Marley. E così viaggio contento, gesticolando, correndo. Immagino la meraviglia di chi, dietro, mi vede imbracciare i bastoncini a mo’ di chitarra…
Tutto fila liscio: i piedi mi ricordano sempre di non esagerare, ma come si fa. Nel bosco, in discesa, è l’unico momento in cui so di andar bene.
Urla nel bosco, suono di tromba... Ecche è? Amici castellamontesi che sono venuti a salutare. E’ per me un vero piacere incontrarli. E poi in queste condizioni ottimali.
Riparto verso i Ronchi. Li mi aspetta Luca con una borsa nel caso avessi bisogno di qualcosa.
Cominciano i primi problemi con la tendinite, ma mi illudo di poter ancor andar bene.
Ai Ronchi inizia la salita di Monsuffietto. La conosco, dura, lunga ed oggi anche calda. Dopo qualche massaggio di Luca alle cosce comincio a salire.  Rallento molto il passo...
Il dolore al malleolo sinistro cresce, il tendine d’achille brucia, sempre di più. Mi accosto a qualche trailer in crisi e lo sono anch’io. Poco prima di Monsuffietto sono costretto a rallentare ancora ed a fermarmi per qualche secondo: è la prima volta e non mi piace.
Arrivo al ristoro: sono in tanti, giocano a bocce, le costine e le salamelle sono invitanti. Mi chiamano. Fermati a mangiar qualcosa. No, grazie, mi accontento dell’acqua e dei biscotti. Ce la posso fare.
Anche il mio tempo di passaggio sta entro i limiti. Continuo a credere di potercela fare.
Certo che la salita alle rocce nere è massacrante. Con me arriva Aldo, Scopa in servizio come lo scorso anno. Mi incita (grazie): dai che quest’anno ce la fai.
Quando arrivo al colmo (bivio che scende alla Balmassa) incontro altri amici che salutano. Ma adesso dovrei correre: non ce la faccio. Ahi! Con un piede che non si posa e l’altro che brucia… Troverò mai la soluzione a questi problemi. Tecar, iniezioni di non so cosa, ghiaccio, stretching, riposo, massaggi, creme di vario tipo non sono servite allora…
Sono a San Bernardo di Mares. E’ la fine vera. Calcolo i tempi. Sì, posso salire al Soglio. Ma a quale prezzo? E poi?
Mi ritiro. Stacco il numero (assicuro coloro che non l’hanno mai fatto: QUESTO è il momento peggiore).
Chiamo Pat e sento dalla voce la preoccupazione per le mie condizioni di salute. Provo a spiegare che è solo una questione di piedi. Non finisco. Chiudo la telefonata.
Dopo poco mi richiama Luca per saperne di più. La mamma è preoccupata.
Scendo con un volontario in fuoristrada: con me le due Scope: Stefano e moglie.
Cerco di mantenere una certa dignità, ma è evidente che il cuore è diventato nero.

Mi impongo di non tornare subito a casa. La voglia di abbandonare tutto è tanta. Di rinchiudermi sul mio divano e di addormentarmi.
Arrivo a Forno. Saluto qualche amico. Doccia. Vado a mangiare: DA SOLO. Pasta, carne, patatine fritte, dolce. Divoro tutto.
Il cibo come compensazione della sconfitta.
Attorno a me racconti della giornata, di corse, di arrivi, di mali di ogni genere.
Guardo i ragazzi che aiutano ai tavoli. Gentilissimi.
Certo è che essere finisher in una situazione come questa deve essere bellissimo…

E’ tutto qui. Null’altro da aggiungere ( sono già tante pagine).


gianpiero madonna


EDIZIONE 2011

in costruzione...


EDIZIONE 2010

  • 31/05/10 - Carù Adriano (atleta pett. 369) via email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ciao, premetto sono al mio secondo trail ma sono anche organizzatore di gare e  partecipo a moltissime gare di tutti i tipi essendo anche triathleta. Detto questo non posso che farvi i complimenti per la gara e per il trattamento da signori che ci avete riservato, se poi la sbavatura deve essere la taglia della maglia tecnica (north face) beh ben vengano queste sbavature!!
Tutto veramente perfetto, l''accoglienza del sabato, la cena, la notte in palestra (con servizis empre puliti tra l''altro), la gara (noi abbiamo fatto il Gir curt) in tutto il suo svolgimento (tracciatura-ristori-segnalazioni), il dopo gara ..insomma siamo tornati a casa veramente contenti e non potevo non farvelo sapere. Adriano Caru'' (pett. 369)

  •  31/05/10 - Carmen Hildebrand (atleta pett. 116) via email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

thanks very much for your offer – I enjoyed the race, beautiful nature, nice weather (I don’t like heat..), not so many participants (I like to run lonely…), but many nice people there!!!!I didn’t know this region of Italy (I’m living here for 1,5 years, I’m coming from near of Frankfurt in germany )– very nice!!!
Greetings from Switzerland Carmen Hildebrand

  • 31/05/10 - Pino Ruisi (atleta pett. 21) via email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ciao a tutti
Giornata speciale nel Canavese
Qui di seguito le foto scattate OnTheRace:
Foto di Ruisi Pino: CLICCA QUI
Un saluto

e il suo racconto su gliorchi.blogspot.com

 

Inutile raccontare questo Trail quando gia'' esiste da anni una poesia che lo sintetizza tutto :
Su le dentate scintillanti vette
salta il camoscio, tuona la valanga
da'' ghiacci immani rotolando per le
selve croscianti :
ma da i silenzi de l''effuso azzurro
esce nel sole l''aquila, e distende
in tarde ruote digradanti il nero
volo solenne.
Salve, Piemonte!
Giosue'' Carducci

Provo comunque a raccontare questo Trail ancora per me a kmzero.
La decisione di essere presenti e'' stata presa in sintonia con gli altri Orchi, nel mesi di dicembre 2009, quando alla riunione annuale abbiamo deciso i Trail dell''anno che verra''.
Il Trail del Monte Soglio appariva come un punto di passaggio per arrivare preparati ai grandi Viaggi estivi.
Il TMS, cosi ormai e'' abbreviato, e'' in realta un Trail che ben si presta a mio parere ad essere il Trail dell''anno.Bene si integra nei Trail a kmzero che coprono tutto l''arco alpino della provincia di Torino, adatti a diventare il circuito dei Trail Olimpici.
- 3Rifugi ValPellice
- Trail dei due parchi
- Morenica Trail (Rivoli)
- Chaberton Marathon
- Trail di Ulzio
- Maratona Alpina di Val della Torre
- Trail del Monte Soglio
- Morenic Trail (Ivrea)
- Royal Ultra Sky Marathon
- Isangarda Trail
All''inizio un''idea un po'' folle..... chissa'' forse solo un sogno nel cassetto.... Riprendo ,dopo piccola digressione, il racconto del TMS.Gli Orchi sono iscritti in buon numero Pino''C,Mirko,Livio,Greg,Andrea,Mauro,Silvio,Steu,Giorgio... mancava solo
Andrea ma in zona Cesarini riusciamo a iscriverlo grazie a Roberto che lo ha messo in lista d''attesa.Arriviamo presto alla palestra delle scuole di FOrno Canavese per poter usufruire delle brandine e materassi messi a disposizione dall''organizzazione. A gestire la palestra , due addetti (mi scuso per non sapere i nomi) che con teutonico cipiglio dovranno affrontare circa 150 trailer.
Non penso avranno difficolta'' almeno prima della partenza, tutti troppo presi a cercare energie interiori per poter affrontare i 60km e i 3400 D+ che domattina di buon''ora li attendono.Ritiro pettorali, preparazione del zainetto per l''indomani...tutto si svolge per me come un rito solenne. E'' gia'' ora di cena...siamo imbottiti di carboidrati, ma la cena va fatta egualmente...
Ci approprinquiamo al capannone che viene utilizzato dalla Comunita'' di Forno anche per altre manifestazioni e prima di cena ,Roberto presenta il percorso...indica i tratti piu'' complessi..domani pero'' non sono previste precipitazioni e il percorso sara'' in perfetto stato.Per il dopo cena l''organizzazione ci propone il film su Marco Olmo ''Il Corridore'' con la presentazione del protagonista... seguiamo il film per una mezz''ora poi ci precipitiamo in palestra per cercare di riposare. L''addetto alla palestra alle 11.00 spegne le luci...nessuno si lamenta..nessun manifestazione di intemperanza... sembra di essere a naia ma qui e'' un''altra cosa.Quando passava il sottufficiale a spegnere le luci della camerata gli epiteti i versi e quant''altro si sprecavano...qui no..anche se sembra un''ambiente cameratesco il rispetto del
silenzio e del riposo e'' sacro.Ore 4.15 un trailer gia'' vestito di tutto punto borracce piene comprese, si aggira come un fantasma tra i sacchi a pelo della palestra...credo non abbia chiuso occhio...che il dio Albios lo protegga. Arrivano anche Andrea e Mirko che non avendo dormito a Forno hanno preferito la levataccia delle 3.30...Siamo alla partenza...ore 6.00 leggere ed umidi nebbie avvolgono le montagne , cosi partono 350 atleti chi per il gir lung chi per il gir curt. Il primo obiettivo e'' il Mulin Val , logo del TMS.Steu ieri sera mi spiegava che il Mulino e'' stato fatto costruire da una famiglia in memoria del loro unico figlio morto per un incidente.
La costruzione e'' in muratura mentre il movimento e'' stato costruito in Olanda. Essendoci poco vento le pale sono mosse da corrente elettrica, ed il movimento, segno di vita, conforta i genitori.
Arriviamo al Mulino gia'' fradici di sudore, un po'' per la veloce corsa ma sopratutto per la forte umidita'' mattutina. Seconda tappa la chiesetta della Madonna della Neve... si viaggia tra boshi di Faggi , castagni, noccioli...un percorso veloce molto adatto a chi ha una buona preparazione su strada.I luoghi che attraversiamo si prestano a fiabe e racconti d''altri tempi:
Si racconta di quando
Uomini con la coda
e con una forza bestiale
uomini forastici
vagavano selvatici
per boschi e non
bastavano dieci gendarmi
a fermarli quando
con la luna piena
cercavano nei luoghi abitati
giovani fanciulle da rapire

Viaggio con Andrea e Mauro, riusciamo ad un bivio a perdere le tracce, era talmente evidente ma eravamo troppo presi dalla conversazione per riuscire a ritrovare il percorso, Andrea e Mauro puntano due direzioni diverse e assicuratoci che non c''e'' nessun segno rosa torniamo indietro sui nostri passi e riprendiamo il sentiero per passare il cancello 2 di Pratialdo localita'' presumo di origine Longobarda. Perdiamo litri di liquidi nella corsa veloce del sentiero che ripristiniamo immediatamente integrando il tutto con pastiglie di sali, 1 ogni 2 ore circa...io da parte mia continuo a nutrirmi di datteri, fichi e frutta disidratata.Siamo nell''osasi del Sacro Monte di Belmonte, il percorso attraversa sentieri naturalistici che si snodano lungo un percorso circolare, attraverso un bosco di querce e castagni secolari punteggiato da grosse rocce granitiche rossastre.Si narra che il santuario fu'' fatto costruire da re Arduino per grazia ricevuta intorno all''anno mille. Al cancello 3 al 32km di S.Colombano, un ristoro piu'' ricco ci attende anche con panini al prosciutto, banane,grana,fette biscottate con nutella ....occorre fermarsi ci attendono ancora altrettanti chilometri ed il dislivello piu'' importante.Alla salita al MontSuffiet , al cambio di ritmo, da corsa veloce a salita , le gambe non vanno il passo si fa lento e rallentiamo notevolmente....bhe vorrei vedere voi al 36km iniziare mentalmente una salita da 1500D+. L''obiettivo e'' ormai cima Mares...con Andrea ci arriviamo con una ricca dose di Gel corroborante e poi....con il diradarsi delle nubi la vista spazia sulla nostra destra su tutta la valle dell''Orco (o Locana) su parte della Val Soana e ci ripaga di ogni fatica di ogni negativita'':
Aldila'' della valle
L''antica terra dei Salassi
Aldiqua'' i luoghi della Legione Tebea
Splendide cime , immani vette
La vista dell''ORco e
Termina la Tribolazione.

Fino alla cima del Soglio ci accompagna il massiccio del GranParadiso, due terzi della RUSM sono davanti a noi, riconosciamo il vallone del Piantonetto , il colle dei Becchi ancora coperto di neve ......In Punta al Soglio una webcam mobile ci attende, ma Enrico non ci ha visto passare... foto di rito un breve ristoro e ripartiamo per la breve discesa di 13km che ci attende. Qui in sulla cresta del Soglio si svolgevano antiche transumanze che portavano i margari dalla pianura del canavese alle valle di Lanzo passando dalla cima dell''Angiolino e dalla Vaccarezza , da li poi all''Alpe Cialma per proseguire per Coiro e Lanzo.La discesa dal Soglio passando dall''alpe Soglia ci regala ancora un piccolo colle che affronto con un lieve fastidio alla pianta del piede.... pensavo fossero bolle in realta'' trattasi di un''irritazione a qualche'' nervetto dovuto al cambio di scarpa. All''ultimo cancello di Milani ci concediamo una birra dopodiche'' come inseguiti da 20 venti Masche dopo 60km corriamo verso l''agognato arrivo sono le 17.40.Docciato mi complimento con Greg che con le sue 8.40 ha fatto un tempone , mi prometto di pagargli un litro di birra.
Mi precipito al Bar del Capannone per usufruire del mio buono consumazione ma l''omone che lo gestisce mi appone un timbro sul dorso della mano ordinando ai due giovani baristi di darmi tutto cio'' che chiedo AD LIBITUM.

  • 31/05/10 - Bastrentaz Andrea (atleta pett. 70) via email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ciao,
Vi faccio i complimenti per l’organizzazione impeccabile, uno spiegamento di forze da trail di grande livello. Peccato per l’umidità soffocante, ma su quello non si poteva farci niente.
Un successo meritato, complimenti!

  • 31/05/10 - Castellano Gianpaolo (atleta pett. 310) via email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ieri splendida giornata di sport e divertimento, non pensavo che fosse così bello ed emozionante correre anche "solo"  i 26 km del gir curt.
Complimenti per organizzazione, dai contatti iniziali fino al pasta party finale
Al prossimo anno!
gpcastellano aka ventefioca
http://ventefioca.wordpress.com/

  • 31/05/10 - Tessari Rita (atleta pett. 97) via email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

APPUNTAMENTO AL PROSSIMO ANNO_GRAZIE A TUTTI!
Da parte di chi ha partecipato alla gara, Rob grazie a te e a tutti i tuoi collaboratori, grazie a tutta l’organizzazione, grazie all’assistenza sul percorso veramente tanti e molto disponibili. Figurati che a Cima Mares volevo essere rassicurata sulla posizione di mio marito che aveva qualche problema di crampi ebbene sono riuscita a sapere a che ora aveva superato il controllo precedente e più o meno quando sarebbe arrivato in quel punto, previsione rispettata. Grazie
Ottima l’organizzazione ma questo te lo abbiamo già detto ieri.
Ciao

  • 31/05/10 - Maso Filippo (atleta pett. 1) via email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

GRAZIE! Un sincero grazie a tutti i volontari, organizzatori e abitanti di forno & co. per questo magnifico TMS 2010! Uno Staff che ci mette davvero il cuore! Per quanto riguarda la gara (la mia prima lunga) è stata magnifica: tracciato stupendo, ristori ok! (al trentesimo km veramente SUPER) grande supporto lungo il percorso (in un tratto anche una ragazza con un campanaccio!). Cose da migliorare??? SOLO IL MIO ALLENAMENTO =)
Ciao e alla prossima!
geppo

  • 31/05/10 - Rovelli Roberto (atleta pett. 124) via email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Bellissima Gara!
Il percorso era ottimo!
E anche l''accoglienza è stata ottima,
Bravi a tutti!

  • 31/05/10 - Grimaldi Enrico (atleta pett. 168) via email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

 

 

Con piacere esprimo anch''io i miei complimenti a tutto lo staff organizzativo di questa BELLA e TOSTA corsa,anche se purtroppo,causa infortunio pregresso,non ho potuto ahimè arrivare al traguardo del Gir Long che mi ero prefissato.
Ho avuto modo comunque di apprezzare la prima parte del percorso.Bella e affascinante.
L''anno prossimo vi commenterò il resto.( mi hanno riferito che è ancora meglio!!)Un ringraziamento sincero alle due scope,Paolo( il verbo) e Marco(il riservato), simpatici e coesi atleti che
mi hanno spronato e sopportato con pazienza fino a quando mi è stato possibile continuare.Grazie.Infine approfitto di questo spazio per salutare e complimentarmi con gli amici di Pontremoli--Sergio,Ale,
Michele e Antonio ( se penso che qualcuno di loro,senza fare nomi,aveva addirittura qualche dubbio
circa la possibilità di arrivare al traguardo!!....e poi mi fa un 8:32: e qualche secondo!)
Bravi,siete stati forti!Tanti sportivi saluti e arrivederci al prossimo anno.

 

  • 01/06/2010 - Antonio Audo (atleta pettorale 206) via email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Complimenti a tutti, è stata una giornata indimenticabile. Organizzazione perfetta e parte “alta” del percorso spettacolare. Cosa ne pensate per la prossima edizione di allungare la parte “alta” verso il monte Angiolino e la Vaccarezza, tagliando magari un po’ parte dalla “bassa”?

  • 01/06/2010 - Peroglio Antonello (atleta pettorale 207) via email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ciao a tutti,
voglio rinnovare i complimenti all''organizzazione per la cura di ogni più piccolo particolare, dalla ricevuta del pagamento al luculliano pranzo finale, ci avete coccolati in tutti i sensi. Il nostro Canavese è veramente grande!!!! Ritiro la proposta di allungare il giro fino all''Angiolino, 60 km son più che sufficienti, il giro è bello tosto ma il percorso è più scorrevole dell''anno scorso, a patto di conservare un po di fiato per il finale. Propongo come antipasto per il menù dell''anno prossimo il salame di turgia e una bella fettazza di toma tanto per far conoscere le tradizioni locali.
Vi giro un paio di "trailers" che ho fatto durante la gara, non sono un granchè, abbiate pazienza ma ero ....un po'' di corsa.(Vai alla sezione "VIDEO" per vedere i video di Antonello)

 

Di solito quando racconto delle mie gare, esprimo pensieri, sensazioni, emozioni che, in qualche modo, possono avermi colpito durante la manifestazione, o sulla giornata, o su qualsiasi cosa che mi faccia riflettere. Del trail di Forno Canavese sono molte le cose mi hanno colpito. Non parlerò della gara dal punto di vista competitivo, fattore decisivo per qualcuno, scriverò dei miei pensieri che mi hanno accompagnato per quasi due giorni.
Il personaggio: Marco Olmo, il protagonista della vigilia di gara, invitato dagli organizzatori, ha presentato alcuni pezzi del suo film. Ha parlato con la gente, con la sua modestia il suo modo di fare è un esempio per tutti noi. Era la prima volta che lo vedevo da vicino, fisicamente era proprio come lo immaginavo, stringergli la mano e avere la sua firma sul libro-intervista appena uscito è stato un bel momento.
Le parti non umane: I Gonfiabili della partenza e dell''arrivo, pronti per vederci passare. Essi dall''alto ci avvertono che tutto è pronto, ormai non ci si tira più indietro. L''indomani mattina alle 6 saranno li, a farci partire e aspettare il nostro ritorno.
L''aiuto dei volontari: tanti, senza di esse queste gare non potrebbero esistere. Tante persone disponibili, tutti con le magliette del Trail o della Pro Loco. Ci hanno dissetato, dato da mangiare, hanno riempito centinaia e centinaia di bicchieri, hanno lavorato ininterrottamente per ore ed ore. Più di 90 volontari dislocati lungo il percorso, un piccolo esercito dell''aiuto.
Noi trailers: quasi 350 iscritti, un vero record per una gara che è solo alla sua seconda edizione. Tanti arrivano dalle regioni vicine, qualcuno anche dalla vicina Francia. Persone che masticano e vivono di trail ormai da un po'', tutti perfettamente attrezzati, consapevoli di partecipare a una competizione che richiede allenamento. Ormai ci si conosce, abbiamo gli stessi ideali, correre nella natura, sui sentieri, sulle montagne, col freddo, col caldo, con la neve e la pioggia, ma sempre all''aria aperta con quel rispetto che c''è richiesto dagli organizzatori e dalla nostra coscienza.
La logistica: perfetta e ideale per una competizione di questo tipo, un grande tendone per rifocillarci e chiacchierare, una palestra dove erano pronte quasi 100 brandine per altrettanti atleti, docce calde e servizio massaggi a disposizione.
La segnaletica e tracciatura: tutta l''organizzazione deve aver lavorato tantissimo per tracciare ogni 100 metri un percorso di 60 km e un altro più breve di 26 km. La sottoscritta per ben 2 volte ha sbagliato percorso ma è stata solo per la mia distrazione.
L''organizzazione: un bravo Roberto Negri, ideatore in primis del Trail, che con pazienza e molta competenza è riuscito a mettere su un apparato informatico di tutto rispetto, innanzitutto dalla particolarità della diretta dei passaggi al Monte Soglio, a quota 1900 metri. Tutti i parenti, gli amici, e quanti sono rimasti a Forno potevano vedere in diretta i passaggi dei corridori. Non solo questo, ma i passaggi ai vari cancelli, ben 5, per numerare, cronometrare e informare la base, del passaggio di oltre 300 atleti. Un servizio utilissimo è stato l''obbligo di portare tra il materiale obbligatorio il road - book, minuzioso nei particolari.
Gli sponsor: sicuramente l''aiuto dei vari sponsor, tra i quali North Face e Garmin, ha consentito di dare agli atleti un bel premio gara e un servizio ottimale sul cronometraggio.
L''amicizia: il trail vuol dire anche conoscere, incontrare, parlare, vivere vicino ad altre persone. Si stringe facilmente amicizia, ci si incoraggia, si discute sul percorso e non solo, si brinda a bicchierate di birra e...qui di birra ne scorreva perché era gratis!
Il Percorso: quasi tutto sterrato, pochissimo asfalto, sentieri tecnici di montagna, passaggi caratteristici attraverso la chiesa di Milani, il Santuario di Belmonte, il santuario di San Bernardo di Mares, una preghiera al passaggio di questi posti ci stava tutta. L''attraversamento del bellissimo parco di Belmonte, che non avevo mai visto. Inoltre una serie di guadi da passare, attraversamenti boschivi con single trek bellissimi, discese e mezze coste infide e da prendere con la dovuta cautela. Decisamente un tracciato vario e ben preparato.
Gli animali: non se ne sono visti tanti, anche se verso la salita del Soglio iniziava la migrazione delle mucche che salgono ai pascoli alti. E mentre salivano loro, salivamo anche noi, chi doveva passare per primo su quel sentiero stretto, loro o noi? C''è stato un po'' di agonismo divertente. Dopo le mucche è stata la volta del gregge delle capre e delle pecore, ma queste sono più veloci, e più educate, ci lasciavano passare.
Il traguardo: era la prima volta della sottoscritta su una distanza di 60 km. A 1 km dall''arrivo sapevo che l''impresa era quasi riuscita, dopo esattamente 8 ore e 9 minuti, tra gli applausi dei miei amici, della mia famiglia, quasi ballando dalla gioia ho guardato lassù, in alto e ringraziato della riuscita della sfida.
La prima sfida: questa gara, alla quale mi ero iscritta mesi fa, le avevo dato un titolo LA PRIMA SFIDA, significativo per poter arrivare psicologicamente a quella che cercherò di portare a termine il 25 giugno: IL TRAGUARDO dell''Ultra Trail delle Tre Cime di Lavaredo di 90 km.
I vincitori: mi inchino a questi fenomeni, il re e la regina del Monte Soglio.  Tra i maschietti Giuliano Cavallo, valdostano di adozione, impiegato nell''esercito, ha percorso i 60 km in poco più di 6 ore e 20 minuti. Raffaella Miravalle, che di questi posti è nativa, è una guardaparco fortissima nelle gare di questo tipo. Il decimo posto assoluto e il tempo di 7 ore e 11 minuti rende omaggio alle sue capacità.
La sottoscritta: mi inchino a me stessa, in 8 ore e 09 minuti ho realizzato un piccolo sogno. 5° femminile dietro delle vere fuoriclasse. Corinne Favre, simpaticissima francesina piena di spirito. Cinzia Bertasa forte sky runner, Sonia Glarey valdostana di Cogne, che non smentisce le sue origini montanare. Ma si sa, i sogni sono volatili, quando se ne realizza uno si pensa già al prossimo....
La mia famiglia: in paziente attesa ma sempre presente nei momenti più grandi della mia vita.

  • 01/06/2010 - Cavallo Giuliano - VINCITORE GIR LUNG! (atleta pettorale 61) via email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ciao ragazzi, poche parole bastano per fare i complimenti e
ringraziare tutti quelli che hanno fatto parte all''organizzazione, dal punto di vista dell''inizio iscrizioni alla fine delle premiazioni cioè tutto. Voglio confidarvi una cosa importante, se il prossimo anno riuscirete
a trovare un''altro pò di spazio questa manifestazione sicuramente
potrà quasi portare un incremento del 60/% dei partecipanti
garantito........
grazie ancora di tutto e ci rivedremo il prossimo anno 3° ediz. 2011--
Cavallo Giuliano il vincitore (Pett. n.61)N.B. Percorso duro ma meraviglioso!!!!!

  • 01/06/2010 - Biava Yves (atleta pett.302) via email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Ma dobbiamo per forza aspettare un anno per un altro trail nel canavese? sono stato molto bene e ho passato una giornata fantastica. Era il mio primo trail e ho corso con due ragazzi per tanti kilometri, ci siamo dati il cambio e aiutati a vicenda per arrivare alla fine. Nel sorteggio ho preso l''invito al Chaberton Maratohon 2010 in data del 1 agosto, purtroppo non potrò andarci ma se interessa fatemelo sapere e manderò l''invito a chi lo vuole con molto piacere...
mi prenoto per il prossimo TMS.
Yves

  • 01/06/2010 - Cantarello Nayla (atleta pett.196) via email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

grazie tante per la bellissima accoglienza l''organizzazione meravigliosa che ha reso questo trail speciale cantarello nayla pett n 196

Ecco un ulteriore piacevole traguardo raggiunto dal Running Saronno: il Trail del Monte Soglio. Su e giù per i sentieri del Canavese, questo trail ha presentato la sua terza edizione il 30maggio. Alla partenza erano schierati 4 atleti portacolori del nostro mitico gruppo Trail: Rita Tessari, Enrico Schiocchett, Andrea Papini e Luca Terruzzi.
Al termine dei 60 chilometri del percorso i quattro atleti si sono ritrovati tutti finisher!
La gara è stata caratterizzata dall''umidità "cambogiana" nella prima parte della giornata, dopo le abbondanti piogge cadute. I primi 30 chilometri si sono snodati per boschi e sentieri sotto costa per un tracciato tutto sommato "corribile" tra prati e ruscelli. Come i nostri ben sapevano, tuttavia, la gara vera è iniziata al km 32: le prime defezioni, i primi ritirati e l''attacco della verticalità. Dal ristoro di metà gara, appunto poco dopo il trentaduesimo, si è materializzata la salita fino alla cima del Monte Soglio, sulla cui vetta il vento fresco del tardo pomeriggio aveva ormai preso il posto della calura e dell''umidità del sottobosco. Grazie anche alle mutate condizioni meteo gli atleti giunti in cima hanno potuto godere di un panorama unico sui monti circostanti; sulla Valle Orco e sulle guglie della Valle d''Aosta con la cima innevata del Gran Paradiso a fare la voce grossa.
Organizzazione impeccabile, sentieri ben tracciati.... gli incitamenti di Marco Olmo (testimonial dell''evento) e un ricco buffet pre e post gara hanno fatto da corollario a questa bella esperienza che ci sentiamo di segnalare e, perchè no'', suggerire per le prossime edizioni.
Al traguardo la sorpresa più gradita è stata rosa: Rita Tessari, oltre ad essersi qualificata migliore degli atleti del Running Saronno, è andata "a premio" nella sua categoria: complimenti per l''ennesima prova di forza e costanza Rita!!!! nel perfetto spirito trail occorre comunque fare i complimenti a tutti... partecipanti ed organizzatori! al prossimo anno!

  • 03/06/2010 - Colombo Fabrizio (atleta pettorale 314) via email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ciao, volevo ringraziere te Rob, tutti i tuoi collaboratori e tutte le splendide persone del canavese incontrate in questo weekend!...pur considerando la breve distanza  che ci separa da Forno Canavese (io e gli amici Marco, Enzo ed Ivano siamo di Novara) avevamo deciso di rimanere fuori a dormire, per gustarci forse un pò di piu...lo spirito trail...e ne sono rimasto veramente affascinato!!! A mio modesto parere avete curato tutto nei minimi dettagli, e ci avete coccolato per entrambe le giornate! Grandissimi! Ed il percorso (Gir curt quest''anno per noi...) mi è piaciuto un sacco e non vedo l''ora di tornare l''anno prossimo per affrontare la 60!!!
...buone corse a tutti!
Fabrizio Colombo (pettorale 314)

  • 04/06/2010 - Veronesi Roberta (atleta pettorale 339) via email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ciao sono Roberta, pettorale n. 339, volevo fare i complimenti a Roberto e a tutto lo staff per l'' organizzazione di questo trail. E'' stato curato tutto nei minimi particolari e con una precisione mai vista! Volevo ringraziare anche i due ragazzi al centro base che molto gentilmente mi hanno dato modo di caricare il mio Garmin !
Non ho parole per descrivere questa magnifica giornata.......forse certe cose vanno semplicemente vissute per essere capite!
Di una cosa sono certa il prossimo anno......io non mancherò!!!!
Grazie ancora a tutti!!!!
Roberta!

 

Trail del Monte Soglio 60km 3400mt
3° tappa di avvicinamento alla CCC
Questa e’ una data decisive e decido di parteciparvi solo poche settimane prima, non ho assolutamente la preparazione ma avevo deciso di correre gare lunghe appunto in preparazione alla CCC e questa non potevo mancarla.
Partiamo con Davide in perfetto stile in ricordo dei vecchi tempi e delle vecchie vacanza a Biarritz soltanto che stavolta i mezzi sono decisamente piu’ comodi di allora.
Direzione Forno Canavese. La colonna sonora e’ quella delle grandi occasioni 88 piu’ assaggi vari e leggermente piu’ sereni.
Arriviamo in tempo per salutare gli amici Pino ed ecodiesel, prendere il pettorale e assistere all proiezione del film su Olmo. Lui e’ li presente insieme a sua moglie.
Giusto due parole di commento a fine film e ci ritiriamo a nanna, domani la sveglia suonera’ molto presto. Ore 5.00, francamente non mi ricordavo che in macchina si dormisse cosi’ comodo…
I miei preparativi sono proprio pochi, francamente devo solo impostare un passo corsa che mi permetta di completare questo 60 km e non arrivare in condizioni disastrose e per farmi capire che il Bianco non e’ irrangiungibile e non e’ un’impresa impossibile. Al via incontro Mirko con un bel cappellino che gli dona proprio ed il grandissimo Vipiana, scambio due battute e ormai tutto e’ pronto. Breve briefing e alla 06.00 si parte. Via di corsa.
La prima progressione va su asfalto e lascio andare le gambe. Divido la gara mentalmente in 3 blocchi, i “primi” 39 km sono di avvicinamento alla grande salita di 8 km e 1500 mt di dislivello consecutivo alla vetta dl monte soglio a oltre 2000 metri poi ci sono gli ultimi 13 km di discesa e piccoli strappi. Affronto la prima parte praticamente quasi tutta corricchiando. I passaggi sono favolosi in mezzo a boschi traversi e piccoli guadi ed addirittura il costeggiare un rigagnolo che fa magico questo tratto di corsa. Finalmente arrivo al gonfiabile The North Face che definira’ la meta’ gara.
A fianco a me il fratelo di Galanzino, ci fermiamo a mangiare qualcosa, mi dice che forse non continuera’, discutiamo un po’ delle porte di pietra e dell’edizione di un mese fa a cui non ho partecipato. E’ vero si fermerta’ e non terminera’ la corsa. Al ristoro tutti parlano di questa temibile salita al soglio, io non capisco, ma lo capiro’ piu’ tard i… dopo qualche km.. ebbene eccomi nella sconda mia parte di gara: 8km e 1500 mt di dislivello positivo tutti in un solo strappo che dopo 39 km di corsa gia’ fatta non sono poi il massimo. Sono interminabili, fortunatamente la salita e’ divisa in 2 tronconi e almeno riesco a riprendermi mentalmnente. Si sale e si sale ancora. Il panorama inizia ad essere veramente molto bello. Si apre tutto davanti a me facendomi vedere tutte le montagne ancora innevate. Al rifugio mi dicono che ci sono gli ultimi 300 mt di salita prima di arrivare in vetta; alche il mio fedele orologio me lo conferma, non e’ una balla..Riparto passo dopo passo arrivando in vetta e toccare con mano un po’ di neve, io che vengo dal mare. Scambio un po’ di battute con i ragazzi del soccorso alpino e poio affronto gli ultimi 13 km di discesa (che comunque se dovessi scegliere..discesa tutta la vita) in discesa dopo 50 km le gambe non ci sono piu’ o almeno non ci sono come vorrei ed in certi tratti e’ talmente ripida che non e’ assolutamente corribile. Ad in rifugio mi dicono che devo fare un taglio in per raggiungere l’altra vallata, mortale svalico su sfasciume che mettono a dura prova le mie caviglie. Arrivo al di la e mi confermano ancora 8 km prima di tagliare il traguardo.Otto lunghi ed interminabili kilometri.
ARRIVO IN FONDO POCO OLTRE LE 13 LUNGHE ORE Davide (grandioso conclude in meno di 9ore) mi porta una birra, me la scolo ad una velocita’ fotonica e bisso immediatamente dopo facendomi perder parte della mia integrita’ mentale. A mente fredda mi rendo conto che non sono completamente bollito e che sono molto felice di aver porto a termine ancora una bella impresa. Grazie a Davide per aver diviso di nuovo un’altra bella avventura e a tutti gli organizzatori, volontari che hanno permesso lo svolgimento di questa bella gara.

 

 

 


EDIZIONE 2009

Rob alla lavaredo l''avevo visto entusiasta di questa "sua" corsa e nonostante non l''avessi in programma lo stesso giorno della LUT senza pensarci mi sono iscritto. Poi nelle settimane successive ho avuto modo di visitare il sito curato quasi in modo maniacale, e certo che la corsa fosse preparata alla stessa maniera questa mattina alle 6.30 ero regolarmente al via.
Una prima edizione veramente organizzata nei mini mi particolari, non mi dilungo sull''aspetto del percorso che alla fine comunque è risultato molto bello (tranne il tratto finale che mi ricorda in fotocopia l''ultima salita della lut) , ma spero al via l''anno prossimo di vedere molta gente... anche perchè se riesce a migliorarla come lui poco prima di andarmene ha detto, non si può perdere.
Segnalo che sono riuscito a scroccare la sua media a MAU 2 mt dopo aver tagliato il traguardo....provateci voi se riuscite.

  • 13/09/09 - Giancarla Agostini (atleta pett. 12) su quotazero.com

Commento sintetico... STUPENDO!!!!!!  Bel percorso, organizzazione ed assistenza eccellenti. Splendida giornata.
Il percorso è davvero bello, un ambiente di bosco simile a quello del Tre Comuni; il Soglio, l''unico tratto "panoramico" nel senso classico del termine, è una salita caxxuta e bellissima. Per la gara si è mobilitato mezzo mondo: c''erano punti di controllo e sorveglianza davvero ovunque e fino all''ultimo. Una volta tanto, anche i relitti di fondo corsa, come la sottoscritta, non si sono sentiti abbandonati nel nulla eterno, anzi, tutt''altro! L''ambiente è semplice e familiare: ovvio che, per il bene della gara, spero che dalla prossima edizione il numero di iscritti lieviti... Ma non troppo! Insomma, tutto perfetto, tanto di cappello, anche perché si è trattato di una prima edizione. Bellissima domenica, complimenti!!!

bravo Rob ! gran corsa quella che hai organizzato e come già ti ho detto di persona, tutto il tuo impegno vale davvero qualche centianaio di partenti in più.
Percorso duro, primi 20km molto corribili, i 20 centrali duri da bestia e i 15 finali corribili, se non consideriamo la salita al Mulino Val.
Veramente belli i boschi attraversati e vista favolosa dall cima del Soglio.
Per me grande crisi al 30°km, sono praticamente rimasto 20 minuti immobile su una pietra aspettando che mi passassero i brividi dovuti ad una sorta di disidratazione; passata questa sberla è stato solo un arrivare al traguardo trotterellando piano piano, energie zero !
Un saluto anche a Silver e Globetrotter coi quali ho condiviso la parte finale.
anche un grazie a Fluido, autista niente male.
ciao

  • 14/09/09 - Mori Marco (atleta pett. 11) e Tasselli Cristina (atleta pett.10) via email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 Caro Roberto,
gli italiani spesso - se non sempre - scrivono per lamentarsi. Raramente fanno altrettanto per complimentarsi quando le cose vanno bene.Cristina ed io vogliamo uscire dal coro e farti i ns sinceri complimenti per l''organizzazione della gara.
...Non ti nascondo che eravamo perplessi, trattandosi della "prima volta" ed in una zona geografica poco conosciuta.Invece, dobbiamo riconoscere che l''organizzazione è stata molto valida ed efficiente.Grazie e auguri per la prossima edizione... noi ne faremo pubblicità nel ns Club a Milano.Ciao
Cristina e Marco

E che c''è da migliorare? Corsa bellissima, per l''ambiente, l''itinerario, l''accoglienza familiare, l''assistenza capillare. Io la fatica non l''ho sentita, anche perché, come sempre, me la son presa con calma. Mi è piaciuta tantissimo la salita al Soglio, dove, tra un passo e l''altro, ho saccheggiato quel che restava dei mirtilli.
Un saluto in particolare a Riccardo (The North Face), con cui ho condiviso i primi km di corsa - spero sia riuscito a terminare il giro -, e ad Ettore, eccezionale scopa del secondo tratto, che personaggio!

  • 14/09/09 - Marco "marco64" Casalegno (atleta pett. 38) su spiritotrail.it

Grande gara e grande organizzazione.
Le piccole imperfezioni? Ma!!! io non nè ho viste e ricordiamoci che comunque era obbligatrio il road book o la cartina al seguito quindi nel dubbio...
Ciao Rob e ancora complimenti
Per quello che riguarda la mia gara è stata perfetta sino all''ultimo cancello (quello del mulino) e poi gli ultimi 5 km con problemi di stomaco (colpa mia) e crampi a farmi capire che avevo superato la soglia dei 50 km.
comunque alla fine ben contento della 12 posizione
un saluto a tutti gli amici con cui ho condiviso in gruppo il percorso sino all''inizio della salita del Soglio
Marco

  • 14/09/09 - Giuseppe "Trailmaker" Cancemi (atleta pett. 9) su quotazero.com

Gran bel week-end..
Arrivati nel pomeriggio di sabato con Silvano e poco piu'' tardi raggiunti da BlackMAgic, nella amena frazione Milani siamo stati accolti da Rob e dallo staff della pro-loco dopo una abbondante cena per pochi euro abbiamo preso possesso dei giacigli messi a disposizione nel Santuario .
Dopo una notte assolutamente insonne a causa della campana che suonava le ore e le mezz''ore...   sveglia alle5 ,colazione e pronti via..
Percorso molto bello, vario, con vegetazione e tipologia del terreno identiche alle nostre parti.
Devo dire diverse la simpatia e la cordialita'' di TUTTE le persone incontrate sul percorso o delle case avvicinate.
Tutti salutavano e incoraggiavano e particolare menzione per i due pensionati della frazione prima del campo sportivo ( all''inizio della fatidica salita al Soglio) che piuttosto offrivano acqua fresca con tanto di cartello " acqua offerta dalla frazione"e la famiglia che prima del discesone della malga forniva ottimo caffe'' caldo !!
Salitone al Soglio dicevo, che ha causato non poche crisi a molti , me compreso, che ho pagato un recupero forzato per uno sbaglio di percorso che ha portato me e Stefano, trailer toscano con tutte ma tutte le gare nel suo carniere, col quale abbiamo condiviso una bella fetta della giornata e i 4 km in piu'' fatti perche'' tre fungaioli che abbiamo pure salutato e ischerzato, stavano in piedi sulla freccia a terra che segnava una svolta...che l''abbiano fatto apposta..?
Notevole la birra al ristoro di Mares che mi ha scosso e ridato la carica (mah..) dopo che con lo "Spirito" Simone abbiamo fatto 5 minuti di sosta nell''erba e poi via per la tremenda ascesa (ieri sembrava cosi..) alla cima (1970) , purtoppo poca vista a causa delle nuvole, ma un simpatico gruppo di alpinisti con ogni ben di Dio e te caldo...strano come nei momenti bui si ingolli ogni cosa e tutto insieme...
Discesa su una pietraia cosparsa di vacche con la sciolta e stradone verso il paese che ci portava ,dopo alcune giravolte, all salita al bellissimo mulino Val ,vero mulino olandese , al quale ( anche li..) ci aspettava un gruppo festante di volontari .
A seguire un saliscendi nel bosco ,con la voce dello speaker che si faceva lontana , poi vicina poi lontana a far sembrare di non arrivare mai..e finalmente l''arrivo annunciato a gran voce e tra gli applausi ,per me come per TUTTI gli arrivati , fino all''ultimo .
Notevole la medaglia FINISHER , costituita da un tagliere in legno con allegato salame , messo al collo come si conviene..10 ore e 18 ..per me va bene..le classifiche su SDAM.
Insomma una gran manifestazione , bel percorso, ottima organizzazione, posto bello e complimenti a Rob per l''ottima riuscita.
Vorrei ringraziare e salutare TUTTI i volontari della PRO-LOCO che ci hanno accolto, servito e sorriso per due giorni, TUTTI quelli incontrati sul percorso , sempre simpatici e cordiali,i miei compagni d''avventura Silvano e BlackMagic e tutti gli amici , Stefano, Simone ,Globetrotter ,Silver,MauScilla e Fluido ( Spiriti) il grande Ecodiesel e i suoi ,Andrea della NorthFace ...
Bella storia...cosa migliorare per il prossimo anno...?..STACCATE LA CORRENTE ALLA CAMPANA !!!

  • 14/09/09 - Italo "ITALO56" Deiro (atleta pett. 5) sulla chat di trailmontesoglio.it

Complimenti a Te e a tutti coloro che hanno lavorato nell''organizzazione di questo nuovo,duro ed affascinante Trail."I sassolini positivi fanno rimbalzare verso l''alto il piattino della bilancia dei negativi!".Bravi.Italo56

  • 14/09/09 - Marco "marco1962" Negro (atleta pett. 47) sulla chat di trailmontesoglio.it

Volevo complimentarmi ancora con voi quì dopo averlo fato di persona per un gran trail. ottimo percorso ben segnato (solo qualche piccola sbavatura niente +) non è facile segnare e pulire in molti tratti con il decespuglatore 55 km. di sentieri di moltagna, ristori ottimi, anche + di quanto promesso, volontari in abbondanza perfetti. Sono contento di aver fatto la prima parte d igara con marco64 è stato esaltante, ma se ho finito lo devo molto a Federico (non so il cognome) dell''organizzazone che ci descriveva il percorso nei particolari e mi ha spronato nel momento del bisogno.
Direi che è già un gran trail nei fatti e lo diventerà sicuramente nei numeri,
grazie ancora
Marco:)

  • 14/09/09 - Bruno "Globetrotter" Taddei (atleta pett. 24) su spiritotrail.it

 

 Una splendida giornata di sole con temperatura ottimale, percorso veramente duro ma molto bello specalmente la parte centrale, ottima organizzazione, accoglienza ed assistenza agli atleti.
In una parola BRAVI!!
Un saluto agli "spiriti" incontrati durante il percorso: Silver, con cui ho condiviso praticamente tutta la gara, Simone, e il mio conterraneo Trailmaker.
Ciao a tutti,
PS: molto apprezzata la "medaglia" di finisher!!

  • 14/09/09 - Davide "BlackMagic" Grazielli (atleta pett.69) suquotazero.com

Confermo tutto... Tranne il suono delle campane, che non ho sentito perchè dormivo beato a casa della fidanzata
Giornata bellissima, e il primo pensiero va a Rob e tutto lo staff, alla Pro Loco che si è fatta in quattro, alla gente ai ristori ed i semplici abitanti del posto che hanno offerto spugnaggi, bibite, acqua, caffè o un semplice saluto ed incitamento che in certi momenti vale più di ogni altra cosa. Veramente GRANDI tutti, un entusiasmo contagioso.
Personalmente sono soddisfatto, era la mia prima volta su una lunghezza "interessante" ed ero molto curioso di capire come reagivo a questo tentativo di spingermi un po'' più in là. Ho avuto da subito buonissime sensazioni, mi sentivo bene, ed iniziata la salitona al Soglio sentivo le gambe che giravano, l''aiuto dei bastoncini è stato fondamentale perchè mi ha permesso di affrontarla con un ritmo continuo. Chiaro nell''ultimo pezzo ho iniziato a perdere lucidità, ma alla fine erano 1500m di dislivello in otto/nove chilometri. In discesa ho tirato un po'' il freno per paura di cuocermi le gambe, un po'' a malincuore perchè avevo trovato un buon treno con un simpatico ragazzo di Legnano (che saluto se legge), in compenso dopo il pezzo tecnico e l''incontro con le mucche sul sentiero, ho agganciato Ecodiesel con cui ci siamo fatti compagnia quasi fino alla fine.
La discesona mi è sembrata interminabile, e difatti appena riniziato a salire per ritornare finalmente all''arrivo, ho accusato: salita lunga e dura al Mulino e posto di ristoro, e altrettanto dopo. Lì ero veramente alla fine, dalla cima in poi non avevo più buttato giù niente perchè sotto sforzo dalla lunga salita lo stomaco brontolava (errore). Per fortuna Mauri 1965, presente come spettatore, ci ha tenuto il morale alto (grazie ancora) e poi avevo l''ultimo gel che ha fatto subito effetto e così piano piano ho ripreso ritmo nell''ultimo pezzo di salita e negli ultimi cinque chilometri ho ricominciato a correre veramente deciso, meravigliandomi con me stesso della freschezza che avevo ancora di testa e di gambe.
All''arrivo ho avuto la sorpresa più bella di tutte, perchè già felicissimo di aver concluso ed in ottime condizioni ho visto sbucare all''ultima curva la mia ragazza e sua sorella, e le due nipotine di 3 e 5 anni che mi facevano un tifo infernale... Impagabile.
Sull''organizzazione dico semplicemente che era ottima. Iscrizione 20 euro, percorso molto presidiato (non credo di aver mai fatto più di 4/5 chilometri senza vedere uno della Libertas Forno o della Pro Loco o del CAI o del Soccorso Alpino, neanche nei pezzi più elementari), ristori ogni 10 km, microchip, doccia calda e per quanto a molti non interessi, nel pacco gara trovavi comunque una maglietta North Face bella, una borraccia di qualità della Nalgene, il portarifiuti di Spirito Trail e per i finisher eccezionale tagliere personalizzato e salamino: più di così difficile fare! Forse ma forse, in alcuni punti un po'' di segnaletica verticale ci poteva stare... E anche nei pezzi basilari tipo strada bianca nel bosco qualche bollo di vernice in più anche, che rassicura. Però avevamo tutti un roadbook perfetto, nel dubbio sarebbe bastato consultarlo; ma si sa correndo a volte si fa due parole, ci si distrae per il paesaggio o si è troppo cotti per ragionare razionalmente!
Infine, come dico sempre, la bellezza del trail... La fà soprattutto la compagnia! Quindi, a partire dai miei soci dell''oramai rodato "trio" Trailmaker e Silvano, a Ecodiesel e Mauri, fino ai compagni di corsa con cui ho condiviso uno o venti chilometri, grazie!

  • 14/09/09 - Giuseppe "Trailmaker" Cancemi (atleta pett. 9) su spiritotrail.it

Gran bella gara..
Percorso duro nela parte della salita al Soglio (con il sole sarebbe stata uno spettacolo la vista a 360)
lunghi tratti nel bosco ,che ho trovato molto simile alle mie parti,nell''insieme vario e impegnativo.
Organizzazione impeccabile con menzione speciale a tutto lo staff della Pro-loco e a Rob per l''ottimo trattamento ricevuto nei due giorni, e inoltre TUTTI coloro che sul percorso hanno incitato,salutato,e atteso il passaggio di tutti noi, a volte fornendo acqua(i due pensionati della borgata vicino al campetto) e perfino caffè caldo (la famiglia prima del discesone della malga) Grazie a tutti è stato un bellissimo w.e.
Un saluto a Stefano ,col quale ho corso ,sbagliato percorso(che tonni..) e tutti amici conosciuti , agli Spiriti , Simone,Fluido ,Globetrotter,MauScilla,a Ecodiesel e ai miei compagni d''avventura Silvano e BlackMagic (che oggi ne aveva piu'' dell''Orso).  
Migliorare si puo''??......si ,se staccate la spina a quell''accidente di campana che non ci ha fatto dormire...!!!
alla prossima..

  • 14/09/09 - Silvio "Silver" Arzenton (atleta pett. 37) su spiritotrail.it

Organizzazione da grande trail, percorso bello, atmosfera "famigliare", meteo favorevole.
Gli ingredienti per una buona riuscita c''erano tutti e così è stato.
Percorso molto corribile ( per chi ne ha ...), in buona parte in bosco e quindi ombreggiato, con un bel tratto alpino allo scoperto, con vista sulla pianura (peccato per la foschia).
I Volontari dei controlli, dell''assistenza e dei rifornimenti sono stati magnifici. Un esempio tra i tanti :
alla mia uscita dall''ultimo ristoro, al MulinoVal, quando ho salutato e ringraziato, mi sono sentito rispondere "Siamo noi che vi ringraziamo perchè ci permette di fare queste cose !".
Persone con animo semplici e genuino.
Noi trailer.... permettiamo a loro di ... "aiutarci" !?
Mi spiace di aver trascorso poco tempo con gli altri "Spiriti" :
Globetrotter, con cui ho condiviso quasi tutta la gara e che poi ho "abbandonato" in discesa ( scusami!)
Trailmaker, che quando vede le discese si rianima
Simone, che se non era per problemi muscolari, non avrei nemmeno visto
Fluido, sempre in formissima
Giancarla, concentratissima alla partenza
Marco Negro, il fratello di sempre
Mau, grande "Spirito"
Rob, grande organizzatore (stupenda la "medaglia" di finisher)
e tutti quelli che non ho conosciuto.
Grazie Rob per la bella realtà che hai creato : come altri hanno già detto, questo trail .... ne farà di strada !

  • 15/09/09 - Norberto Villa (atleta pett. 58) via email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

ciao
sono norberto,domenica ho corso il trail....veramente bello e duro,dal mulino in poi durissimo perche'' ho dosato male le forze pensando di aver finito la salita...che pirla!
volevo ringraziare te e tutta l''organizzazione..i ragazzi sul percorso STUPENDI e il pranzo all''arrivo OTTIMO
alla prossima
norberto villa

  • 15/09/09 - Stola Stefano (atleta pett. 46) via email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

ciao roberto... volevo ringraziare tutti voi dell''organizzazione.... è stato un spledindo trail.... che con le mie modeste capacità mi ha permesso di divertirmi....sino al traguardo.... spero di esserci anche il prossimo anno.... steu

Trail del Monte Soglio - Forno Canavese (TO)Domenica 13 Settembre 2009, vedere il mondo trail fare tappa dalle nostre parti è quasi un sogno, dover percorrere poco più di mezz''ora di macchina per raggiungere il luogo della partenza è un miracolo, poter viaggiare in ambienti conosciuti e incontrare lungo il percorso ed all''arrivo un ambiente famigliare è bellissimo.
Era ora che la voglia e l''intraprendenza di qualcuno, in questo caso Roby Negri & C. abbiano reso possibile questo sogno. Buona la prima? Direi buonissima come prima esperienza!
Credo che l''organizzazione sia stata impeccabile, non ho potuto vedere cosa è successo il sabato, ma per quanto riguarda la domenica direi tutto perfetto.
Il luogo della partenza addobbato in modo ideale, zona ricevimento atleti perfetta con molti addetti che si districavano bene tra le scartoffie, servizio ineccepibile alla zona bar tra caffè, thè e dolci vari, insomma se il buon giorno si vede dal mattino.....
Arrivano molte facce conosciute del mondo trail ed altre mai viste, gente che si cimenta per la prima volta in queste prove e che mi fa piacere finalmente che si siano decisi a buttarsi in questa esperienza.
Temperatura ideale, ambiente caldo con Roby che dirige il briefing pre gara e che comunque con i suoi collaboratori è disponibilissimo a risolvere i problemi dell''ultimo minuto ed a dispensare consigli a chi gli chiede qualcosa. Cosa non facile mantenere la calma ed il sangue freddo in certi momenti....
E'' ancora abbastanza buio alle 6.30 nessuno ha la frontale e quasi quasi avremmo proposto di tardare ¼ d''ora la partenza per evitare problemi.
Niente ormai è così quindi con il solito conto alla rovescia scatta l''ora X e si parte.
I propositi sono i soliti: calma ragazzi evitiamo scatti o fughe immediate, cerchiamo di stare insieme anche perché appena in strada, si sale abbastanza nel ripido tra asfalto e tagli su sentieri.
Troppo semplice, il buon VIPIANA Andrea, il caldo BENETTI Asterio, il fortissimo FORNONI Daniele e qualcun altro imprimono subito un passo da bersaglieri. Io naturalmente mi faccio tirare nell''orgia agonistica e tengo il passo.
La salita verso il monte Canautà fatta con il primo albeggio manco ci siamo accorti di averla fatta, testa bassa e veloci in salita, che dire poi della prima discesa dove Asterio si piazza davanti e comincia a scendere a rotta di collo (dicendo che non era al limite) e tira Andrea ed il sottoscritto che continuava a dire di non esagerare.
Insomma ci siamo ritrovati soli soletti per qualche kilometro sinchè Daniele non ci ha raggiunti e viaggiando ad un passo per loro normale ma per me un po'' limite anche se lo tenevo bene, arriviamo alla base della munta per il Santuario di Belmonte.
Purtroppo per me problemi con i crampi tanto da fermarmi più volte e nel giro di una decina di minuti essere raggiunto da  ZUCCONI e credo ZECCHI ed essere lasciato belle che dietro ad arrabattarmi prima nella discesa verso Buasca e San Colombano e poi nella eterna salita verso il Soglio.
E'' stata abbastanza dura perché non potevo spingere più di tanto altrimenti il contorcersi dei muscoli mi faceva soffrire le pene dell''inferno ed ovviamente venivo superato da altri atleti che zampettavano abbastanza sereni  verso la sommità.
Il Soglio da parte mia è stato conquistato con molta fatica ma tenacemente ho resistito. Lassù tanta gente ad accoglierci e tappa di almeno 7-8 minuti per sorseggiare birra, mangiare pane e formaggio e poi abbastanza rinfrancato giù verso i Milani.
Devo dire che mi sentivo molto meglio e questo mi dava fiducia infatti ho cominciato a recuperare qualcosa corricchiando allegro sino quasi a Forno dove è ricominciata la salita verso il mulino del Val.
Tutta questa parte è andata bene e l''ho percorsa veloce e senza intoppi anche perché ero tallonato dalla 1° donna e solo per orgoglio ho cercato di non farmi superare.
Devo dire che è stata abbastanza lunga e sembrava non finisse più così come il traversone che ci riportava ai Milani, che però è stato piacevole perché vario ed abbastanza all''ombra.
Felicemente sono giunto al traguardo dove tanta gente credo incuriosita dall''evento era ad aspettarci e si complimentava con noi ed a dire la verità non avrei avuto problemi a fare ancora qualche Kilometro.
Per la cronaca vince FRANCESCO ZUCCONI in 6h37'', poi ANDREA VIPIANA in 6h43'', DANIELE FORNONI che aveva 20'' sugli avversari e che sbaglia strada (quindi vincitore morale) in 6h46'', un grande Asterio BENETTI in 6h59'' e quindi ZECCHI in 7h19''. Io chiudo 9° assoluto in 7h47'' con molto rammarico per i problemi avuti e credo che forse sarei potuto essere più o meno lì, comunque va bene anche così. Voglio dire brava a mia moglie ANSELMO Brigitte che dopo tanti trail meno lunghi si è districata bene anche su questa distanza arrivando 41° , 6° donna in  10h14'', brava brava.
Anche in questo frangente l''organizzazione è stata a mio avviso davvero impeccabile, con l''ultimo ricco rifornimento, una doccia molto rustica ma efficace, che credo di essere stato uno dei pochi a non aver saputo far funzionare e quindi a farla fredda, il pasto buonissimo, bere a volontà e di tutto, servizio cronometrico e passaggi perfetto con aggiornamenti continui, insomma cosa si vuole di più?
Nel particolare, a mio parere, senza essere estremamente tecnico il percorso in generale è molto bello, vario e molto piacevole soprattutto per chi riesce a correre molto, alternandosi tra sentieri (eccezionale il lavoro di pulizia fatto), strade sterrate (forse un po'' troppe e sarebbe il caso di trovare alternative sia per la salita verso la cappella del Bioletto e dopo e tutta la parte della discesa bassa dal Soglio), parti più impegnative come quella appena prima e dopo San Bernardo di Mares, rifornimenti conformi a quanto previsto.
Per quanto riguarda la tracciatura direi molto buona, forse un po'' troppo piccoli i puntini rosa e spesso troppo bassi ed in alcuni luoghi (tipo bivi) da intensificare un po'' accorciando le distanza anche tra i riferimenti.
Come già detto un''organizzazione che per essersi cimentata nell''impresa la prima volta ha avuto secondo me un successone e quindi mi tolgo tanto di cappello e li ringrazio infinitamente del loro lavoro.
Non per ultimo e credo opportunamente devo sottolineare che il tutto  è costato €.20,00 + €.5,00 di tessera FSA con un pacco gara splendido e già di per sé appagante della cifra spesa, con i tempi che corrono scusate se è poco e visto cosa succede da altre parti questo vuol dire che se la cosa non deve diventare un business "se po'' fa!!!"
Ancora grazie Roberto ed estendi i complimenti a tutta la combriccola ed un in bocca al lupo per il futuro di questo bel Trail. (Mauro Saroglia)

Chi legge, frequenta o semplicemente sbircia Podismo Brianza è attratto dalla parola “podismo”.La corsa la si può vivere in diversi modi, tutti molto belli se scelti con passione. Io ho fatto del trail il mio modo di intendere la corsa… e attenzione trail non vuol dire montagna, ma tracciato, sia esso in campagna, in un bosco, in collina o in montagna. Ho scelto il trail perché mi fa stare a contatto con la natura se poi lo riesco ad abbinare alla montagna tanto meglio, perché poi da un paio d’anni a questa parte sono anche un grande appassionato di questo spettacolo naturale che sono le montagne.Il trail inteso come corsa e momento di aggregazione mi ha fatto dapprima conoscere persone dei paesi limitrofi, tra questi ne cito uno “Ciaci” che ci permette ancora oggi a un anno di distanza di poteri scambiare liberamente idee, opinioni, sensazioni emozioni. Poi man mano che dalle tapasciate locali mi sono spostato dapprima alle skyrace e poi alle ultra maratone di montagna, ho conosciuto altre persone di paesi piu lontani che mi hanno permesso di viaggiare correndo. Tra queste persone ho conosciuto anche Roberto Negri, l’ideatore del trail del monte soglio, che domenica ha avuto il battesimo nelle corse in natura. Da mesi aveva contatti con organizzatori piu esperti, Simone Brogioni, Maurizio Scilla, Enrico Vedilei e altri ancora. Non oso neppure pensare alle centinaia di telefonate che avrà fatto per non lasciare nulla al caso e credo che il tutto sia servito con risultati ottimi. Ero nelle colline del Canavese (Piemonte) sin da sabato sera, perché la partenza della gare alle 6.30 rendeva il viaggio andata e ritorno in giornata piuttosto pesante. Quando entriamo nella struttura ricettiva il briefing era già iniziato, Roberto mi sembrava emozionato, un cenno di intesa e saluto e mi siedo ad ascoltare. La prima sensazione è ottima…o meglio la seconda, perché la prima è la meticolosità, quasi maniacale della perfezione del sito.Il resto della serata poi si farà con un po’ di PR e poi a letto presto nei locali della parrocchia che per l’occasione erano adibiti a dormitorio con tanto di brandine e materassini.La mattina alle 5.00 la sveglia suona, alle 5.05 eravamo già a fare colazione. “ROB” (roberto) era già bello pimpante, secondo me non avrà neppure dormito. Tutto procede liscio, ci si prepara poi alla partenza che avviene regolarmente alle 6.30 , con ancora buio. Si sale subito, il percorso poi rivelerà decisamente duro, ma non tecnico. Tanti i volontari sul percorso, bello vedere l’alba che rischiara a giorno. La temperatura sale si comincia a sudare, io come al solito incappo nella solita distorsione che mi fa temere il ritiro, ma il “mai mulè” di “rob” è un tarlo nella testa che mi sprona ad andare avanti. La scarpa dx mal allacciata mi rende una porzione del piede carne viva, quando me ne accorgo è troppo tardi… penso in positivo: non sento il male alla caviglia tanto brucia il piede dx. Mancano ancora 40 km all’arrivo, sarà dura ma “mai mulè” la natura intorno a me riesce a farmi distogliere la mente dal dolore. Gran parte del percorso lo percorro ad elastico con il forte atleta Oscar di Seregno (che spero di averlo su Podismo Brianza presto ) è un po’ il mio punto di riferimento anche se mi accorgo che è un gradino sopra di me come prestazioni. Si prosegue così su vari toboga sino alla scalata del monte Soglio che visto da lontano sembra una montagna tranquilla, calma, semplice, in realtà per arrivare in vetta occorre faticare e non poco.La discesa sul primo km è un po’ tecnica, sassi, sfasciumi e single track poi diventa carrareccia.Purtroppo spreco molte energie nel vedere dove appoggiare il piede con la distorsione, un’altra non la sopporterei, ma a crearmi maggior fastidio resta la ferita al piede dx. Si continua a scendere alternando poi sentieri a carrarecce sino a forno canavese, e da lì una infida e dura salita di 400mt+ ci porta al traverso, per nulla facile visto che nasconde qualche altro bello strappetto, che ci porta all’arrivo. Lo speaker d’eccezione Mauscilla (purtroppo infortunato) lo sento annunciare il mio arrivo, ma il mio nome non lo dirà mai… le sue parole piu o meno sono (era stato avvisato via radio dell’arrivo di un concorrente) “ ed ecco arrivare il n° 7 , l’atleta (mentre leggeva sul foglio il corrispettivo nome) … e no questo non ve lo posso dire…. È un atleta speciale.. “ (ma non credete chissà cosa) … e praticamente mi passa la sua birra media appena consegnata da rob. Questo episodio la dice lunga su come si vivono queste gare, si forma anche un bel gruppo di amici e per questo il trail mi piace sempre più. Faccio i complimenti di rito ma sinceri a rob, una prima edizione veramente fantastica. Poi doccia in stile isola dei famosi, ricavata praticamente dietro la cucina e PR con tutti gli atleti arrivati sino a mangiare con Oscar che è arrivato con me al traguardo. Nel frattempo noto anche come su uno schermo gigante vengono proiettati i tempi on line dei passaggi ai cancelli, chi ancora è in gara, chi si è ritirato, chi potrebbe essere ancora lontano e chi presumibilmente sta per tagliare il traguardo. Grazie a queste info riesco a fotografare Si mone all’arrivo e al momento della premiazione sotto il traguardo con la sua meritata medaglia, che è un tagliere con salamino da mettersi al collo…fantastico… con tanto di finisher marchiato a caldo sul tagliere. Si sta facendo tardi, ho salutato e saluto i grandi attori di giornata, “rob, mau, norby, silver, marco, asterio, oscar , i volontari conosciuti al Soglio e con Simone mi dirigo verso casa…. Gran bella giornata gran bel trail
ROB sei stato grande.

Ciao Rob,
immagino che sia stata dura ma ti confermo le considerazioni che ti ho fatto a traguardo dopo il mio ritiro. Chi partecipa a molte manifetazioni e ne vede di tutti i colori, sa ormai giudicare se un evento è fatto bene o meno. Io penso che il vostro sia fatto molto bene. Possono esserci stati dei problemi che non conosco ma ritengo che sia normale rutine per una prima edizione. Siete stati precisi, professionali e molto gentili. A proposito, se puoi ringrazia ancora tutti i volontari della pro loco.
Ciò che mi è piaciuto maggiormente, oltre al percorso (anche se ho solo fatto 32 km) e ai paesaggi, è stato l''atmosfera di semplicità e genuinità che purtroppo incomincia a scomparire in alcune gare.
Sono sicuro che il prossimo anno il Monte Soglio incomincerà a diventare un vero e proprio punto di riferimento per i trailers.
Fabio

  • 17/09/09 - Marco "marco1962" Negro (atleta pett. 47) via email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Forno canavese, frazione Milani alle 5.30 di domenica mattina si comincia ad animare e quando entriamo io e Silver nel tendone c''è molta gente che fa colazione (quelli che hanno dormito qui).Arriva anche Mau  purtroppo infortunato e ci si scambia un saluto assonnato.
E'' buio pesto, ma si vedono le stelle e questo fa ben sperare per il meteo della gara. Alle sei sentiamo il breafing e ci viene il dubbio che partiremo con il buio. In  effetti alle 6.30 quando Rob, vera anima e grandissimo organizzatore di questa gara e Mau danno il via è ancora scuro e il primo quarto d''ora si fatica un po'' a vedere. Arrivati in vista del Soglio si vede bene e si sale ancora ma in direzione del monte Canautà, vero balcone da cui si ammira dietro di noi la cima del Soglio e davanti la pianura sottostante, dove dopo un pratone in salita ripida scolliniamo e affrontiamo un lungo misto detto sentiero del gallo perlopiù in discesa in mezzo a bei boschi di faggi  che ci porta dopo un ora e 12'' al primo cancello (10 km di gara). Nel frattempo si forma un gruppo di cinque trailer e c''è con noi Marco che ha già provato i primi 44 una settimana fa e conosce bene il percorso. L''andatura sembra tranquilla e il gruppo si mantiene compatto. E'' una goduria questo tratto, fra ruscelli, zone umide e qualche baita diroccata che dà il sapore di fiaba a questo luogo. Senza quasi accorgerci arriviamo al primo cancello in 1h12'', e proseguiamo in un saliscendi continuo sempre immersi nei boschi con tratti di discesa che sembrano toboga, sempre ruscelli e, prima del secondo cancello ( santuario di Belmonte), passiamo su una specie di balcone affacciato sulla pianura canavesana con tratti a lastroni di granito, veramente caratteristico e suggestivo. Il time al Santuario di Belmonte si ferma a 2h10'' e uno del greppo di trailer mi dice che abbiamo una media oraria di 9 km/ora il che mi preoccupa perchè mi sembra di esagerare. Comunque mi sento bene e continuiamo sempre su saliscendi ancora per 4 o 5 km. Fino al paese di Pracorsano dove passiamo in un tratto di percorso MTB e “finalmente” affrontiamo la lunga salita al monte Soglio-1400 m d+ e qui il gruppo finora compatto ( io faticavo un po'' a tenere in salita, ma guadagnavo in discesa), si sgrana e resto ultimo salendo con calma al mio passo ( circa 700 m./ora). Marco sale tenendo  un buon ritmo e finirà 10 assoluto,. Io a metà salita capisco di aver esagerato  e comincio a pagare anche se tengo il ritmo di altri trailer sopraggiunti da dietro. Bene o male raggiungo S.Bernardi di Mares, mancano ancora 400 m di d+ per la cima e a me mancano proprio le forze,.al ristoro relativo bevo due coca sperando nel miracolo, ma non funziona. Sono 16 assoluto ma non ne ho più e mi fermo 2 o 3 volte prima di raggiungerla cominciando ad accusare crampi ai quadricipiti.
Qualcuno messo peggio di me si ritira. Finalmente,come un miraggio la cima con relativo ristoro. Pensavo di arrivarci in 5 ore e sono 5 ore 25’, mi corico e mangio un pezzo di barretta che fatico ad ingoiare per la bocca completamente asciutta, fa già molto caldo. Bevo il te caldo e piano piano un poco mi riprendo assistito amorevolmente dai volontari. Dopo 10 minuti riprendo la discesa da solo e , avendola già provata so che mi aspetta un tratto iniziale, dove non si può correre bene anche se non è difficile  poi la stradina sterrata. Scendere è un calvario, ho un tipo davanti che va come me, ma non riesco a prenderlo perchè mi devo fermare 2 o 3 volte a stirare  gli adduttori  per crampi. Ad un certo punto c''è una sorgente che avevo già visto nella prova , ma è invasa dalle mucche che si abbeverano e dobbiamo deviare dal sentiero. Finalmente nella stradina le gambe vanno un po'' meglio e raggiungo il tipo ( Federico) che è del posto e dell''organizzazione e ha contribuito a tracciare e pulire i sentieri. .Il caldo adesso si fa sentire (sarà la mezza) e approfitto di ogni fontana o ristoro per bagnare la testa e il collo. Scendiamo io e lui e facciamo un lungo traverso su prati che spezza in due la discesa, infine giungiamo appena sopra la zona arrivi-partenze dove c''è un tratto a doppio senso e si sentono le voci e gli altoparlanti dell''arrivo. In quel momento incrociamo un atleta ( poi scoprirò trattarsi di Andrea Vipiana, giunto secondo) che deve solo fare ancora 500 metri. Noi invece dobbiamo fare ancora 10 km e 400 m d+. Mi prende un po'' di sconforto e vorrei mollare complice un forte dolore sotto il piede destro, ma Federico mi convince a tenere duro e lo seguo, Quei due km sentendo le voci dell''arrivo sono stati una tortura, passato quello è andata meglio. Facciamo una lunga discesa in prima su sterrata, poi in una specie di canale ed arriviamo in una frazione da dove risaliamo verso mulino Val (un bellissimo mulino ristrutturato) con pale in funzione dove ci aspetta un ristoro e il quinto cancello Bevo cocacola tralasciando la birra disponibile e riprendiamo a salire io e Federico con altri 3 trailer che cui hanno raggiunto fra cui la terza donna Manuela Brunero. Federico ci avverte che ne avremo ancora per circa un ora. Incomprensibilmente le mie gambe si riprendono e sembrano andare meglio  in salita che in discesa, così io e Federico da apripista affrontiamo in cinque il tratto finale della salita che dopo un ripidone ci porta alla chiesetta della Madonna della neve, che mi dicono fosse un posto idilliaco prima che aprissero la strada a macchie, quad e moto.Da qui  imbocchiamo un sentiero che ci porterà alla cappella del bandito e con un interminabile sentiero a mezzacosta  al tratto finale. Bellissimo questo sentiero fra boschi  misti di faggi, castagno, betulle con un saliscendi che invita a correre, su incitamento di Manuela cerchiamo di correrlo, ma appena la strada sale un po’ i quadricipiti si fanno sentire e bisogna mollare.Ad un bivio la strada prosegue in discesa, ma la segnaletica e un cartello ( Milani) ci dicono che dobbiamo imboccare una salita sulla sinistra ( qui’  Fluido –spirito trail- successivamente mi ha detto di aver gettato via i bastoncini preso dallo sconforto!!!).
Finalmente arriviamo alla sterrata finale: è l’ultimo km. E adesso le voci dell’arrivo sono piacevolissime. La gente ti incita e in questo ultimo tratto volo e quando arrivo  in discesa al traguardo quasi mi dispiace. Tempo finale 8h25 – 23 assoluto Grande abbraccio con i miei ultimi compagni di viaggio e con Mau e Rob. Ottimo anche il ristoro finale con birra fresca a volontà (subito 3 bicchierozzi). Poi arriva anche Silver che conclude questo duro tral praticamente senza allenamento in salita (Chapeau). Infine bella anche la  mangiata in compagnia. In conclusione trail perfettamente organizzato molto simile al Casto familiare e molto godibile. Farà strada
Marco

Il parcheggio in salita, o in discesa, a seconda dei punti di vista, insomma in pendenza, non mi ha mai ispirato molta fiducia. Chiudo la portiera, osservo il muso della Opel pericolosamente puntato verso l''alto: speriamo solo che il freno a mano tenga. Non ne sono così sicura, a giudicare dalle mille volte in cui mi sarà capitato di partire senza toglierlo, il freno a mano, e partire in tutta serenità, ed accorgermi dell''errore solo notando la fastidiosa spia rossa sul cruscotto. Non ha mai opposto alcuna resistenza, il marrano!
In alternativa, speriamo che presto arrivi qualcun altro a lasciare l''auto dietro di me, e che il suo freno a mano, alla bisogna, riesca a sopportare l''impatto. Mi spiacerebbe dover recuperare l''auto giù a Forno... L''eterno dramma del parcheggio, un dramma dai mille volti.C''è già un po'' di movimento qui intorno, anche se mancano ancora dieci minuti alle cinque. Partire da casa alle tre e mezza è stata un''esagerazione: il guaio è che non avevo un''idea precisa di quanto avrei impiegato a raggiungere Forno Canavese, né di quanto avrei tribolato, da lì, per scovare la frazione Milani. Rintracciare le frazioni può essere impresa improba, a volte. In effetti, in questo caso, avrebbe potuto essere così: da Forno Canavese, tocca arrampicarsi su per un buon numero di tornanti, prima di arrivare ai Milani, ed azzeccare almeno un paio di rotonde. Ma una buona organizzazione di gara si vede già da questo... All''ingresso di Forno, le indicazioni per il trail, insieme agli striscioni rossi dello sponsor, The North Face, non lasciavano dubbi sulla direzione da seguire; così alla prima, alla seconda rotonda e su per la salita. In quattro e quattr''otto sono arrivata fin qui.Il tendone bianco è già illuminato; provo ad avvicinarmi e fare capolino: alla peggio, sarò cacciata con ignominia. Invece no: Roberto, il boss dell''intera baracca, è già all''opera al banchetto della distribuzione dei pettorali. Lo riconosco, perché è lui a riconoscere me; del resto, ormai sono come la gramigna, spunto ovunque, quando so che c''è una corsa interessante da qualche parte... Sono famigerata!
Me ne torno alla Opel, a due passi dal tendone, con il pacco gara: dentro c''è il pettorale, il chip, una bella borraccia ed una maglietta tecnica entrambe a marchio The North Face. Ecco cosa significa avere la fortuna, o l''arguzia, o entrambe le doti, per conquistare l''attenzione di uno sponsor importante!
A questo punto, potrei anche provare a recuperare un po'' di sonno, visto che sono qui e manca un''ora e mezza al via. Mi stendo in auto, ma di dormire non c''è verso: i miei occhi seguono tutto ciò che si muove al chiaro dei fari che illuminano la piazza; i concorrenti che si avvicinano al tendone alla spicciolata, le mani dei volontari che s''ingegnano a comporre l''intelaiatura di un gazebo. Chissà la gioia degli abitanti della frazione... Tocca loro la sveglia anticipata, che piaccia o no. Una settantina di iscritti, se non ricordo male, con qualche nome illustre; ottima partenza per la prima edizione del Trail del Monte Soglio. 55Km e 3.100 m di dislivello: i numeri promettono bene. Veloce controllo del materiale obbligatorio, giacca, riserva d''acqua, e mi ritrovo in griglia, in paziente attesa del via. E'' ancora buio pesto e dubito che la situazione cambierà molto nei prossimi dieci minuti... Beh, pazienza, spero di riuscire a non sbagliare subito strada. Lo zainetto oggi è minuscolo: solo la giacca impermeabile, il miniportafoglio, il cellulare, rigorosamente spento, la busta dei medicinali e l''immancabile rotolo di papier de cul. Ah sì, anche qualche barretta. Del resto, dovrei cavarmela entro la giornata: e, se così non fosse, significherebbe che sono guai!Quattro parole con i concorrenti accanto a me; non mi sento per nulla tesa né agitata, sono tranquilla come un Buddha ed assonnata come un discotecaro che rincasa all''alba. Il conto alla rovescia per la partenza mi coglie di sorpresa, mentre scruto il cielo alla ricerca di un po'' di chiarore e trovo solo una marea di stelle. Via: venti metri di corsa e subito passo, perché la strada sale già. Poco asfalto, poi sentiero e strada sterrata: nel giro di due minuti, scompaiono tutti, o quasi, ed io rimango sola nel nulla eterno. In mezzo al bosco, fatico a mettere a fuoco il sentiero e, di conseguenza, non riesco a procedere con passo sicuro; addio alla speranza di poter seguire il percorso altrui. Bosco fitto e nero: mi sorpassa ancora una persona, faccio strada; ne resta dietro un''altra, ma non mi supera... E'' Roberto, che farà da scopa per il primo tratto di gara. Oh, benissimo, almeno avrò qualcuno con cui chiacchierare.L''altro concorrente che resta più o meno insieme a me è Riccardo, il responsabile della sponsorizzazione, in qualità di rappresentante della celebre marca di materiale da montagna: è al suo battesimo nella corsa in montagna; ha il sogno di finire la corsa... Ma guarda, proprio come me! Inutile dire che attacchiamo subito bottone; tanto, la nostra andatura e la pendenza, per ora non proibitiva, ce lo permette. Anzi: il tratto iniziale mi sembra un''unica, interminabile discesa, in mezzo a betulle, cespugli di rovi, prati, sentieri che sembrano tracciati adesso, apposta. In qualche punto, ci informa Roberto, è proprio così; il sentiero è stato riaperto e sistemato apposta per il trail, dopo anni ed anni di inutilizzo. Più avanti, però.
Dove posso, dove la traccia tende alla discesa ma dolce, corro: badando a non esagerare ed a non rischiare una caduta stupida, lavorando di bastoncini. Riccardo mi segue: ha deciso che per oggi sarò il suo riferimento, in virtù della mia "esperienza"... Beh, insomma: un po'' di esperienza sì, a questo punto credo di averla accumulata, ma davvero non mi sento in condizione di insegnare niente a nessuno! La lotta contro il tempo massimo non è esattamente la migliore strategia di gara possibile...Gli infiniti ghirigori in mezzo al bosco mi fanno perdere del tutto quel poco di orientamento che ho, ma è bellissimo camminare fendendo il tappeto di foglie secche con le punte delle scarpe, ritrovarsi di tanto in tanto sul naso una foglia depositata dolcemente lì dall''autunno che avanza. Riccardo segue, corre se io corro, cammina se cammino: a dire il vero, sono un po'' preoccupata, perché so bene che i tratti di corsa sono destinati a lasciare il segno sui miei muscoli, tutto sommato abbastanza allenati... Che succederà ai suoi? Vero è che Riccardo non è un novellino dello sport, tutt''altro: ma il sentiero non perdona...Perdiamo Roberto al primo punto di rifornimento con acqua: non so se questo sia anche il primo cancello orario, ma in fondo non ha grande importanza. L''orologio, come sempre, è strumento che non mi appartiene; finché nessuno mi cattura al lazo per riportarmi indietro, significa che sono in orario e posso proseguire. Quindi ancora avanti: ormai la luce del sole comincia a far sentire il proprio calore; si annuncia una giornata da abbondanti sudate, per la mia gioia!
Riccardo ed io ci rituffiamo in mezzo al bosco, l''occhio sempre attento a seguire le tracce di vernice rosa sulle pietre, sui tronchi, dovunque sia utile indicare il percorso. Salite brevi, secche, rampe che spezzano le gambe, ed altrettanto improvvise discese, ancora al riparo del fitto della vegetazione: del percorso che ci attende, per ora, s''intuisce poco o nulla.Riccardo ed io camminiamo di gran carriera, quando una voce ci richiama: "Ehi, io sono la scopa!". Un tornante sotto di noi, vediamo arrivare di corsa un signore che evidentemente ha qualche lustro più di me sul groppone... Ma ha gambe molto, molto più efficienti delle mie! "Ho aspettato al ristoro, pareva che dovessero esserci ancora due concorrenti dietro di voi, invece non era vero... Credevo che non vi avrei più raggiunti!". Cavoli, con quel passo lì, due lumache come noi le si acchiappa senza problemi. Scopriremo poi, chiacchierando, che il nostro custode si chiama Ettore, ha la bellezza di settant''anni – gliene avrei dati dieci di meno – e nella vita ha fatto più o meno di tutto: dalla corsa in montagna all''alpinismo, con una marea di salite illustri, ultima il Monte Bianco, e con la Punta Doufour già in canna per la prossima stagione. Come se non bastasse, ci trotta accanto senza fatica, eppure ha una gamba arricchita di svariati chiodi e placche... E l''altra che ha subito lo stesso trattamento qualche anno prima. Che personaggio! Ascoltare i suoi racconti mi fa perdere la nozione del luogo e del tempo. Poche cose mi attraggono più di un paesaggio ed un percorso affascinante: tra queste, una vita affascinante, come la sua. E narra d''aver cominciato a correre a trentotto anni... Guai se si fosse cimentato prima!Attraversiamo piccole frazioni e vigneti dall''aspetto un po'' patito; non riesco a trattenermi dal rubacchiare un grappolino d''uva... Ma, per tacitare la coscienza che protesta, scelgo il più piccolo e macilento che trovo. Di lì a poco, attingo per la prima volta della giornata alla mia riserva chimica. Già: la mezza maratona di venerdì sera, mi duole ammetterlo, ha lasciato il segno; i muscoli dei coscioni e dei polpacci sono tesi, danno fastidio; è quell''orrenda sensazione che, di lì a poco, si contraggano e si blocchino del tutto. Non so se questo possa accadere davvero, ma non ho alcuna voglia di far l''esperimento, non adesso: quindi, scavo convulsamente nel microzaino, ovvio senza fermarmi, e, dopo qualche peripezia, ne estraggo la bustina trasparente che contiene il mio corredo farmaceutico da corsa. Gli "aiutini", come li definisce qualche grillo parlante. Qualcuno che, a sentirmi dire che ricorro alla chimica per portare a termine le mie mattane, sia in gara che no, s''indigna, grida al doping ed esclama: "Eh ma così è facile!". Eh sì, caro il mio genio, così è proprio facile... Provaci tu, guarda, ti cedo il mio sacchettino magico; provaci tu, a prender pastiglie e poi mettere insieme altrettanti km, altrettanto dislivello, giorno dopo giorno. Poi, quando arrivi alla fine, ne riparliamo. Ma sì Gian, lascia perdere, il mondo è pieno di gente convinta di sapere cosa sia giusto e morale per gli altri; probabilmente non ha un concetto così chiaro per se stesso, ma questa è un''altra storia. Giù una capsula di Muscoril: meno di mezz''ora dopo, la vita mi sorride, soprattutto, le gambe si rilassano, anche se la salita di Belmonte mi costa un po'' di fatica in più, perché il cuoricino si "addormenta" per qualche tempo. Io di medicina non capisco nulla, ma si tratta di un farmaco che rilassa i muscoli e, per quanto ne so io, anche il cuore è un muscolo. Almeno, così mi pare di ricordare dai pochi, disastrosi studi di biologia delle scuole medie e superiori."Credo che si debba andare lassù", dico a Riccardo indicando una chiesetta bianca contro il cielo, sopra le nostre teste, approfittando dello squarcio di panorama che si vede mentre passiamo su strada asfaltata. Poi ci rituffiamo nel bosco e su per una salita ardua, ripida, ove i cartelli di legno indicano la "Via pedonale al Santuario di Belmonte". Bosco, terra e placche di roccia; pietroni enormi, tondeggianti, che mi ricordano un po'' le prese avvitate al muro nell''unica palestra di arrampicata che abbia mai frequentato, a Pollenzo: qui potrebbe essere posto da boulder! Riccardo è un po'' in affanno, silenzioso, ma segue. Pur essendo tutt''altro che pingue, è di corporatura robusta, alto; su per queste pendenze, invece, farebbe comodo somigliare ad attaccapanni ambulanti, ma non è il nostro caso. Spuntiamo in vetta, da buoni ultimi, tra gli applausi dei volontari del punto di controllo; gentilissimi come sono, mettono entusiasmo ed una parola di incoraggiamento proprio per tutti!Ripartiamo subito giù per la scalinata; poveretto, al mio collega non lascio nemmeno dieci secondi di tregua. D''altronde, per me è più che mai vero, nei trail, che chi si ferma è perduto: le gambe si inchiodano subito.
Una freccia disegnata su una pietra sembra indicare, al bivio, la direzione a sinistra: così pensiamo tutti, anche Ettore, la scopa. Solo che poi, cammina cammina, di segni colorati non de ne vede più; solo un tappeto di cocci di bottiglia, uno spettacolo barbaro, per decine di metri di sentiero, e ancora bosco, alberi che crescono con le radici conficcate tra due massi enormi, tanto da non capire come facciano a trarre il nutrimento e la stabilità. No, questa non può essere la strada giusta: probabilmente, la freccia è stata fatta su una pietra che poi la massa dei corridori ha mosso e spostato. Si torna indietro: Ettore di corsa, in avanscoperta; Riccardo ed io al passo, per conservare in noi ogni stilla di energia. Abbiamo da poco superato il km 20; ne mancano ancora 35; meglio non fare i furbi. Il nostro custode si cosparge il capo di cenere per l''errore; ma no, che importanza ha? Non saranno cinque minuti di ritardo a cambiare la vita ed il destino della gara...Al bivio, imbocchiamo questa volta la direzione giusta. Discesa: la attacchiamo di buona lena, giù di corsa e... In un attimo, senza nemmeno rendermene conto, mi ritrovo con il didietro a terra. Un secondo per realizzare cosa sia successo, mi rialzo, sento un gran bruciore alla mano sinistra: con orrore mi accorgo che, sentendomi scivolare, devo avere istintivamente buttato le mani indietro a parare il volo; peccato che la sinistra sia finita proprio di peso, il peso del corpo in caduta, sullo spuntone di una pianta recisa alla radice. Non ci voglio pensare, tiro dritto, riparto... Ma un attimo dopo, la mano è coperta di sangue. Cavolo che bel buco. A questa vista, le gambe vacillano. Non è il dolore, ma quello che in piemontese si chiama "sgiai"... Insomma, a me il sangue fa impressione! Mi abbatto a sedere per terra, mentre i miei due fidi compagni prendono in mano la situazione: Ettore estrae dallo zaino il cerotto e la valigetta del pronto soccorso; Riccardo rivela doti eccellenti di infermiere; in un attimo, mi ritrovo la mano fasciata come un salame. Efficientissimi! Se non altro, ora non sanguina più; al problema di disinfettarmi e valutare la necessità dei punti, penserò alla fine della gara, cioè tra sette o otto ore, non importa.Riprendo la marcia mangiando un po'' di miele per superare il senso di brivido e vertigine che mi dà la vista del sangue; la mano fa male, brucia, e reggersi sul bastoncino da qui in poi sarà un bel divertimento. Via, di corsa, s''è già perso anche troppo tempo, per colpa della mia imbecillità... Ancora una volta usciamo dal bosco e ci troviamo in quello che sembra un fondovalle, anche se non ho un''idea precisa di dove ci troviamo. Ettore indica una costruzione lassù, in alto, leggermente a sinistra; vedo una macchia bianca, dev''essere quella, la costruzione in località Mares. Mamma mia quanto sembra lontana: probabilmente, lo è sul serio.Si riprende a salire, alternando tratti molto ripidi su sentiero a percorso su strada sterrata. Finalmente, dopo venticinque km mal contati, le gambe sembrano voler entrare a regime: imbocco la salita di buon passo, anche se poi rischio un paio di volte di sbagliare strada. Per capire che c''è un sentiero, in alcuni punti, bisogna davvero lavorare di fantasia: una traccia impercettibile tra l''erba ed il fango. Nel momento in cui devio su uno dei miei percorsi immaginari, Riccardo passa avanti; correggo la traiettoria, seguo: è in quel momento, quando mi accorgo che trovo difficoltà a procedere ad un passo appena più lento di quello che terrei io, che scatta qualcosa. Il turbo... Anche se, nel mio caso, parlare di "turbo" fa un po'' ridere, un po'' tanto. Azzardo un complicato sorpasso e tento di allungare: non certo perché voglia lasciare Riccardo indietro, e ci mancherebbe, ma solo perché le gambe lo chiedono. Il sentiero ripido, tagliati alcuni tornanti della strada sterrata, ci si reimmette. E'' qui che il mio collega di sventure, con cui già un bel po'' di km fa si è discusso degli stratagemmi per evitare o limitare i dolori muscolari, attinge pure lui alla mia riserva chimica: ecco, lo sapevo, è un novizio ed io l''ho già traviato... Procedo al mio ritmo; raggiungo il punto di controllo poco oltre: cavoli, ma qui ci sono presidi ovunque! Questo trail ha mobilitato un vero e proprio esercito di persone... Cappella Bioletto: le bottiglie di vino ed i pentoloni non sono per noi, che corriamo, per regolamento, in semi-autosufficienza. Ci butto un occhio con languore, ma capisco subito che non c''è trippa per gatti. In compenso c''è la fontana. Pieno all''unica borraccia che mi è rimasta: l''altra l''ho ceduta al collega rimasto a secco, ma non è un problema; per fortuna non ho mai gran sete. Chiedo un pezzetto di nastro adesivo per fissare la fasciatura sulla mano: fantastico, c''è anche quello! Un bel pezzo di nastro nero e via, abile ed arruolata.Riparto di gran carriera mentre Ettore e Riccardo giungono alla fontanella: confesso che un po'' mi sento colpevole e carogna a lasciare indietro il novizio che si è fidato di me... Ma devo approfittare del momento positivo, i muscoli scalpitano!
Strada sterrata, sole finalmente caldo, caldissimo, anche perché qui la vegetazione si fa meno fitta. Pietre e sabbia chiara, tornanti, pendenza severa. Procedo a testa bassa, passo regolare, scaricando tutto il peso possibile sui bastoncini; non mi sfuggono, però, le more: le più belle valgono bene due secondi di pausa per raccoglierle ed incamerarle. Con mia grande sorpresa, raggiungo un altro corridore, poi un altro ancora: allora, anche questa volta, non ho sbagliato, quando, in partenza, esortavo Riccardo a non preoccuparsi: "Vedrai che, sulla salita, qualcuno lo acchiappiamo...". Qualche esitazione in corrispondenza di un bivio: in effetti, forse un paio di tacche di vernice in più non sarebbero state sgradite. Procedo qualche metro: "E'' giusto!", strillo ai due colleghi che seguono un po'' dubbiosi: poi riparto. Ancora salita: la pendenza si fa un po'' più dolce, il panorama si apre sull''intera vallata; intorno a me ora solo più rocce e prati. In effetti, tocca passare su un paio di cocuzzoli rocciosi; la costruzione in località San Bernardo di Mares, dove dovrei trovare il prossimo punto di ristoro, si vedeva un attimo fa, neppure troppo lontana, ma ora è sparita dietro le due piccole cime. Come sempre, non ho guardato l''altimetria con la dovuta attenzione, prima del via; però, se la salita più lunga nonché la vetta più alta è il Monte Soglio, direi che questa salita che sto percorrendo ora è appunto il Soglio. In effetti, adesso che ci penso, Ettore qualche ora fa ha detto che, dalla località Mares, il Soglio non dista più molto.Qui non si sale più molto; su e giù, su e giù, cosa che le mie gambe, offese e rancorose per l''affronto della mezza maratona, non gradiscono affatto. Chissà dove s''è nascosta la costruzione che avevo visto poc''anzi? Non ho capito cosa fosse, se un rifugio o una chiesetta; più probabile la seconda ipotesi, a giudicare dal nome. Ancora un lungo traverso in leggera salita, attraverso il pendio: lassù in alto spunta la sagoma di una persona; mi sa che ci sono quasi. Non che abbia bisogno di un punto di ristoro, ma è pur sempre una tappa intermedia.
Quando supero lo scalino di pietre, spunto su un pianoro: c''è un sacco di gente qui! E c''è il banchetto delle vettovaglie, dove, con somma goduria, ottengo non uno ma due bicchieri di Coca Cola dai due gentilissimi fanciulli che presidiano il tavolino. Acchiappo anche una crostatina ed un po'' di frutta secca, che sbocconcello poi lungo il sentiero. Ormai credo d''aver messo a fuoco il Monte Soglio: è quel panettone proprio davanti a me, spoglio e severo, incappucciato da minacciose nubi che salgono a gran velocità. Il sentiero, qui, procede quasi in piano e quasi in cresta; tira un vento dannato, gelido, che appiccica alla pelle la maglia bagnata. Ecco, lo sapevo: scommetto che lassù mi ritroverò immersa nella nebbia. Pazienza, non è che sia poi quel gran dramma, ma un raggio di sole sarebbe stato di conforto...Approfitto del sentiero pianeggiante per armeggiare un po'' con il mio bagaglio: indosso il gilet per riparare un po'' il torace e soprattutto la gola; mi maledico per aver lasciato a casa la bandana, che mi avrebbe protetto un po'' le orecchie; arraffo per la seconda volta la mia scorta chimica: speriamo che mezza bustina basti a far passare l''indolenzimento ai muscoli. Che piattola sono: quando sento che le gambe si induriscono, mi preoccupo, già mi vedo ferma su qualche sasso in preda ai dolori. Almeno, così, passa tutto e non ci penso più.
Un altro bivio dubbio: mi aiuta l''urlo di un escursionista, che ha già incontrato gli altri corridori e sa qual è la giusta direzione. Sempre dritto! Finché, dietro un costone della montagna, compare il Soglio in tutta la sua imponenza. Si intuiscono due sentieri che ne risalgono la cima; uno piega a destra e sale dolcemente, l''altro è una rampa perfettamente dritta di fronte a me. Inutile dire qual è l''itinerario corretto...Comincio la lunga arrampicata: occhio e croce, da qui saranno trecento metri di dislivello, anche se la vetta s''è già nascosta; ci sono troppo sotto. Però, un centinaio di metri sopra la mia testa, spuntano alcune sagome, minuscole e nere: di certo sono altri sorveglianti. Salgo a passi brevissimi, misurati, frequenti; pensavo peggio, in realtà: non è così mostruosamente ripido come si annunciava, questo sentiero, che più che un sentiero sembra il percorso da cui l''acqua cola verso valle. Mirtilli ovunque: ai più grossi e succosi lancio una caccia spietata, gara o non gara. Non credo d''averne lasciato indietro nemmeno uno!
La pendenza sostenuta e regolare mi rincuora; in quattro e quattr''otto passo in mezzo al piccolo gruppo di edifici in pietra. "Ancora centosettanta metri di dislivello e c''è il ristoro con bevande calde, su in cima". Perfetto: non nego che un the caldo mi farebbe davvero piacere. Fa freddo quassù, tra vento e microscopiche goccioline d''acqua strappate alle nuvole basse. Tutto grigio intorno, le nubi, le rocce, persino il prato. Là davanti, ancora un corridore: procede lentamente, poi si ferma, riparte; quando lo raggiungo, lo incoraggio, per capire se è tutto ok. Pare di sì; il problema sono i crampi.Ancora un po'' di pazienza e di passi; supero il cocuzzolo roccioso, spunto al di là: ecco la vallata, il tavolo del punto di ristoro. Anche qui c''è un vero e proprio spiegamento di forze, tutti pronti ed in piena attività, anche per le ultime ruote del carro come me. The caldo, che sollievo; ho i brividi quassù. E frutta secca, zucchero, cioccolato. "Siamo al km 36". Perfetto,questa sì che è una bella notizia, anche perché io ero convinta di essere più o meno al trentesimo. Discesa: su sentiero stretto e sconnesso, verso quel che resta di un gruppo di baite, poi tutto a sinistra. Sullo sfondo, una città, non so quale, ma molto lontana da qui. Attraverso i pascoli a zig zag, giù per questa rotaia di terra: vorrei provare a correre, accenno qualche passo più veloce, ma il ricordo del volo di qualche ora fa è ancora vivo, la mano pulsa e fa male; sarebbe opportuno, se possibile, evitare il bis. Lavoro di bastoncini, questa volta non per scaricare peso ma per soccorrere il mio precario equilibrio. Sotto una roccia, seduti in paziente attesa, altri due controllori; altri ancora, tre, più avanti. Il sentiero è ostico ancora per un lungo tratto: una tribolazione senza fine, per me che spesso devo fermarmi, studiare un momento il salto, appoggiare i bastoncini, muovermi con ogni cautela, neanche avessi scritto sulla schiena "Fragile – Maneggiare con cura". Mi sento un pachiderma. Di lì a poco, mi raggiunge e mi supera il corridore che ho sorpassato negli ultimi metri di salita al Soglio: va giù spedito, qualche centinaio di metri avanti a me. Procedo sotto gli occhi incuriositi delle mucche, implorando la fine dell''agonia, mentre giù a fondovalle si delineano più precise le sagome dei palazzi e delle strade in città. Quanti condominii... Non posso fare a meno di chiedermi se per caso abbiano bisogno di un amministratore!
Un colpo di tuono, lungo, cupo, mi riporta alla realtà: mi volto, guardo in su. La vetta del Soglio è stata inghiottita da una coltre di nubi dense, scure; non vorrei essere nei panni di chi arriva lassù adesso, né in quelli dei volontari che lassù ci devono proprio restare. Speriamo che il temporale non s''allarghi: beh, in ogni caso, se anche decidesse di farlo, ormai la Cima Coppi è alle spalle.Salti, asperità, roccette finiscono giù in una radura: si passa su una bella strada sterrata, dove finalmente posso correre anch''io. Infatti corro, anche se la mia corsa si risolve in un incedere appena appena più veloce della camminata, un po'' strascicato. Raggiungo il collega, di cui non conosco il nome: gli chiedo dei crampi, pare stia meglio, ma patisce un po'' la distanza. Dai, che a questo punto si arriva alla fine, con le unghie e con i denti! Intanto, arriviamo ad un tornante, dove la padrona della casa attigua ha allestito un meraviglioso ristoro fai da te: acqua di fonte, un''enorme caffettiera, un sacchetto di prelibati torcetti ed un po'' di zucchero. Come non rendere onore a tanta abbondanza? Il caffé, poi, è la mia vita... L''altro corridore decide di approfittare della sosta un po'' più a lungo; io ringrazio e riparto subito. Ancora un bel tratto di corsa lungo la strada, poi un bivio, anche qui presidiato da due persone. Se avessi contato i volontari incontrati finora, credo che avrei già superato il centinaio! Su quaranta km ad occhio e croce messi nel sacco fin qui, non è male, affatto.Passo accanto ad una fonte, mi sciacquo il viso; un signore intento a rivoltare l''erba tagliata nel prato mi chiede dove andrà a passare la gara: mi chiede di un mulino... Ma io casco dalle nuvole, non so nulla. Tutto quel che so è che, da qui, potrà mancare una quindicina di km. Ancora discesa, si torna in mezzo alla vegetazione. Incontro l''ennesimo presidio: uno degli assistenti mi chiede cos''abbia fatto al naso... Il naso? Perché, cos''ha il mio naso che non va? Porto le dita alla faccia: sanguina... Oh ma cavoli, possibile? Se continuo così, oggi finirò per aver bisogno di una trasfusione! Ringrazio Giancarlo – proprio così, è lui a notare l''omonimia – e tiro dritto, cercando di fermare il sangue e di ripulirmi alla bell''e meglio con un fazzoletto di carta e l''acqua della borraccia. Che strano: per me una cosa del genere è un caso più unico che raro... Da mettere insieme alla febbre alta della settimana appena passata, ai problemi de panza annessi e connessi? Avrò mica preso qualche brutta malattia? Eppure ultimamente ho imparato a guardare ma non toccare... E poi le analisi Fidas, tra l''altro recentissime, alla voce "malattie veneree" davano esiti negativissimi! Tiro dritto sorridendo... Occhio Gian, basta con le boiate, qui tocca fare attenzione, altrimenti voli. Il sentiero prende una pendenza a dire poco esagerata; in alcuni punti, in piedi non si può proprio restare: complice il fondo di terra morbida e friabilissima, l''unico modo per mantenere un minimo di equilibrio è poggiare la pianta del piede, di taglio, e lasciare che il corpo frani insieme al terriccio. Mentre mi destreggio malamente in simili evoluzioni, sento dal folto del bosco delle voci e qualche abbaio: qui l''assistenza è davvero capillare, c''è gente ovunque. Anche perché il sentiero, benché segnalato, non è sempre così intuibile.Vari smottamenti ed un paio di culate dopo, approdo ancora una volta ad una strada sterrata. Corricchio, attraverso un torrentello, mi fermo un attimo per dare una parvenza di umanità alla faccia; in corrispondenza di un bivio, incontro due corridori che vanno in senso inverso al mio: ma... Che succede? Uno dei volontari, a presidio del bivio, mi dice che devo proseguire a sinistra e che poi ripasserò qui, in questo stesso punto, arrivando da destra. Eppure io sento nitida la voce dell''altoparlante... Ma dove diavolo mi trovo? Che razza di giro mi tocca fare? Continuo a correre, ma in testa s''affollano mille pensieri angoscianti. Non è possibile: se l''arrivo è così vicino da sentirne le voci, significa che da qualche parte devo aver sbagliato strada; io sono sicura che, dopo il Soglio, il tragitto della gara prevede ancora una salita... Non capisco più nulla: solo più tardi, alla fine delle mie fatiche, mi renderò conto che in questo punto sono esattamente sopra la frazione Milani, ma che me ne sto allontanando per andare a percorrere ancora un anello, quello del Mulino Val. Ecco da dove spuntava il mulino a cui accennava il contadino...La discesa è infinita. La strada muore in un sentiero che attraversa il più fitto del fitto del bosco, tra ortiche, rovi e rami che pendono ovunque, graffiano la faccia; è buio e si sente solo il fragore del torrente. Poi, d''improvviso, alcune case: una frazione, persone lungo la strada che salutano ed incoraggiano. Ancora sentiero, e strada sterrata, ancora corsa: mi stupisco di quanto a lungo io riesca a reggere quest''andatura. Ormai è un po'' che trotto! E mi sento di averne ancora per macinare un bel po'' di strada, anche se, in un attimo di distrazione, a momenti mi spiaccico per terra, a dispetto della facilità elementare della strada sterrata.Bivio a destra, anche qui festa grande: un gruppo di anziani mi festeggia, mi incoraggia. "Dai che ci arrivi sicuro ai Milani!". Ci potete scommettere... Ormai, a questo punto, non mi ferma nemmeno una scarica di pallettoni da cinghiale! Tiro dritto con il sorriso che si allarga da un orecchio all''altro, quello che spunta quando sai che ormai ce l''hai fatta. Mangiucchio un pezzo di barretta: sopra la mia testa, sulla sinistra, sorge la torre di un mulino. E'' proprio un mulino a vento, come quelli che appaiono sulle fotografie dell''Olanda! Che bello!La salita riprende secca oltre il ponticello sul fiume; poco sentiero, solo per tagliare un paio di curve, e poi si sale su per la sterrata. Le ombre sono nette, lunghe; chissà che ora può essere? Non ne ho idea. Cammino e cammino: solo la fame, per ora, dà un po'' di noia. Sempre il solito errore: ho cominciato a mangiare troppo tardi, mentre avrei già dovuto pensarci prima, pur non avendo fame. Adesso, il meglio che io possa fare è attaccarmi al miele, per far passare la fiacca in fretta.
Con passo lento ma poca fatica, mi ritrovo proprio sotto il mulino: c''è un balconcino, una persona affacciata. Oltre la curva, un altro banchetto del ristoro: anche qui, volontari carichi di entusiasmo ed allegria a dire poco contagiosi. Coca Cola ed una crostatina: e meno male che il regolamento parlava di semi-autosufficienza! Qui ci rimpinzano come oche da foie-gras!Riparto con calma, per sbocconcellare la crostatina senza disperdere preziose briciole ovunque. Si sale ancora, sempre lungo la sterrata; intorno solo arbusti e cespugli. La terra bianca riverbera ancora la luce. Poi un lungo tratto pianeggiante e, sempre in lontananza, l''eco dell''altoparlante. Io ormai rinuncio a capire. Sembra vicinissimo... Ancora uno strappo in salita; raggiungo altri due concorrenti: un po'' stupiti per la mia foga, mi dicono che mancano sei chilometri. Sei chilometri... Ma è niente! Ancora sentiero, ancora leggero saliscendi: corro dovunque possibile, tanto ormai non ho più bisogno di conservare le forze e le gambe. Devo solo provvedere ad evitare di sfasciarmi un''altra volta. Raggiungo una cappella in mezzo alla vegetazione ora folta e verdissima, sempre più man mano che si scende; di qui il sentiero è strettissimo, tortuoso, un vero attentato al mio precario equilibrio. Nella foga, in qualche punto mi appoggio malamente al bastoncino con la mano sinistra... Una fitta, un paio di santi abbattuti con mira perfetta, sempre avanti. Quel maledetto altoparlante mi dà alla testa, giuro che se lo acchiappo lo sbriciolo! Ora sono nel folto del bosco e non vedo più nulla oltre ai pochi metri di sentiero davanti a me. Curve, discesine e strappi, ancora bivi. Incontro un paio di viandanti che mi chiedono quanta gente ci sia ancora dietro: se non ho sbagliato il conto, direi sei persone. D''improvviso mi ritrovo allo stesso crocevia che ho superato un po'' di tempo fa, non saprei dire quanto: ritrovo infatti lo stesso volontario. Un chilometro ancora ed è fatta: parto al trotto, anche se la prima blanda risalita smorza bruscamente il mio entusiasmo. Chissà che ora è. Tardo pomeriggio, di certo. Di gran carriera, supero altri due autoctoni, prodighi anche loro di applausi e complimenti: un attimo dopo, mi ritrovo sull''asfalto; poche decine di metri e posso dire che, anche per oggi, mi sono guadagnata la pagnotta. Anzi, non la pagnotta bensì il salamotto. Infatti, la medaglia di partecipazione consiste in un piccolo tagliere di legno a cui è legato un salamino. Ed anche questa è fatta: 11h 11'', leggo sul tabellone orario del cronometraggio. Una sfilza di numeri 1, sarà forse un presagio? Tiro un sospiro di sollievo: ho ingiustamente dubitato del freno a mano della Opel, che non s''è mossa dal punto in cui l''ho lasciata. Mi cambio alla bell''e meglio, mi asciugo: oggi, poi, cedo alla tentazione della pasta. Saggia decisione, perché il piattone che mi si materializza davanti agli occhi è ghiotto ed abbondante. Sparisce in un attimo, vittima della furia delle ganasce: poco ci manca che non mi spazzoli anche il piatto di plastica...Soddisfatta la voglia di una bella giornata, con un gioiellino di gara riuscita in modo eccellente benché si trattasse di una prima edizione; soddisfatto anche il bruto appetito, a suon di penne con un ottimo sugo, mi rimetto al volante e riparto, mentre ancora qualcuno arriva di corsa tra gli applausi della piccola ma festosa folla. Il salamino non lo mangerò io: tra un paio d''ore sarà da me, reduce da un giro in bici oltralpe, la ben nota idrovora genovese... Sono pronta a scommettere che gradirà!

 

 

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